Lunedì 29 Novembre 2010 21:54

WikiLeaks

Scritto da Maurizio Navarra

di Maurizio Navarra

Silenzio. Poniamoci tutti ad analizzare in silenzio, direi in assorto raccoglimento, quanto Assange, quel birichino d'un hacker, è riuscito a catturare dagli archivi della diplomazia statunitense. Non voglio scendere nel dettaglio. Non ce la farei mai con una tale massa di documenti. Sono costretto a riassumere.

In estrema sintesi Berlusconi sarebbe: ''Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno'', un leader ''fisicamente e politicamente debole'' le cui ''frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza''. Il presidente russo Dmitri Medvedev ''farebbe la parte di Robin rispetto al Batman di Putin'', nonostante sia di rango maggiore. Vladimir Putin sarebbe definito ''alpha dog'', il maschio dominante, (una delle colorite espressioni contenute nei cablogrammi americani). La Russia ''sarebbe virtualmente uno Stato della mafia''. Gheddafi, il dittatore più longevo del mondo, userebbe il botox (un medicinale utilizzato per correggere le rughe in chirurgia estetica n.d.r) e sarebbe un vero ipocondriaco, farebbe filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori''.  Il presidente francese Nicolas Sarkozy sarebbe definito ''un imperatore senza vestiti''. La cancelliera tedesca Angela Merkel ''eviterebbe i rischi e sarebbe raramente creativa''. Il conservatore David Cameron, non godrebbe di grande considerazione alla Casa Bianca. Critiche sarebbero rivolte anche ai reali: almeno un esponente, il principe Andrea, avrebbe agito a volte ''in modo inopportuno''. Mahmud Ahmadinejad verrebbe definito ''il nuovo Hitler''. Hamid Karzai sarebbe ''ispirato dalla paranoia'' ed avrebbe un fratello poco raccomandabile. Il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-il, sarebbe "un vecchio tizio flaccido che avrebbe sofferto di traumi fisici e psicologici in seguito al suo ictus". Il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh "sarebbe sprezzante, annoiato e impaziente". Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, sarebbe definito "il vecchio pazzo". Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe "elegante e affascinante" ma non manterrebbe mai le sue promesse. Volutamente ho trasposto al condizionale tutto ciò che le agenzie riportano utilizzando l'indicativo.

Mi chiedo: e ci voleva l'occhiuta e potente diplomazia americana per mettere in fila una simile sequela di banalità? Da dove hanno preso, di grazia, le notizie questi solerti diplomatici americani? Forse hanno tanti "Monsieur Delapalisse" come fonti qualificate? Se costoro seguissero, per i fatti italiani, il sito di D'Agostino (Dagospia) avrebbero avuto senza dubbio informazioni migliori, più sapide e soprattutto più qualificate. E del resto chi lo può sapere, diavoli di diplomatici americani, quali mai siano le loro letture e le loro frequentazioni? La Clinton, fedele al suo ruolo, difende a spada tratta le Ambasciate ed il loro personale; Obama, secondo me, ci dovrebbe fare un pensierino. Tutti i buoni dollari spesi dal contribuente americano sarebbero dunque impiegati per raccogliere informazioni che sono più o meno alla portata di tutti? Meditate, lettori, meditate: noi occidentali abbiamo allora affidato le nostre sorti ad una vera congerie di sprovveduti. Altro che attentato al sistema diplomatico mondiale! Questa è una puntata straordinaria di "Dilettanti allo sbaraglio"!

E poi, c'è da chiedersi, quale sarà mai il livello del sistema di sicurezza americano se un qualsiasi biondo slavato di hacker può liberamente introdursi nei file del Dipartimento di Stato, rubare dati "sensibili" ed andarseli a vendere al migliore offerente? E si affidano a questi archivi così permeabili le vite dei soldati impiegati in rischiose missioni di guerra, le vite degli informatori e delle loro famiglie? Nei panni dell'amministrazione americana, qualcuno non identificato cerca anche di parare il colpo hackerando il sito di Wikileaks, mediterei una "vendetta, tremenda vendetta", ovviamente da applicare con i sistemi del WEB. Ma. Ovviamente non facendomi gli affari miei, qualcuno non dovrebbe pensare che la migliore sicurezza delle cose risiede più nella prevenzione che nella repressione? La prima norma di sicurezza che mi permetterei di dettare è quella che chi sa di poter essere colpito dovrebbe essere più prudente e proteggere meglio i propri apparati! E' chiaro, infine, che Assange ha fatto ciò che ha fatto per denaro e non "per dovere di informazione", i dati sono infatti stati venduti soltanto a quella parte dei media che ha messo mano al portafoglio. Resta ancora da verificare un piccolo corollario, e cioè nell'interesse di chi abbia realmente lavorato Assange.

 

Maurizio Navarra 30 novembre 2010

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