di Stelio W. Venceslai
C’è una grande incertezza nel Paese. Le incognite del futuro pesano sempre di più e la gente si chiede cosa accadrà e come darsi delle risposte. Finirà la crisi?
Non sempre le risposte sono positive. Ma qualcuna sì.
La crisi non è finita. Anzi, si sta aggravando sempre di più, specie in Europa. Gli alti e bassi della borsa sono significativi se si guarda alle fibrillazioni del mercato. La crisi irlandese è un segnale grave, dopo quello greco, tanto più grave in quanto l’Irlanda è il Paese che fin dalla sua entrata si è maggiormente avvantaggiato dell’Unione e più di tutti ha profittato d’investimenti esteri e di aiuti allo sviluppo.
Altri Paesi dell’Unione sono in situazione difficile: Ungheria. Lituania, Portogallo, ma sono piccoli Paesi. Con la Spagna e, magari, con l’Italia, la situazione può essere tragica. Dublino ha chiamato e Bruxelles ha risposto. Ma se chiameranno anche Lisbona o Madrid, rischia di crollare l’intero sistema dell’Euro che, sino ad ora, con qualche perdita, ci ha difeso dalle fluttuazioni monetarie.
La situazione italiana non è così grave come quella dei Paesi che abbiamo citato, ma è molto prossima a quella. Siamo al riparo, ci dicono, ma con che? Con le uscite spassose di Berlusconi o con le severe tirate di Tremonti? Non basta. Occorrono misure, interventi a favore dell’occupazione e delle imprese.
Se l’economia non riprende, il commercio declina. Se non si commercia non si vende. E se non si vende non si produce, non si dà reddito e non si occupa.
Queste sono idee elementari che qualunque studente d’economia conosce a menadito. Lo sanno e lo capiscono i nostri governanti? A giudizio di quel che fanno e che dicono, non ci pensano proprio. La risposta è che occorre stabilità. Forse è vero ed ora il sistema è instabile. Ma Berlusconi fino ad ora ha governato nella stabilità. Che cosa è accaduto? Nulla.
Il voto del 14 dicembre sembra l’annuncio del passaggio all’Anno Mille. Ma non è così.
Facciamo due ipotesi.
Berlusconi vincerà con quattro o dieci voti in più. Ma cosa cambierà? Nulla.
Berlusconi perde e subentra una crisi. Cosa accadrà? Tutti parleremo di elezioni, dei sondaggi e dei probabili risultati. Ma cosa accadrà, realmente, con un uovo Governo? Un altro libro dei sogni e forse nulla.
Gli elettori sono in bilico fra il nulla ed il forse nulla. Una bella alternativa.
L’unica cosa certa è che Tremonti chiede all’Europa l’istituzione del bond europeo, così da finanziare un Fondo per i salvataggi. Tradotto in parole semplici, chiede di indebitare l’Europa per pagare i debiti degli Stati. Così, circoleranno altri titoli in un sistema già inflazionato da titoli sporchi. Non che quelli europei tali siano, ma non è certo con un altro debito che si cancellano i debiti esistenti. Se ne fa solo uno più grande. Se questa è la misura risolutiva, è lecito avere qualche dubbio.
La critica è facile, ma i rimedi sono severi e costosi. In altri tempi Maynard Keynes fece lanciare una serie d’investimenti pubblici, a carattere infrastrutturale, che dettero ossigeno all’economia. E la ripresa ci fu. Non si vede nulla di simile all’orizzonte, né in Italia né in Europa.
Discettiamo sull’aumento del prezzo della benzina, sotto Natale. Aumenti sospetti. Ma quali poteri hanno le Autorità per intervenire? Nessuno. Una politica energetica vera è sempre mancata nel Paese, come tutte le altre.
Ad Agrigento l’acqua potabile è razionata. Nel 2010! Nessuno interviene per sanare la rete nazionale degli acquedotti.
Questo è un Paese che quando piove si rompono gli argini, si scatenano frane ed alluvioni, crollano edifici antichi e moderni e quando c’è il sole, invece, c’è subito la siccità. Quante cose si potrebbero fare per dare lavoro e ristrutturare il Paese! Ma nessuno le fa.
Ci dilettiamo sulla crescita del numero delle tonnellate di rifiuti che inondano Napoli e dintorni. Da 80.000 q siamo passati a 2.000 q. Ma non s’era detto che entro il 14 dicembre Berlusconi avrebbe spazzato tutto?
Parole, solo parole, senza un briciolo d’amore per questo nostro sventurato Paese.








