OBESITA’, UN’EMERGENZA SOCIALE CHE CREA NUOVI INVALIDI
Al 4^ Congresso della sezione regionale Sio – Lazio, la denuncia del presidente Cido. “E’ patologia cronica e invalidante, ma ancora non si approva la legge per riconoscerla. Colpa di un ritardo culturale”.
Viterbo, 10 dicembre – “L’obeso è un disabile a tutti gli effetti e iniziare a consideralo tale è un primo passo per la gestione di una invalidità contenibile”. Ad affermarlo è Angela Ferracci, presidente del Comitato italiano per i diritti delle persone affette da obesità e disturbi alimentari (Cido), che questa mattina ha partecipato al 4^ Congresso della sezione regionale Sio – Lazio (Società italiana di obesità), dal titolo “Emergenza obesità”. La condizione delle persone obese, le difficoltà quotidiane che trovano nelle piccole come nelle grandi cose, i problemi relazionali e quelli di salute, sono per lo più sconosciuti perché l’obeso “tende a nascondersi, si vergogna della sua condizione e vive la propria malattia come una peccato - denuncia Ferracci – colpa di un ritardo culturale che acceca anche le Istituzioni e che vede nell’obeso l’unico responsabile della propria condizione correlata solo a precise scelte personali”. Secondo il presidente Cido, per il 70% questa malattia è sicuramente da imputare ad un problema psicologico, per il 30% ha una componente genetica. “Non riconoscendo questa patologia come una malattia cronica e invalidante – prosegue Ferracci – i costi sociali saranno sempre più alti e sempre più a carico dell’obeso. In Italia, per capirci , ci sono solo due centri pubblici che sono addetti alla cura e alla riabilitazione, in Umbria e in Piemonte, gli altri sono centri privati accreditati. Ciò che accomuna entrambe le tipologie di strutture è l’accesso al ricovero che deve essere motivato da un evento acuto (emorragia, ictus o infarto). Diversamente il ricovero per il Sistema Sanitario Nazionale non è rimborsabile”. L’appello di Angela Ferracci, dunque, è rivolto in particolare alle Istituzioni: “Dal 2003 – dice - è ferma una proposta di legge presentata dal senatore Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato, e che prevede proprio il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e invalidante. Ma mentre le altre malattie vengono giustamente riconosciute, di questa non se ne parla, perché – spiega – le persone stesse che ne soffrono si vergognano al punto di non scendere in piazza per difendere i propri diritti. Secondo un recente studio dell’Istituto S.Anna di Pisa - conclude Ferracci – un giovane di 18 anni obeso costa, al SSN, 100 mila euro in più di un normopeso. Questo dato dovrebbe far riflettere sull’entità del problema”.
Comunicato Stampa Francesca Musacchio Agenzia DIRE








