Martedì 12 Aprile 2011 13:11

Emigrazione e Immigrazione

Scritto da Maurizio Navarra

Responsabilità e coerenza. Due parole difficili da gestire quando si cerca il consenso facile e si vuole sostenere il ruolo del garantista a tutti i costi.

di Salvatore Giuliano Franco

E’ giunto il tempo di dire basta! a chi, per nauseante pietismo, per ripugnante demagogia o per detestabile scelta politica, ci ammorba giornalmente, attraverso tutti i mezzi d’informazione, descrivendoci le condizioni in cui versano le migliaia di disperati che si riversano sulle nostre coste, e cerca, con pervicacia, di destare in noi tutti infondati sensi di colpa, ricordandoci un trascorso stato di emigranti, quando, a milioni, abbandonammo le nostre contrade per cercar fortuna nelle Americhe.

Basta! si tratta solo di elucubrazioni valide per ignoranti, comunisti e traditori della nostra storia e della nostra cultura.

Anche il Presidente della Repubblica Italiana dovrebbe ponderare meglio certe sue parole, ed ecco qualche dato di fatto.

L’emigrazione italiana cominciò, di fatto, nel 1852, con la creazione, a Genova, di una compagnia per il trasporto su navi a vapore.

Solo all’inizio del fenomeno i diversi stati americani non frapposero filtri all’immigra- zione, poi, già dal 1875, non venivano più accettati infermi, prostitute, dementi, anziani, chi aveva avuto condanne, poveri, donne incinte non sposate e, negli USA, in certi periodi, persino cinesi e giapponesi.

Si facevano entrare solo coloni per coltivare nuovi territori e sostituire gli autoctoni. o chi era esperto in mestieri che facilitassero la crescita delle città.

Negli USA, nella famigerata Ellis Island, erano autorizzati allo sbarco solo agli “admitted”, ai quali un cartellino d’identificazione attestava che erano in possesso dei requisiti richiesti dalla restrittiva legge americana.

Nel secondo decennio del diciannovesimo secolo si optò per procedure più efficaci, sostituendo i centri di accoglienza, (talvolta attrezzati con enormi capannoni capaci di ospitare 10.000 persone ciascuno), con apposite commissioni installate negli stessi paesi d’origine degli immigrati.

Ma, aldilà di ogni considerazione o testimonianza, va soprattutto ricordato agli immemori, agli ignoranti e ai troppi buonisti in malafede, che, in tutte le Americhe, mediamente tra il 1870 e  il 1930, vivevano meno di 10 (dieci) individui per Kmq mentre oggi, in Italia, siamo in 200 (duecento) per Kmq!

Basta, caro Presidente Napolitano, di ricordarci il nostro passato di emigranti.

Noi abbiamo sempre portato lavoro, cultura, onestà, e ci siamo fatti amare e rispettare, sempre e ovunque, mentre invece, da anni, siamo invasi da clandestini che hanno fatto raddoppiare la nostra popolazione carceraria, che ci tolgono tranquillità e sicurezza, che vogliono farci cambiare mentalità e fede e che, presto, faranno saltare i nostri monumenti, le nostre biblioteche, le nostre case.

Gli dei chiudono gli occhi a coloro che vogliono perdere, e i nostri maledetti dei sono oggi i magistrati che non difendono né i cittadini né le leggi e i cattocomunismi che si sentono tutti buoni samaritani: è davvero ora di dire BASTA!

 Salvatore Giuliano Franco marzo 2011

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