di Maurizio Navarra
Sono di religione cattolica e sono praticante, non posso però essere definito un "integralista" (ce ne sono parecchi anche tra noi cattolici) perché tale modalità di vivere la religione è per me lontana dalla mia formazione culturale e di vita. Allo stesso modo la mia formazione mi impedisce di assumere atteggiamenti di intolleranza preconcetta nei confronti di chiunque popoli questa nostra piccola terra, qualsiasi credo abbia scelto, qualsiasi ideale persegua. Non sono e non mi considero una eccezione in quanto la mia formazione di base mi accomuna a molti, moltissimi europei. Un modo di vivere la mia vita, in sintesi, impostato su quei valori di libertà nei quali sono nato e cresciuto.
Recenti, recentissimi, accadimenti , però, mi hanno seriamente preoccupato ed indotto a riflettere e scrivere su un argomento che potremmo definire spinoso. L'attacco alla Chiesa Copta di Alessandria d'Egitto non è purtroppo il gesto isolato di un folle, è piuttosto un inquietante campanello d'allarme, un gesto che ha radici profonde, è un'azione che proviene da un brodo di cultura all'interno del quale la violenza e l'intolleranza sono elementi portati a bollore intenso da un modo di vivere la propria vita religiosa lontanissimo dal nostro modo di pensare. La cartina di tornasole da me utilizzata per comprendere la radice di questa strage sta nella reazione alla parola di pace pronunciata da Benedetto XVI. “Un vile gesto di morte”. Così papa Benedetto XVI, durante l’Angelus in piazza San Pietro, ha obiettivamente definito la strage di Alessandria d’Egitto. La parola di Dio, qualunque sia la fede professata, non deve e non può essere parola di morte. La reazione a queste parole dell’imam di Al Azhar, sceicco Ahmed Al Tayeb, una della massime figure dell’Islam, appare a me difficilmente comprensibile. Per l’imam le parole del Papa rappresentano un intervento “inaccettabile negli affari dell’Egitto”. E rincara l'accusa: Benedetto XVI ha “una visione sbilanciata su musulmani e cristiani che rischiano di essere uccisi in tutto il mondo”.
Ho amici cari di religione islamica, islamici praticanti ed osservanti, persone che hanno sempre asserito come la tolleranza è la bandiera dell'Islam e che il Corano non contiene incitamento alla violenza. Ho ovviamente sostenuto dalla mia parte che gli stessi contenuti sono anche nel Vangelo. Abbiamo perfino scherzato sul concetto di "guerra santa", utilizzato sia dai cristiani che dagli islamici, ed abbiamo convenuto che tale terminologia - contraddittoria negli stessi termini in quanto la guerra non può contenere nulla di "santo"- doveva oramai rimanere sepolta dalla polvere della storia, confinata in un'epoca nella quale si faceva facilmente leva sull'ignoranza della gente.
Ora l'attentato ai copti di Alessandria, purtroppo l'ultimo di una lunghissima serie commesso contro chi nel mondo professa la religione cristiana, fa sorgere dubbi o per lo meno suscita allarme in quanto abbastanza chiaramente lascia trasparire la presenza di un insidioso disegno che potrebbe avere la finalità di cancellare la presenza cristiana nei Paesi governati dall'Islam. E' accaduto già in altri tempi. Non dimentichiamo, ad esempio, che la Turchia, oggi interamente islamica, è stata la vera culla del nascente cristianesimo.
Maurizio Navarra 4 gennaio 2011








