Nell'incessante, cupo ed ininterrotto ronzio della comunicazione che oggi affligge quotidianamente la nostra vita, un momento di riflessione da cogliere nel silenzio che soltanto un cuore grande è capace di ottenere (Red)
Di Salvatore Giuliano Franco
“In un’epoca che vede statuito il diritto alla felicità, che pone come primo obiettivo dell’uomo il benessere, che prevede l’allevamento di esseri umani per fornire organi di ricambio ad altri esseri umani, che già consente di operare scelte mirate nella costruzione di figli rielaborati in officine mediche, che già ha dato alla donna il diritto di vita e di morte, condizionando così pesantemente il divenire della nostra stessa specie, epoca che non dà ad ogni concepito, l’uno dall’altro dissimile, la possibilità d’essere e di riconoscersi in un io unico e irripetibile e, forse, immortale, ebbene, è proprio in questa epoca di scatenato edonismo che va riaffermato, con forza, il diritto alla sofferenza.
Non c’è crescita senza contrasto: il seme scava, con le sue radici, la durezza del suolo; il tronco e i rami combattono contro il vento e il fulmine; le foglie conoscono la caduta e l’oro dell’autunno; l’umanità ha coscienza della vita perché convive, ogni istante, con la morte.
Oriana Fallaci combatte ogni giorno il suo male con le parole, che sono insieme storia, filosofia, poesia.
Leopardi, incompreso e minato nella salute, sublimò i suoi mali nell’Infinito.
L’Alighieri soffrì l’esilio e forse la fame.
Beethoven ebbe genitori e fratelli ai quali nessuna officina medica avrebbe consentito di vivere, e visse una vita travagliata ed infelice.
Mozart era piccolo, bruttino, magro e pallido: sempre in cerca d‘amore e simpatia da bambino, nevrotico e sregolato da adulto. Morì appena ultimato il Requiem, che credeva di aver scritto proprio per sé.
E, se andiamo a ben guardare, all’origine dell’arte e della genialità troveremo sempre uno stretto rapporto con il dolore.
Ne ha dato testimonianza, per tutti, la Kahlo, impietosamente chiamata “Frida gambadilegno”, segnata dalla poliomielite ad appena sei anni e che seppe trasfigurare in arte tutte le successive sofferenze della sua breve vita.
Una umanità di genti alte, belle, forti, massificate per cultura ed aspirazioni, con il piacere quale scopo principe, piacere personale, senza amore perché incapaci di sacrificio, senza odio perché è l’antipodo dell’amore, forse drogate per noia: è questo che ci riserva il futuro predicato da tanti Pannella e sulle pagine dell’Unità.
Le nostre galline una volta covavano le proprie uova, oggi non più, la selezione genetica ha eliminato lo stimolo alla cova come una malattia orrenda.
Così potrebbe avvenire per la specie umana.
Perché partorire con dolore? Perché avere figli imperfetti? Perché non generarli a comando e con il seme di individui alla moda? Perché non avere tutti gli organi di ricambio per il mio corpo, coltivati su esseri clonati? Perché, superando i problemi del rigetto, non farmi innestare gambe da calciatore e braccia da trapezista?
L’ Uomo Nuovo può oggi ben più del Vecchio Dio.
E’ quello che lasciano intendere le Hawk e le Prestigiacomo, le Montalcini e le Ferilli, e i Veronesi, i don Gallo e gli Antinori, le Pollastrini e i Pecoraro, tutti saltuariamente supportati da un coerentissimo Fini.
E non li sfiora nemmeno il dubbio che il ventre della donna potrebbe domani diventare il vaso di Pandora.
Dicono che amano la donna, ma anche il lenone ama le sue vittime e il dott. Frankestein la sua creatura.
Io voglio essere afflitto da tutte le imperfezioni e i mali che ho e che conosco e che mi appartengono e mi hanno fatto quello che sono, ed essere dolente per tutti i mali degli altri, che sono anche stupidità, presunzione, egoismo.
Ricordo con amore i miei genitori imperfetti, amo le mie figlie imperfette, stravedo per una moglie imperfetta, che cento volte, nella mia mente, ho lasciato e poi ritrovato, perché nell’attimo di un sì il tempo si è dilatato ed è diventato eternità.
Che senso ha ridere se non si sa piangere? Che senso avrebbe la vita se dovessimo forzarla a scorrere su tanti binari paralleli, l’uno all’altro uguale, su grandi distese uniformi e monotone?
Sotto Hitler il popolo germanico perse l’individualità portando cuori e menti all’ammasso.
Il risveglio fu terribile.
Il dubbio è il cuore e l’anima di ogni ricerca, ma gli dei chiudono gli occhi a coloro che vogliono perdere, e li illudono, donandogli certezze.”
salvatore giuliano franco








