Una riflessione su quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. Siamo stati lasciati soli ad affrontare un'emergenza difficile da sostenere: quali interessi hanno portato l'Europa a questa decisione? Red.
di Maurizio Navarra
C'è da chiedersi quale sia la vera vocazione del nostro amato Belpaese. La geografia fisica sembra non lasciare grandi dubbi: il nostro territorio è una lunga penisola a forma di stivale che si protende dall'Europa all'Africa. Resta da dire se quella forma di stivale, sotto il punto di vista della geografia politica, stia a significare la ideale, figurata, volontà dell'Europa di mollare una pedata al Continente Africano o, al contrario, voglia rappresentare l'esigenza di trovarvi un appoggio, un punto di forza e di unione.
Su questa soglia la politica italiana si è spesso confrontata, sempre indecisa sulla scelta di sostenere fino in fondo il ruolo in Europa di traghettatore politico delle istanze dei paesi africani di sponda mediterranea o di rappresentare una cerniera posta a tutela del continente europeo.
La cosa non è da poco. L'Africa in generale ed il nord Africa in particolare sono mercati considerati di grande interesse strategico per i potentati economici che dominano l'economia di questo scacchiere dalla Francia, dalla Germania o dalla Gran Bretagna. Non si parla, purtroppo, di aria fritta. Un'Italia forte, capace di conquistare l'egemonia politico-economica dell'area mediterranea non è vista con molto entusiasmo. Se appena ci giriamo indietro nel tempo e diamo una occhiata pur superficiale alla Storia, potremmo ipotizzare persino che la nascita stessa della nostra Nazione può da qualcuno essere considerata il risultato di un confronto anglo-francese giocato sulla linea della distruzione dell'economia e del regno dei Borboni e della fine del potere temporale del Papa. Risultato di questo processo la nascita di uno Stato sovrano difficilmente governabile, profondamente diviso per tradizione, differenze culturali e bacini economici, non ricco: una "Italietta" insomma.
Da centocinquanta anni, è una ipotesi purtroppo sostenibile, in Europa si è giocato a destabilizzare il nostro "Sistema Paese", proprio per impedirgli di assumere un ruolo di leadership dell'area mediterranea, facendo sì che la nostra presenza in questo settore di mercato non divenisse mai dominante. Ma. Abbiamo creduto nell'Unione Europea, crediamo nell'Unione Europea: vorremmo però sostenere all'interno di questa unione il nostro ruolo, sino in fondo. Che l'Europa ci lasci soli ad affrontare l'emergenza immigrazione è un elemento fortemente destabilizzante, avvertito con grande realismo dal Ministro Maroni che ha avuto, lo voglio sperare, non uno sfogo momentaneo, ma il ponderato coraggio di gettare un pesante sasso nello stagno e far comprendere con chiarezza a tutti che questa manovra si è ben compresa e che non sarà tollerata in silenzio.
Maurizio Navarra








