Mercoledì 15 Giugno 2011 12:13

Dio, perdona loro perché non sanno per quello che hanno votato!

Scritto da Maurizio Navarra

di Giorgio Prinzi

Finalmente una voce limpida e competente in questo coro di bischerate che si leva in questo dopo - referendum. Red.

Il superamento del quorum per tutti i quesiti referendari alla chiusura serale di domenica 12 giugno appare ormai un fatto scontato e per questo non attendiamo i dati finali per commentare nell’ottica del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare, in sigla il Cirn, l’abrogazione dei comma 1 e 8 dell’articolo 5 del Decreto-legge 31 marzo 2011 n. 34, convertito dalla Camera il 25 maggio 2011.

Non so quanti convinti di cancellare per sempre il nucleare in Italia abbiano letto il testo delle norme sottoposte a referendum. Non hanno cancellato il nucleare, ma solo la moratoria di un anno (comma 1) e il farraginoso apparato (comma 8) per procedere al suo riavvio, dopo avere lasciato decantare l’emotività suscitata da Fukushima. Paradossalmente il Governo, proprio grazie al risultato referendario, potrebbe ripartire immediatamente con il programma nucleare (non c’è più la moratoria sancita dal comma 1) senza dovere consultare la sequela di enti ostici ed ostili elencati nel comma 8.

Per gli aspetti formali richiamiamo alla lettura dei testi integrali dei due commi ora abrogati, da noi riportati nell’articolo a pagina 5 de L’opinione delle Libertà di sabato 4 giugno 2011. Questa nostra chiave di lettura è condivisa dal costituzionalista Giovanni Guzzetta, estensore tra l’altro dei tre quesiti referendari sui quali si è votato il 21 e 22 giugno 2009, quindi una fonte terza non sospetta. Sotto questo punto di vista gli antinucleari l’hanno presa alla grande nel “quorum”.

Si tratta naturalmente di un paradosso giuridico, perché il problema di fondo è il consenso dell’opinione pubblica che attualmente non c’è e non ci sarebbe stato neppure senza il raggiungimento del quorum, politicamente preferibile. Infatti la nostra posizione è stata quella di astenerci dal voto e consigliare ai favorevoli o, comunque, non contrari all’opzione nucleare di non recarsi ai seggi.

I giochi si riaprono da subito; il Cirn non demorde, anzi continua nella sua missione con una nuova e più forte determinazione. Siamo anche fiduciosi nell’azione del Governo, che sinora è bellamente riuscito a prendere per i fondelli i talebani oppositori dell’energia nucleare, prima abrogando le norme che costituivano l’originario quesito, poi lasciando passare, ma sventolando di fronte ai furiosi referendari il drappo rosso di una formale opposizione, la nuova riscrittura dei medesimi che ha comportato di fatto solo la cancellazione della moratoria e delle farraginosità del ritornare sulla questione. La stessa cancellazione dell’obbligo di procedere entro un anno al riesame della questione, previsto dal comma 8, non cancella la facoltà di farlo, al limite anche da subito, comunque non appena giudicato opportuno e producente dal punto di vista politico.

Un’ultima notazione. Questi aspetti paradossali dei quesiti referendari sono stati da noi apertamente e in più occasioni ribaditi prima del voto; non sono un’argomentazione a posteriori. Per fortuna, inoltre, non siamo più ai tempi di Galileo Galilei e l’inquisizione ecoambientalista non può imporci di fare alcuna abiura.

Giorgio Prinzi

Ingegnere, Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare

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