di Giorgio Prinzi
Se non siamo stati gli unici, siamo senza dubbio tra i pochissimi a livello mondiale ad avere scritto - già da anni - su una normale testata giornalistica che un eventuale attacco portato contro i siti nucleari militari iraniani avrebbe richiesto l’impiego di demolenti nucleari in quanto le pur potentissime demolenti convenzionali ad elevatissima penetrazione, in grado di penetrare spessori di decine di metri di roccia prima di deflagrare con una panoplia di effetti termici, meccanici e radiatici, non sarebbero in grado di danneggiare i laboratori militari allocati in profonde caverne nelle visceri delle montagne iraniane.
Una conferma della correttezza della nostra valutazione viene ora da uno dei tanti documenti, veri, falsi o taroccati che siano, resi pubblici da Wikileaks, sulla cui saga si è già espresso da par suo Maurizio Navarra, con la cui salace penna (tastiera) è impossibile competere. Per questo affronto l’argomento sotto altro profilo facendo riferimento a quanto riportato dal settimanale tedesco “'Der Spiegel”, secondo il quale il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un incontro a Roma dello scorso 6 febbraio con il Segretario alla Difesa Statunitense Robert Gates si sarebbe detto convinto che, qualora si sentisse seriamente minacciato, Israele potrebbe sferrare un attacco preventivo contro gli obiettivi nucleari e missilistici iraniani utilizzando anche ordigni nucleari. Il commento attribuito all’Ambasciata Usa di Roma “Berlusconi ha capito” sarebbe una conferma della correttezza della nostra analisi e di quella del Capo del Governo italiano, probabilmente fondata su fonti dirette a seguito di un suo viaggio in Israele pochi giorni prima dell’incontro con Gates. Da Wikileaks e dai commenti della stampa non si comprende che si tratterebbe di un uso tattico di ordigni nucleari demolenti contro installazioni in profonde caverne. Comunque la sola ipotesi di attacco atomico evoca scenari apocalittici.
Inoltre, questa ulteriore “indiscrezione” sembra indirettamente confermare la nostra più recente valutazione, illustrata in un articolo pubblicato da L’opinione delle Libertà lo scorso 3 dicembre 2010, sulle reali finalità della presumibilmente pilotata fuga di notizie tramite Wikileaks, che avevamo ritenuto essere proprio quelle di un’azione mediatica volta a scoraggiare l’Iran dal compiere gli ultimi decisivi passi nella realizzazione dell’arma atomica, al tempo stesso rendendo con enfasi di dominio pubblico uno scenario sinora confinato nelle “chiacchiere intorno al camino” di studiosi o cultori di questioni geostrategiche. Il punto di forza di questa strategia sarebbe quello di rendere esplicito ed evidente a Teheran che una eventuale azione militare non solo è stata approvata, ma addirittura è stata con insistenza richiesta, da importanti Paesi islamici che temono l’estroversa esuberanza del Presidente Mahmud Ahmadinejad, che ha più volte ostentato certezza nell’inviolabilità del territorio iraniano, facendo addirittura approntare enormi fosse comuni per non farsi cogliere impreparato dall’esigenza di dare sepoltura alle decine di migliaia di cadaveri di eventuali invasori fermati dalle armi iraniane.
Lo scenario purtroppo non sembra evolvere in senso positivo, perché se da un lato si alza la soglia del dissuasivo “mostrare bandiera” in qualche modo ufficializzando, sia pure con una supposta “fuga di notizie riservate”, l’ipotesi di un attacco preventivo con ordigni nucleari demolenti, dall’altro ci si mostra affatto intimoriti e si innalza la tensione diplomatica con la minaccia, sinora ritualmente contenuta dalla polizia, di un assalto alla sede diplomatica di Gran Bretagna, che si è espressa con slogan gridati contro Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele i cui servizi segreti sono stati accusati dalle Autorità iraniane di essere responsabili dell’eliminazione mirata di Majid Shahriari, una delle menti del programma nucleare militare, e della mancata eliminazione con omologhe modalità di Fereydun Abbassi, verosimilmente da noi ritenuto la mente guida per realizzare l’innesco di un probabile ordigno al plutonio che viene fatto brillare da un detonatore neutronico di cui elemento chiave è il tristemente famoso polonio 210, ad esempio ottenibile in fase gassosa sotto irraggiamento laser, tecnologia di cui Abbassi è esperto.
