di Stelio W. Venceslai
Il Governo va avanti, con tre voti alla Camera, ma il cavallo è bolso. Riecheggia parole vuote: stabilità, riforme, coerenza.
Non c’è mai stata stabilità: il governo è da sempre percorso da fibrillazioni e da uscite inopportune che alimentano polemiche e discredito.
Non c’è stata nessuna reale volontà di riforma, se non per ragioni strettamente personali. Velleità e chiacchiere.
Non c’è nessuna coerenza nella continuità. Si va avanti. Ma dove? In tutti i discorsi ed in tutte le campagne elettorali si va avanti. In realtà non si va da nessuna parte. Si sta fermi. Gli altri camminano. Noi siamo almeno dieci anni indietro.
Quanto durerà questo Governo? Fino a giugno? Con quali consensi reali nel Paese? Questo trascinìo di voti evita le elezioni ma rende irreparabile il dissenso. Il Governo non è stato mai forte ma da oggi è diventato debolissimo. Basterà un’influenzina da inverno freddo per farlo ricoverare.
Esiste realmente una volontà di governare oppure questo è solo un modo per continuare a stare seduti sulle poltrone ministeriali?
Il Natale degli Italiani si sta palesando piuttosto misero: pensioni scarse, bollette a valanga, tasse, assicurazioni, bolli auto e ratei di mutuo piovono a pioggia sul contribuente. Le risorse accantonate dal risparmiatore più indefesso del mondo stanno finendo. E quando la tredicesima sarà finita, quando le risorse saranno esaurite, cosa accadrà?
Il Governo ha una sola chance: quella d’imporre una ristrutturazione totale del sistema. Ma ne avrà la forza? O si cercherà di tirare a campare?
La crisi continua a mordere e non bastano gli artifizi di Tremonti per salvare il salvabile dietro lo schermo dell’Euro.
L’accanita personalizzazione della politica dell’opposizione è altrettanto colpevole. Non si vede luce. I nodi sono tutti al pettine: giustizia, fiscalità, sanità, investimenti. Non si fa nulla ma solo un gran parlare. Il giorno che Berlusconi, come un Noriega qualsiasi finisse davanti ai giudici, come auspica Di Pietro, forse avremo in cambio meno battute ma anche nessuna proposta.
L’opposizione chiede a gran voce occupazione e lavoro. Ha ragione. Ma come occupare, se le imprese non vendono e quindi non producono e quindi non investono? Qual è il nodo fondamentale dell’economia italiana? La perdita della competitività, per l’eccessivo costo lavoro e per l’entità degli oneri fiscali, parafiscali ed amministrativi.
É qui che occorre intervenire.
Defiscalizzare il lavoro, riformare radicalmente il Fisco, eliminare gli incentivi, investire nell’innovazione, dare una moratoria fiscale alle imprese. Ognuno di questi temi meriterebbe delle analisi molto Occorrerà fare dei sacrifici? Sì, ma per tutti, e per uno scopo serio.
Un ampio programma di lavori pubblici darebbe respiro all’economia. Altro che Ponte sullo Stretto! Con tutto quello che si è speso per progetti e per contro progetti, negli ultimi trent’anni, non uno, ma tre ponti si sarebbero fatti! Non serve gingillarsi con gli ecologisti del momento o con le ritrosie sospette delle varie Amministrazioni locali. Quando la barca affonda occorrono misure di emergenza. Se si va a picco e si affoga, poco importa se l’acqua è pura od inquinata. Si affoga lo stesso.
Noi, invece, se continua così, moriremo di chiacchiere.








