Venerdì 26 Novembre 2010 21:26

la Storia ed il nostro Paese

Scritto da Maurizio Navarra

di Vincenzo Ribet

Anche se non proprio inosservati, i 150 anni di Unità d’Italia non paiono lasciare molte tracce nella vita del paese. Del resto quale messaggio rilevante  può incunearsi nei giornali  tra una maggioranza allo sbando, una opposizione condotta da guitti, ed escort che impazzano?

Eppure la Storia (in maiuscolo) del nostro paese almeno un messaggio di enorme importanza potrebbe regalarcelo: il senso dello Stato.

Se guardiamo cosa era l’Italia 150 anni or sono, in quel tempo l’idea stessa di costruire l’unità doveva realmente far accapponare la pelle: i territori del sud erano stati per secoli fedeli sudditi dei loro monarchi, dagli Angiò in poi, Firenze considerava sé stessa l’Italia, al massimo fino ai suoi sobborghi, non oltre. I monarchi sabaudi tra loro parlavano francese, e Milano già si considerava al di sopra di tutto il resto. Per non parlare dello Stato della Chiesa.

Eppure dei politici e dei governanti con una energia titanica hanno saputo gettare il seme per la nascita di un paese degno di entrare, da lì a poco,  nel novero delle potenze europee (cioè, allora, mondiali). Per spiegare come questo sia  avvenuto, forse uno degli elementi principali è che chi allora militava nella Pubblica amministrazione aveva un solo partito: il Partito dello Stato. E dovendo unificare tutto (Amministrazioni, eserciti, sistemi giuridici, trasporti e quant’altro) è facile comprendere quali immani difficoltà di trovarono a dover risolvere gli uomini che furono chiamati a costruire l’Italia.

Oggi forse, non siamo molto lontani dallo stato di dissoluzione di allora. Il paese è da ricostruire, un Destra che pareva forte ha ottenuto senza dubbio qualcosa, ma non è stata all’altezza della situazione. Fini e Carfagna non sono che due facce della stessa moneta.

La sinistra segue comici e giornalisti (Travaglio, Santoro e Grillo, ovviamente) i quali tranne un feroce antiberlusconismo, hanno poco da dire. Il partito dei Giudici è la negazione stessa del senso dello Stato.

Già al tempo della Rivoluzione francese diceva Couthon: “esistono due partiti estremisti: un partito di uomini di esagerati principi, e un partito di gente astuta, sottile, intrigante e soprattutto ambiziosa al massimo”

Che può fare quindi una realtà, piccola ma significativa come il Movimento?  Può portare il suo contributo come passione per la politica e riscoperta del Senso dello Stato. Questo è quanto il Team Giustizia si è impegnato a fare

Ma, quale definizione dare oggi di “politica”? Uno dei più grandi statisti che l’Italia abbia avuto dall’Unità sino ad oggi scriveva: “Io non credo vi sia altra politica se non quella di studiare il proprio paese nei suoi bisogni, nelle sue aspirazioni, nelle sue forze, e dare al paese ciò che gli occorre in quel dato momento” (Giovanni Giolitti  giugno 1906).

Non vogliamo aggiungere altro a quanto detto da Giolitti.

Vincenzo Ribet 26 novembre 2010

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