A rendere la manifestazione una ufficiosa presa di posizione governativa, diplomatica e militare, la presenza tra i manifestanti del Presidente della commissione Esteri Alaeddin Borujerdi e del Vicecapo di Stato Maggiore Interforze generale Massud Jazayeri, entrambi citati dall’agenzia Fars, che riporta loro dichiarazioni.
Ed ancora, perché la nuova “verità rilevata” avviene con un documento che riguarda il “dittatore di Bunga Bunga”, in precedenza ritratto quale “portavoce di Putin” interessato più agli aspetti affaristici delle relazioni internazionali che alle questioni di cui dovrebbe occuparsi uno statista? Perché appunto - è la nostra interpretazione - il caso Wikileaks è una fuga pilotata di notizie, in parte con finalità manipolative dell’opinione pubblica, in parte per lanciare messaggi in codice a governi e gruppi di potere, mescolando pettegolezzo, notizie ed analisi veritiere, informazione manipolata.
Per quanto riguarda l’Italia, c’è nello specifico da puntualizzare che con la sospensione della leva il nostro Paese si è dotato di uno strumento militare d’avanguardia, con professionisti estremamente preparati e motivati che possono disporre di mezzi e armi futuribili, tanto da venire acquistati sia dagli statunitensi che dai russi. Siamo diventati una potenza mondiale impegnata in azioni conflittuali di polizia militare, di portata più ampia di quello che il contenimento delle perdite che le dotazioni d’avanguardia hanno consentito, lascia supporre. Per questo il “caimano” o l’erroneamente sottovalutato ed irriso Silvio Berlusconi è diventato il tramite ed il garante della supremazia congiunta sull’Europa di Washington e Mosca, il leader europeo cardine per le due superpotenze non più contrapposte ma “superpartner”, per usare la nuova terminologia di Obama, puntualizzata e spiegata in una sezione dedicata del recente vertice Nato di Lisbona.
Questo è per noi italiani anche motivo di crescente preoccupazione perché ci espone come potenza globale “dominante”, attiva nell’imporre l’ordine mondiale dei pochi decisori in grado di farlo. Infatti, nell’ipotesi di crisi conflittuale con l’Iran verrebbe a trovarsi esposto in prima linea il Contingente italiano in Libano, che le pilotate “indiscrezioni” di Wikileaks lasciano, sia pure senza esplicitamente affermarlo, a tal punto supporre possa venire impegnato a sostegno delle forze armate di Israele in caso di ostilità nell’area dove l’influenza dell’Iran su Libano e Siria si è radicata tanto da fare ritenere questi Paesi alleati e cobelligeranti in caso di aperto conflitto in armi. Questo perché, come al contrario lasciano erroneamente intendere le “indiscrezioni” di Wikileaks, Israele non è in grado di affrontare da solo l’apertura delle ostilità con l’Iran. Un suo attacco preventivo non potrebbe avvenire senza l’esplicito assenso statunitense e con il pieno appoggio militare sul campo, in caso di reazione ad ampio spettro dell’Iran, degli Stati Uniti e dei suoi alleati più stretti, tra cui appunto l’Italia tra l’altro già presente in forze nell’area.
Perora prendiamo atto che Silvio Berlusconi ipotizzando un attacco preventivo persino con armi nucleari ha dimostrato, secondo l’Ambasciata Usa di Roma, di avere capito.
Giorgio Prinzi








