di Maurizio Navarra
Il rischio è la deriva verso l'umiliazione del capace "immorale" e l'esaltazione del "bigotto" incapace.
La vicenda che ha coinvolto Dino Boffo, Direttore del quotidiano cattolico “l’Avvenire”, appare chiusa dalle dimissioni dell’interessato presentate al Cardinale Bagnasco. Una pietra tombale sulla vicenda, una decisione consequenziale ed inevitabile dopo le polemiche avvampate su tutta la stampa, nazionale e non, da una settimana.
Boffo è stato additato alla pubblica opinione come un disturbatore, come una persona di dubbia moralità. Siamo oramai abituati, o forse si dovrebbe utilizzare l’aggettivo “rassegnati” che meglio potrebbe indicare la reazione di tutti, a questi processi tanto mediatici quanto sommari. Una persona, sulla base di notizie vere o presuntivamente vere, non interessa, viene di fatto messa ai ceppi ed esposta alla pubblica gogna: tutti sono a questo punto autorizzati a lanciare lordure contro chi, ci si provi a vederla sotto questo punto di vista, non ha nessuna possibilità di difesa.
Personalmente, se Boffo sia stato un disturbatore poco me ne importa. Ammettiamo, per assurdo, che tutto quanto è stato detto, argomentato, lasciato trapelare, arzigogolato cercando di suscitare determinate prurigini, su questa persona sia vero e sacrosanto, codificato e autenticato dalla scelta di patteggiare davanti la giustizia. Ebbene non so cosa pensi chi mi legge: io mi auguro che i miei pochi lettori abbiano la mia stessa reazione di fastidio. Chiarisco. Non me ne importa nulla che, udite udite, niente di meno che un “disturbatore” ufficiale sia stato messo a dirigere un quotidiano cattolico. Non me ne importa nulla se questa persona attraverso i suoi articoli avesse per ipotesi deciso di apparire, malgrado il suo “precedente”, come il più intransigente e seccante dei moralizzatori. Semplicemente sono infastidito da questo modo di utilizzare la notizia come il coltello a serramanico che saltava inevitabilmente in mano, nel passato, a chi rimaneva coinvolto a torto o ragione in una lite da osteria.
Un momento. Chi tirava fuori il coltello in osteria aveva, forse, delle giustificanti. La sua ignoranza, prima di tutto; magari una provocazione o una parola che l’avvinazzamento rendevano estremamente gravi e compromissorie dell’onore personale … nel codice d’onore non scritto, ma praticato per il rischio di essere bollato come “infame”, l’avversario veniva di fatto sfidato e messo nelle condizioni di difendersi o arrendersi. Per il caso Boffo la fattispecie appare estremamente diversa. Non c’è la casualità dell’evento, non c’è neppure la grave provocazione, non c’è la difesa dell’onore compromesso. Rimane solo la coltellata che Feltri ha vibrato, sembra a freddo, contro un collega che non lo aveva mai attaccato a livello personale.
A questo punto occorre tentare di capire. Capire cosa e chi abbia di fatto “armato”, o meglio abbia fatto divenire coltello Feltri, e perché. L’analisi dei fatti è sin troppo semplice. Scontata. Tutti conoscono Feltri e la sua preparazione professionale di giornalista. Tutti conoscono che recentemente questo professionista della carta stampata è stato di fatto trasferito da “Libero” a “il Giornale”. Tutti intuiscono che dietro questo trasferimento sia stata assegnata a Feltri dalla proprietà una “mission” particolare che il giornalista, ovviamente, disciplinatamente esegue. Il primo attacco è stato mosso a De Benedetti rispolverando letteralmente un suo “commercio con lo dimonio” perché avrebbe fatto manovre commerciali, diciamo ardite, con l’Unione Sovietica, Muro di Berlino e Cortina di Ferro operante. Il secondo attacco, ovviamente, non è diretto a Boffo. Non può essere diretto a Boffo che, con il suo quotidiano cattolico “l’Avvenire” (mi si perdoni) non poteva apparire un nemico degno di sfida. L’attacco appare diretto, e senza mezzi termini, alla CEI e soprattutto al Cardinale Bagnasco. È questa un’analisi che mi scuso di aver proposto in quanto talmente ovvia da farmi fare la figura di nuovo Messieur de Lapalisse. Il Cardinale e la CEI sono dunque percepiti da qualcuno come un pericolo? Si vuole accentuare la laicità di questo Governo oppure si è inteso soltanto lanciare un avvertimento “pesante”? Il “mistero Boffo” deve ancora dipanarsi e trovare una chiara soluzione.
Non condivido questi sistemi che mi appaiono veramente barbari, violenti e fortemente immotivati. Maneggiare queste notizie veramente “sporca le mani” e indica senza ombra di dubbio il livello etico di chi le pubblica. Le guerre sono guerre. Anche le guerre, però, hanno regole e perfino un’etica. Ancora oggi, a distanza di decenni, l’attacco giapponese a Pearl Harbour è infatti giudicato una macchia sull’onore del Giappone.
Maurizio Navarra
Roma: sabato 5 settembre 2009








