Lunedì 24 Gennaio 2011 23:19

Fiat. Finalmente aria fresca

Scritto da Maurizio Navarra

di Temistocle Sidoti

La Fiat torna a fare il suo mestiere, cioè guadagnare per sé ed i suoi dipendenti, senza essere a traino dello stato.

Era il 1976 ed ero Direttore alla Fiat della Magliana a Roma,stabilimento di 1250 dipendenti per la vendita ed assistenza di vetture e camion Fiat ed Iveco e a quel momento l'Azienda era in difficoltà economiche.

Siamo stati costretti a rivolgerci ai nostri concessionari per poter pagare i dipendenti: si riuscì a superare l'impasse con l'aiuto non disinteressato di personaggi che s'erano ingrassati per generazioni (con le ricche provvigioni di vendita).

Com'era possibile?

In verità, più volte dopo il '70, la Fiat avrebbe dovuto portare i libri in tribunale, era in crisi ricorrente che si ripeteva puntualmente ogni 3/5 anni.

Ma come si evitò di chiudere i cancelli di Mirafiori?

Intervenne la politica a dare ossigeno all'azienda!

In un Paese normale, la Fiat avrebbe dovuto portare i libri in tribunale affrontando di volta in volta le conseguenze di un pericoloso dramma sociale.

Ma intervenne a più riprese Prodi come Presidente dell'IRI, regalando alla Fiat l'Alfa Romeo (invece di venderla alla Ford) ed inventandosi pure la "rottamazione" che tutt'ora funziona da cassa di compensazione nei momenti di crisi.

Ecco che ora arriva Marchionne che dice che un'Azienda "viva" deve fare quattrini e non bruciarli!

Questa è musica per qualsiasi benpensante con la testa sulle spalle (e quanto mi dispiace essere in pensione,avrei lavorato con un capo come Marchionne come ho lavorato diretto di Ghidella).

Marchionne cancella la figura di Agnelli, la ridimensiona e ne fa emergere i limiti; Agnelli lasciò un'impresa fragile che sopravviveva grazie ai soldi pubblici; alla sua morte lasciò l'Azienda sull'orlo del fallimento e schiava della politica; aveva un rapporto invidiabile con Lama che avrebbe dovuto essere suo mortale nemico.

Io sono testimone del clima terribile dell'autunno sindacale del '68 quando occupazioni e scioperi furono tollerati invece di contrastarli a muso duro.

Marchionne invece ha capito che al sindacato piace un'Azienda cedevole perché gli dà importanza e lustro e pure ai politici piace perché gli dà meno grane.

Marchionne ha scelto la strada dei conti che debbono tornare per il bene dell'Azienda: per questo è criticato e demonizzato, dal sindacato e dalla politica.

A mio parere,Marchionne è sulla strada giusta e non deve abbandonare il timone neanche per un istante, mantenendolo sempre dritto (e noi italiani gliene dobbiamo essere grati).

 

Temistocle Sidoti, 24 gennaio 2011

Continua in questa categoria: Manovra coesa e patrimoniale invisa. »

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