Mercoledì 13 Aprile 2011 10:49

Il “Made in Italy” made in Italy.

Scritto da Maurizio Navarra

Nuotare contro corrente. Se si approfondisce l'argomento del Made in Italy con serietà e rigore possono apparire intereessanti scoperte!  Red.

di Salvatore Giuliano Franco

Mio caro e paziente lettore, che tu sia mosso da curiosità, specifico interesse per l’argomento, o solo da uno zapping casuale, non ha in fondo grande importanza: è importante invece che le mie parole riescano a farti proseguire nella lettura e a convincerti al fine e ai mezzi che mi avvio a proporti.

Riporterò qui alcune affermazioni fatte anni fa e richiamate in un mio precedente scritto “Sul Made in Italy”.

 

«Ipotizziamo una grande Società sovranazionale che abbia impiantato, in una qualunque nostra regione, una certa realtà produttiva ; il concetto di “villaggio globale” porterà la grande Società ad esplorare modi e percorsi diversi per una sua autonoma crescita economica, senza alcuna preclusione territoriale.

In un qualunque Stato, sia pure ai nostri antipodi, potrebbe trovare, ad esempio, manodopera ad un costo molto più basso ed anche un sistema di tassazione più equo o addirittura premiante;   è allora davvero facile ipotizzare il passo successivo : cessazione della precedente attività ed apertura di una nuova realtà produttiva.

Questa operazione, che sembra in fondo logica e naturale, anche se spiacevole, è in realtà profondamente assurda, proprio in riferimento al “villaggio globale”.

Si vengono a creare, dove prima c’erano occupazione e benessere, povertà e disoccupazione, ma indotti questi da un doppio ordine di motivi : la prima causa è quella diretta, intuitiva,  dovuta alla cessazione di una attività, ma è la seconda ad essere più grave e distruttiva della prima ; infatti i nuovi costi, assai ridotti rispetto ai primi, generano e determinano l’impossibilità della concorrenza, della ripresa, della rinascita : la prima realtà produttiva ha così termine, definitivamente ; il “villaggio globale” diventa, obiettivamente, più povero.»

Il brano qui riportato è stato estratto da un più lungo e articolato scritto, ma è mio desiderio andare subito al nocciolo del problema, illico et immediate.

Per quanto ci si sforzi di difendere e preservare il “Made in Italy”, ritengo che né ora né mai si riuscirà a garantire i consumatori, su tutta la Terra, della effettiva originalità dei prodotti esitati sotto quel marchio.

Vi si oppongono gli interessi di grandi paesi specialisti nell’imitazione e nella contraffazione, ma anche, più subdolamente, i nostri stessi partner europei, in cui il nazionalismo e una antistorica grandeur li inciteranno a mai approvare leggi comunitarie che davvero siano protettive del “Made in Italy”.

Luca Zaia che, nell’autunno di due anni fa, ebbi l’avventura di incrociare nei pressi di Udine, in un mio incontro con il Cav. Andretta Renato, proprietario tra l’altro della Torviscosa, si è battuto come un vero Paladino in Europa ottenendo grandi risultati quale Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, eppure la contraffazione del “Made in Italy” e l’oscena politica della “delocalizzazione” continuano a depauperare la nostra ricchezza e non solo nell’agroalimentare.

Io credo fermamente che il “Made in Italy” si può davvero proteggere e propagandare se tutti coloro che partecipano alla produzione di un’azienda sono ad essa indissolubilmente legati.

Se, cioè, tutti i lavoratori, e non fa differenza che operino con la mente o con le mani, sono il corpo vivo della stessa azienda di produzione, essendone anche comproprietari, e partecipano alle scelte decisionali che oggi solo il Capitale ha il potere di imporre.

Non sono certo Comunista, ma amo il Socialismo operante, così come non sono certo Fascista, anche se ricordo con piacere le terre date ai combattenti, i primi sussidi sociali, l’assistenza ospedaliera per i poveri, l’assicurazione contro la disoccupazione, le esenzioni tributarie alle famiglie numerose, l’INAIL, il libretto di lavoro, l’INPS, la settimana lavorativa ridotta a 40 ore, gli assegni familiari, le Casse rurali e artigiane, l’INAM.

Quel piccolo marchio propugna concetti di lui molto più grandi, afferma chiaramente che non c’è “Made in Italy”se i prodotti non sono fatti in Italia, con materie prime italiane e, soprattutto, con manodopera italiana, e quest’ultima affermazione non è certo un rigurgito nazionalista, perché è sarà italiano chiunque accetta la nostra Lingua, le nostre Leggi, le nostre Tradizioni, e perché non va dimenticato che imperatori e pensatori hanno ben operato, nell’antica Roma, dopo aver acquisito la status di “cives romanus”.

La “delocalizzazione” va combattuta come una peste e come “untori” i suoi propugnatori, e speriamo che anche Marchionne si conservi “cives romanus”.

La mia è solo una pallina da ping-pong fatta rotolare dalla cima innevata di un’alta montagna, ma come vorrei che diventasse una valanga!

salvatore giuliano franco

Continua in questa categoria: « Sul “Made in Italy”

Aggiungi commento


Chi siamo

Il Movimento d'opinione nasce nel 1998 da un'idea di Temistocle Sidoti e Roberto Fait come...
29 Maggio 2011, 22.26

Convegni

In questa sezione potrete trovare tutte le notizie relative ai convegni realizzati da il Movimento
29 Maggio 2011, 23.32

Documenti

L'area del sito dedicata ai testi, documenti e pubblicazioni riguardanti il Movimento...
29 Maggio 2011, 23.52

Tesseramento

Informazioni utili e modulistica per partecipare attivamente alle iniziative de il Movimento Per...
30 Maggio 2011, 00.02
Testata giornalistica del PLI in attesa di registrazione al
Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio.
Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e,
salvo quando espressamente dichiarato dalla Proprietà, a titolo gratuito.
Testata giornalistica de Il Movimento d'Opinione in attesa di registrazione al Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e, salvo quando espressamente dichiarato dalla Proprietà, a titolo gratuito.