A proposito del 15 e16 di maggio ... qualche riflessione sulla (dis)organizzazione del Pdl ... considerando che i mali, quando vengono, fanno comunque male! Red.
Di Fiorella Ialongo
Le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio sono state analizzate da molti commentatori in termini negativi per la compagine governativa ma esse possono essere considerate anche nel senso etimologico del termine “crisi” ovvero “rottura” rispetto a qualcosa di precedente per poterne individuare anche gli aspetti positivi.
La consultazione elettorale deve indurre a riflettere essenzialmente sul problema della partecipazione. Essa non può essere ridotta al “movimentismo” dell’ultima ora ossia la fase in cui il politico è tra la gente, ma deve rappresentare lo strumento per favorire la preparazione e la formulazione delle decisioni. Se il periodo della contestazione ha registrato un alto livello di partecipazione e di mobilitazione, quello successivo ha segnato una loro forte flessione accompagnata dal diffondersi di un senso di apatia e di disimpegno rispetto all’azione politica, quasi di rassegnazione. La questione si è ulteriormente complicata in quanto si è manifestato il rischio che gestioni oligarchiche indirizzino la vita delle istituzioni e che la politica, senza la partecipazione, perda la capacità di aggregare e di mobilitare.
In questa situazione la centralità degli elettori che vorrebbero essere soggetto della vita sociale e politica non può essere risolta con un appello moralistico a partecipare. Perché questo possa avverarsi la partecipazione deve essere vera e fruttuosa, con strutture che la possano promuovere. Un esempio di questa necessità è nell’organizzazione interna del PdL che, al momento della sua costituzione ha nominato i vertici ma non i quadri intermedi – inferiori. Questa anomalia, non ancora corretta, ha prodotto risultati negativi: fra l’altro, non sempre si riesce ad avere ad una comunicazione efficiente con i terminali politici ai vari livelli per cui la base elabora analisi e strategie proprie purtroppo non sempre virtuose con i risultati cui abbiamo ultimamente assistito dovuto per lo più anche alla selezione dei candidati che spesso non soddisfa la funzione principale cui è chiamato ossia la conquista dell’elettorato. Tutto ciò riconduce alla “rivoluzione liberale” organicamente formulata agli inizi degli anni ’90 e che deve essere realizzata, onde eliminare le anomalie ultimamente manifestate, come conclusione di un lungo e sofferto progetto di riforme.
di Fiorella Ialongo








