Martedì 07 Dicembre 2010 11:06

Cambiare sistema

Scritto da salvatorei

di Stelio W. Venceslai

C’è un fantasma che aleggia nel Paese, quello delle riforme. Se ne parla da qualche decennio e, addirittura, l’aggettivo riformista, chissà perché, viene spesso usato per indicate la sinistra od il centro sinistra, campioni invece della conservazione. Esiste addirittura un giornale che si chiama Il Riformista.
Ad ogni occasione, da circa trent’anni, si agita il problema della necessità delle riforme. Poi, passa il tempo, quasi mezzo secolo, e tutto torna come prima. Nel castello delle occasioni perdute ormai aleggia, a ricorrenze frequenti, questo fantasma delle riforme. Quando c’è una crisi, poi, praticamente ne parlano tutti.
Ma di riforme non se ne fa nessuna.
E’ come avere una macchina, per anni senza spendere una lira di manutenzione. Ora si stacca una guarnizione, ora si rompe una lucina all’interno del cruscotto, ora si sfregia la carrozzeria, non si cambia l’olio e non si aggiunge l’acqua allo spruzza vetri, si fa finta di niente, ed alla fine la macchina si ferma.
E’ ciò che accade al nostro Paese. Qui non si tratta più di cambiare governo o di fare nuove elezioni. Si deve cambiare sistema. Se non ci si rende conto di questa necessità perdiamo altro tempo in dibattiti sterili che rasentano il grottesco, in genere basati sul contrasto fra Berlusconi è un genio che non ci meritiamo e Berlusconi è persona inaffidabile , compromessa e che dovrebbe imparare a stare più zitto.
Invece parla, ed ogni volta dice spropositi. Poi dice che è stato male interpretato. Ed i gonzi d’intelletto continuano a discettare se è vero o non è vero. La situazione del Paese è quella che è: pessima. Ma siamo in buona compagnia, perché tutta l’Europa soffre. La crisi  finanziaria internazionale morde e morderà ancora. Fino a quando il sistema finanziario internazionale non sarà rigidamente messo alle strette, e l’America non se la sente di farlo, pochissimi si arricchiranno sulle disgrazie di molti.
Questo non è colpa di Berlusconi né dell’Unione europea né di Obama. E’ il sistema che va cambiato. Ma occorre la forza per cambiarlo e nessuno dei reggitori del mondo ce l’ha. Troppe elezioni incombono, troppi mass media chiacchierano, troppe tensioni scuotono il mondo. Nessuno se la sente di cavalcare l’impopolarità che gli deriverebbe dall’adozione di correttivi severi. La gente non li voterebbe.
L’Irlanda è in crisi. E’ il Paese che ha più di tutti sfruttato l’Europa. Ora ne paga lo scotto. E’ un Paese marginale, come Ungheria, Lituania e Portogallo. Ma lo sono anche Spagna ed Italia. Nessuno sa, realmente, come finirà questa storia. Ma noi la vediamo nelle nostre tasche sempre più miserabilmente vuote. E non si fa nulla, neppure quel poco che, a casa nostra, si potrebbe fare, e non si fa. Le riforme, appunto.
Occorre prendere atto che non si può né sognare né continuare ad illudersi che con le pezze a colori si possa ricucire lo strappo che la fine della guerra fredda e l’avvio della globalizzazione hanno inferto al sistema che conosciamo e che inutilmente cerchiamo di salvare.
Occorrono misure forti, severe, dolorose. Chi se la sente di adottarle? Nessuno. Il sistema cade a pezzi. Non c’è settore della vita civile italiana che non faccia acqua da tutte le parti. Tutti hanno ragione, nello loro fino ad ora comode cucce. Ma non può essere sempre così. Tutti hanno diritti, ma di doveri non si parla più. Gli scandali si succedono agli scandali, le accuse alle accuse. Ma tutti sono ancorati al conservatorismo più bieco. Atro che riforme!
Occorre cambiare sistema. Occorre una rivoluzione. I riti elettorali hanno fatto il loro tempo ed il sistema elettorale, almeno da noi, è una beffa al buon senso ed alla democrazia.
Ma se qualcuno ha il coraggio di dirlo nessuno muove un dito per cambiare.. Da tempo immemorabile abbiamo due Camere eguali ed inutili. Sono tutto d’accordo, da decenni; ma non si fa nulla. Abbiamo Istituzioni decrepite e fatiscenti. Non si può ristrutturare una casa che sta crollando. Occorre abbatterla e rifarla ex novo.
Dobbiamo cambiare radicalmente il sistema fiscale, quello sanitario e quello scolastico. Dobbiamo affrontare seriamente la questione del debito pubblico, che pesa come un macigno sulla nostra economia, dobbiamo salvare il salvabile, anche se sarà doloroso per tutti. Ci chiedono programmi seri, ma non sulle rovine della situazione esistente. Si deve pensare in modo nuovo, diverso, per un futuro che ci attende e che in gran parte, purtroppo, non dipende solo da noi.
Ancorati al conservatorismo della sinistra od alle velleità della destra attuale non andremo da nessuna parte: affonderemo lentamente.
Per questo occorre cambiare.

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