Pubblichiamo volentieri una lettera, indirizzata a tutti noi, che ci perviene affrancata da un eccezionale bollo di chiarezza, che magari ce ne fosse di più in giro. Cosa fare, se non condividere appieno? Red.
Cari amici,
dal 14 giugno scorso, cioè dalla strepitosa vittoria dei SÌ a tutti i referenda, occorre vigilare perché ciò che abbiamo unanimemente votato venga subito messo in pratica. Va da sé che un governo come quello attuale, comandato da quel porco violentatore di fanciulle illibate, farà di tutto per metterci i bastoni nelle ruote, ritardando, facendo l’ingenuo, dicendo che ci sono cose più urgenti da votare e approvare; ma siccome i suoi giorni sono, come dire, contati, basta avere pazienza e aspettare che i veri e propri paladini dei referenda come Vendola e di Pietro siano chiamati a governare l’Italia, e tutte le nostre preoccupazioni svaniranno. Nel frattempo, però, guai ad abbassare la guardia! Ogni minima disattenzione può costarci cara, anzi carissima. Perciò anche, a nome vostro, o almeno di coloro tra voi che per la decrepita età hanno meno energie da spendere in battaglie civili, mi ergo a defensor fidei ad oltranza, ove fidei va intesa come referendum, defensor come difensore e oltranza come giorno e notte appunto, nel senso che, come il drago di Sigfrido riguardo all’oro del Reno e la Medusa riguardo al Vello d’oro, ma in bene, non lascerò passare una virgola che non corrisponda al cento per cento al verdetto dei referenda, non guardando in faccia nessuno, e non a nessuno come certo giornalismo analfabeta scrive tutti i giorni. Per esempio leggo che il partito democratico per voce di D’Alema comincia tirare indietro il cosiddetto culo, dopo avere incitato tutti, me compreso, a votare contro la privatizzazione del sistema distributivo dell’acqua, dicendo cioè che non si può essere categorici, che il problema va trattato caso per caso e che bisogna ottemperare comunque alla direttiva UE che vuole la privatizzazione e non c’è da discutere. E no, caro partito democratico, e no carissimo D’Alema e neanche tu carissimo Bersani che te ne vieni fuori con la vostra vecchia proposta di legge per privatizzare la rete di distribuzione dell’acqua, non potete adesso tirare indietro il cosiddetto culo dopo averci straconvinto a votare per l’acqua pubblica bene primario che quei porci ladroni volevano portarci via riducendoci alla sete perenne e all’altrettanto perenne acquisto d’acque minerali prodotte dagli stessi porci ladroni, anzi adesso dovreste fare subito una legge che obblighi i comuni a riacquistare le reti idriche cedute ai privati, cioè mettere a bilancio e trovare i quattrini per quei miliardoni che dovranno spendere per riappropriarsi di ciò che hanno svenduto per un bianco e un nero (più le tangenti per sé) ai porci ladroni. O come il nuovo sindaco di Milano Pisapia, che, dopo la chiarissima decisione del popolo di allargare l’ecopass alle tangenziali, di piantare due milioni di alberi e di riaprire i navigli, di destinare ai rom l’area dell’expo, dice che la stessa chiarissima decisione deve essere dibattuta con la società civile, con la polizia forestale, con la regina degli zingari eletta a Saint Marie de la Mer, e concordata con i commercianti. E no, caro sindaco Pisapia, l’ecopass alle tangenziali, la jungla in città, la baraccopoli all’expo, la scopertura della cerchia dei navigli vanno attuati subito d’accordo con le centinaia di migliaia di cittadini che hanno risposto SÌ alle domande che tu e i tuoi alleati avete fatto. E allora vi immaginate che cosa succederebbe se, per esempio, anche le centrali nucleari che hanno già ucciso di cancro tra dolori inenarrabili e rese impotenti milioni di persone (anche quel porco, che ormai vive a Viagra), anch’esse dovessero fare la fine della privatizzazione dell’acqua eccetera? Se cioè qualcuno di cui non voglio fare il nome se ne venisse fuori con la scoperta che non abbiamo votato affatto per non sentire più parlare di centrali nucleari per l’eternità, ma soltanto contro il decreto governativo che dopo averle proposte le aveva vietate, cioè in pratica negando la possibilità di non costruire centrali nucleari, ovvero obbligando questo e tutti i governi futuri a costruire senza sosta centrali nucleari, cioè come si dice: una via l’altra. Questo già aleggia nei corridoi della politica politicante, quella che non si perita di interpretare a suo comodo e piacimento ciò che il popolo ha votato, e il più delle volte di metterglielo nel cosiddetto di cui sopra.
Perciò all’erta, cari amici, occhi aperti e orecchie tese, tutti, anche se assumo in proprio il dovere di vigilare a nome vostro e soprattutto a quello di chi tra voi, per le ingiurie che il tempo ha arrecato alle sinapsi, usa balbettare, sempre in micidiale ritardo: cosa?... da Maria eravamo!
Il defensor fidei referendique Trieste, 17 giugno 2011
Evirpidis Petridis








