di Maurizio Navarra
Ho già definito, commentando una recente "manifestazione" che aveva di fatto messo a ferro e fuoco il centro di Roma, coloro che erano scesi in piazza "figli di nessuno". Questa definizione per significare come tutti si sono affrettati a prendere le distanze dagli eclatanti episodi di violenza che sono immediatamente apparsi obiettivamente eccessivi, anche se poi - nel fatto - alcuni politici hanno teso a giustificarli asserendo che i giovani manifestanti avevano agito in quel modo per significare l'estrema insicurezza sulla possibilità di avere realmente un concreto futuro. Un tentativo di "cavalcare comunque la tigre" è stato evidente quando la sinistra ha lanciato a caldo l'accusa pesante della presenza nella manifestazione di "infiltrati" (ovviamente delle Forze dell'Ordine e quindi su incarico del Governo) che avrebbero provocato artatamente la violenza: un'ipotesi assurda, immediatamente smentita dai fatti obiettivi subito accertati. La "laevitas" con la quale la Magistratura ha affrontato il problema ha fatto sorgere non poche perplessità; per il cittadino vittima di violenze, infatti, sta divenendo un fatto incresciosamente abituale vedere andare pressoché impunito l'autore del crimine commesso a suo danno.
Vale la pena tornare sull'argomento descritto in premessa per un approfondimento che provi a fornire qualche spunto di riflessione ed analisi, in sintesi fare un tentativo di comprendere meglio questo "brivido di contestazione" che ha fatto gridare molti, anche autorevoli, commentatori alla riproposizione di un nuovo '68. Sta di fatto che, sempre più spesso nel recente periodo di tempo, si ha occasione di conoscere attraverso i media episodi di contestazione prevalentemente giovanile; tutte manifestazioni a prima vista incontrollate, di varia natura ed origine, che spesso hanno attitudine a sfociare in episodi di violenza talvolta non facilmente contenuti o repressi dalle Forze dell'Ordine. Ora è la cosiddetta "tifoseria" di qualche squadra, ora sono studenti esasperati dall'aumento dei costi dell'istruzione, ora sono i giovani che contestano la lievitazione incontrollata dei prezzi per i beni di prima necessità, ora sono gli studenti che hanno difficoltà a comprendere una riforma del sistema istruzione, ora sono gruppi neorazzisti che si oppongono all'immigrazione. Ritenere che tutto ciò accada casualmente, ovvero per una forma di coincidenza di influssi astrali (ho sentito tra le altre anche questa ipotesi) non mi appare ipotesi congrua e percorribile da un'analisi corretta.
I giovani, per loro natura contestatori in quanto desiderosi di vincere sul passato e proporre il nuovo, sono per questo motivo maggiormente sensibili a percepire "parole d'ordine" che tentano destabilizzazione. Protagonisti i giovani, la Storia è costellata di disillusioni, sangue e, non da ultimo, nette ed esaltanti vittorie derivanti da queste spinte destabilizzanti. La Storia e la dottrina insegnano, è fissato nei fatti, che quando il progresso civile o scientifico innesta "rivoluzioni" nessuno è mai stato in grado di arginarle o venirne a capo. Il problema non è quindi la repressione, ma al contrario è il riuscire a comprendere per tempo questi veri e propri "tsunami" allo scopo non di impedirli, ma di contenerli e ridurne quindi gli impatti.
A mio parere, quando i "brividi di contestazione" giovanile sono così diffusi ed estesi come oggi accade, qualcosa sta veramente cambiando, e questo qualcosa segnerà profondamente il domani. L'input che innesca i cambiamenti, come al solito, ha natura economica. Il sistema economico, per sua natura basato sull'analisi strategica, ha immediatamente avvertito le contratture del cambiamento ed ha reagito tentando di espellere velocemente i veleni percepiti e creare antitossine. Il tentativo di allargare i mercati, di abbattere tutte le barriere poste a difesa di interessi locali, contrabbandato come sistema di facilitazione delle economie più disastrate, ha allargato in realtà ancor di più la "forchetta" tra sistemi ricchi e sistemi poveri e va, a mio avviso, inteso come un tentativo estremo di autoconservazione del sistema finanziario che oggi governa il mondo e che non ha alcuna intenzione di cederne il controllo. Semplicemente, l'economia dovrebbe, al contrario, cercare nuovi equilibri e non più accettare che la minoranza benestante del mondo assorba la maggioranza delle risorse costringendo alla fame la maggioranza più povera. Il "brivido" potrebbe provenire, in conclusione, dal fatto che i giovani avvertono il pericolo che il sistema tenterà con ogni mezzo di non "pagare il conto" o pagarlo il meno possibile: ovviamente sulla pelle della gente. Una storia vecchia come il mondo.
Le famiglie, soprattutto quelle giovani ed in formazione, oramai navigano a vista, costrette dalla precarietà di tutto ciò che le circonda. Quando questa generazione sarà privata, la natura ha un suo corso implacabile, dell'appoggio dei "vecchi" ritrovandosi sola a fronteggiare la vita, si farà un "salto in basso" che farà rompere la gambe a molta, troppa gente. La parabola del "miracolo economico" è alla conclusione. Ultima nuvola minacciosa su casa nostra la vertenza Fiat che qualcuno tenta di esorcizzare chiamando "Marpionne" l'attuale Amministratore Delegato della Fiat il quale, pur se in modo assolutamente non disinteressato, offre lavoro in cambio di qualche "privilegio" (voglio sottolineare questa parola per significare che definisco forse inappropriatamente con questo termine lessicale ciò che è stato ottenuto in decenni di lotta sindacale). Chi voterà a favore dell'accordo ingoierà amaro in quanto rinunciare a qualcosa è sempre difficile. Il problema reale è che altri "bocconi amari" saremo tutti costretti a mandare giù nel settore pensionistico, in quello assistenziale, nella sanità. Il fiume placido, che ci consentiva una navigazione piana e senza troppa fatica, comincia ad aumentare la sua corrente e lascia comprendere che ci saranno da affrontare le rapide. Occorre un timoniere saldo, esperto e disincantato; occorre che chi sa rendersi utile si mobiliti e faccia la sua parte senza remore e paure.
Maurizio Navarra








