di Stelio W. Venceslai
Il dopo voto parlamentare apre incognite ancora più desolanti.
Con tre voti di maggioranza alla Camera e trenta deputati impegnati in azioni di Governo, sarà difficile ottenere la maggioranza legislativa, anche se le sirene governative scodinzolano attorno all’UDC di Casini.
Casini è l’ago della bilancia, con i suoi deputati, ma non si deve dimenticare che la maggior parte dei suoi voti viene dalla Sicilia e che la Sicilia, recentemente, gli ha voltato la faccia. Se si andasse alle elezioni, perderebbe almeno la metà dei suoi. Cosa possa portare Casini al Governo, d’intelligenti azioni governative, è tutto da vedere. Finché ha potuto stare in mezzo è andato tutto bene. Quando s’ha da governare, occorre fare delle scelte. E lì cade l’asino.
Ma davvero Casini potrà compensare, almeno al momento, la perdita di Fini? Il carro vincente, alla lunga, non è Berlusconi. Il Premier ha vinto, ma ne esce con le ossa rotte. Potrà continuare a governare, ma per fare che? Quello che non s’è fatto in quasi tre anni, quando aveva la maggioranza assoluta? E se deve fare quelle riforme di cui tutti parlano senza farle mai, sarà davvero l’UDC ad essere l’elemento di rilancio e di stimolo per rinnovare il Paese?
Dopo la lunga e costosa stagione del centro sinistra s’è aperta quella del centro destra, con le stesse velleità e le stesse impotenze. Questa è una constatazione oggettiva che si evidenzia con il declino della nostra società, morale, sociale ed economico.
La destra truce di un tempo è stata aggiornata, riveduta, corretta e svenduta.
Fini è riuscito a fare di tutto, a rinnegare i suoi vecchi camerati, a farsi accogliere nel salotto buono della borghesia sinistra e dell’economia di stato, a distruggere Alleanza Nazionale imponendo una fusione con Forza Italia che nessuno auspicava, a farsi ricevere da Israele ed a strizzare l’occhio agli Arabi, a perdere i suoi colonnelli divenuti Ministri, a diventare la terza carica dello Stato per brigare contro Berlusconi, passando da una corrente in seno al PDL ad un’opposizione manifesta.
Dov’è la destra di un tempo? Sparita. Ciò che oggi si chiama confusamente centrodestra è un pot pourri di ex missini, ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti. Una DC nouvelle che con l’aggiunta di Cassini diventerà, forse la new DC. Non c’è dubbio che è un bel risultato. Cambiano le sigle ma i nomi restano sempre gli stessi.
Il fatto è che non c’è una religione civile, quella particolare attitudine dello spirito per cui un antico Romano non era un “romano de Roma”, ma s’identificava con la Repubblica o con l’Impero, molto più importanti della sua persona. Così oggi gli Americani dicono God bless America, ben sapendo che è l’America a tenere in piedi gli Americani.
L’Italia non ha una religione civile, ed è questo il suo più grave problema. Negli altri Paesi i singoli non sono migliori, ma sono convinti che ci sia qualcosa di più del loro particulare, per cui sono disposti a cedere il passo alla società in cui vivono, perché è più importante di loro, ed in essa si identificano. Nella vita sociale sussistono dei valori che vanno al di là degli interessi degli individui.
Nel nostro Paese, invece, questi valori sono scomparsi. I più sono dei furbi, che utilizzano in modo distorto le loro capacità, sbagliano bersaglio, non riconoscono il primato dell’oggettività ma solo la priorità di se stessi. Si può gravitare attorno ad una stella e fare sistema. Da noi, invece, il politico fa di sé una stella cui tutto attorno deve ruotare. Un insieme di individui intelligenti crea un sistema sociale, sta al passo con i tempi, antivede il futuro. Un insieme di furbi crea solo degrado e prospera nel caos, nella reciproca sopraffazione volta a depredare il bene comune.
Dov’è la politica? Dovremmo presentare una lista Onan for President, alle prossime elezioni. Sarebbe un segno almeno di verità per gli anni che ci attendono. Il riconoscimento della onanocrazia che siamo riusciti ad introdurre nel nostro sistema politico.








