... i figli sono quelli più indifesi e penalizzati da ogni decisione dei genitori, sulla quale, peraltro, non possono influire.
Nella famiglia tradizionale, la cura dei figli era l’incombenza principale, devoluta, quasi esclusivamente, alla madre che provvedeva alla loro corretta crescita ed educazione; infatti, la donna, dedicata, a tempo pieno, alla famiglia, poteva seguire la crescita dei propri figli controllando, ed, eventualmente, modificando: l’alimentazione, le inclinazioni errate, l’applicazione allo studio, le compagnie, e perfino il corretto svago.
Per inciso, spesso, ricordo e racconto alla attuale gioventù, troppo libera e spregiudicata, le festicciole da ballo di circa 50 anni fa, che avvenivano in casa, sotto gli occhi vigili e severi di mamme e nonne, che, quando riuscivi a ballare leggermente più stretto a qualche ragazza che non ti teneva a debita distanza con un braccio, ti incenerivano con lo sguardo.
I bambini, raramente, venivano portati all’asilo prima dei 5 anni, e, iniziata l’età scolare, venivano accompagnati e ripresi a scuola, fino ad almeno 10 anni, dalla madre o dai nonni, che normalmente, vivevano insieme, evitando in tal modo qualsiasi tipo di pericolo; soprattutto alle elementari, c’era un continuo contatto delle madri con la maestra/o, in modo da controllare l’applicazione e il rendimento dei figli, e la valutazione dell’insegnante veniva tenuta in massimo conto per correggere eventuali mancanze.
Ai bambini venivano inculcati i valori fondamentali della vita: la religione, la patria, il rispetto del prossimo, l’onestà, il dovere, e anche l’applicazione e i sacrifici per ottenere ciò che si desidera; anche nelle famiglie più abbienti, non si elargivano, a piacimento, giocattoli o denaro, in modo da educare i piccoli al valore delle cose e alla gioia di ottenerle.
Oggi è tutto cambiato, di solito la mamma lavora, perciò, appena terminato il periodo di puerperio e di allattamento, si presenta il problema della sistemazione del neonato. Tralasciamo i pochi casi in cui la mamma può usufruire di nidi aziendali o quelli in cui i nonni abitano insieme; le soluzioni sono : affidare i piccoli a persone estranee, pagate; portare i piccoli dai nonni; portare i piccoli al nido. Al di là dei costi, che verranno esaminati in un successivo articolo, il minore stress per il bambino è di lasciarlo in casa affidato a persona di fiducia, negli altri casi il piccolo viene fatto uscire di prima mattina e, per quanto ben coperto, deve affrontare sostanziali variazioni di temperatura con conseguenze per le vie respiratorie.
Appena il bambino raggiunge i tre anni viene portato all’asilo, socializza di più, ma perde quella amorevole tranquillità che era la crescita nella famiglia tradizionale.
E qui una piccola digressione nel sociale: a parte le poche famiglie abbienti che possono permettersi nidi e asili privati, la maggioranza delle attuali famiglie pretende nidi e asili comunali, con costi che si riversano sull’intera Società; ma questo è un lungo discorso che tocca i temi: della progressività della tassazione, dell’aiuto comunale e statale ai meno abbienti, della solidarietà.
Raggiunta l’età scolare, il bambino resta a scuola a tempo pieno e ritorna a casa nel tardo pomeriggio in modo da lasciare liberi, il più possibile, i genitori. Bisognerebbe fare una indagine statistica per sapere quanti padri e madri si preoccupano di controllare i compiti dei figlioli al loro ritorno in casa; si chiede, al massimo, come è andata la giornata, cosa hanno mangiato e se gli insegnanti li hanno trattati bene.
Ma la cosa più deleteria per la formazione e per l’educazione del bambino è il comportamento della maggior parte dei genitori ( soprattutto delle madri) che, più o meno consapevolmente, avvertono un senso di colpa per il tempo che non possono dedicare ai figli, e credono di riparare addolcendo, oltre il lecito, l’educazione ed esaudendo, al limite del possibile, le richieste di giochi, vestiti e divertimenti dei piccoli; in tal modo, questi crescono con l’idea errata che possono avere tutto con la minima fatica.
Naturalmente i problemi si aggravano nella pubertà, cioè nel periodo in cui i ragazzi hanno più bisogno di controllo e di guida, mentre credono di essere ormai padroni del proprio destino e capaci di affrontare, con successo, le diverse problematiche della vita.
E’ vero che i tempi sono cambiati, l’autorità dei genitori è stata criticata e distrutta, il rispetto per i genitori è diventato opzionale, i giovani vengono coccolati e osannati e, troppo facilmente, perdonati quando sbagliano; ma ci siamo mai domandati quanta colpa di questo va addebitata ai genitori, incapaci di farsi rispettare, troppo assenti nell’età di formazione , troppo impegnati per inculcare, poco a poco, nei figli, i valori veri della vita e i limiti da non superare ?
E allora, di fronte ai problemi veri, che , prima o poi, si presentano nella vita: problemi affettivi, economici o lavorativi, i giovani si trovano impreparati, e quindi cominciano le crisi di insoddisfazione, si cade in depressione (un articolo medico autorevole stimava a circa il 40% il numero dei giovani in uno stato di depressione più o meno grave ) e, in un numero di casi non trascurabile, si ricorre alle droghe, con il loro impatto devastante non solo sugli assuntori, ma anche sulle odierne famiglie ( che con un poco più di attenzione avrebbero potuto intervenire in tempo ) e sulla Società .








