Giovedì 30 Giugno 2011 12:50

Referendum delendum est!

Scritto da Euripidis

E dove caspita ci hanno portato i recenti quesiti referendari? La cosa peggiore è che, parlando con la gente, le questioni sono oramai "archiviate". Per lo più nella certezza assoluta che la consultazione ha risolto ogni cosa, carissimo Euripidis. Red.

 Cari amici,

 ho ricevuto tali infastidite critiche, una addirittura scritta in latino, ai miei fastidiosi sfoghi sui referendum che non posso non spiegare il loro motivo, che poi si riassume nel lamentarmi che, pur di dar contro a Berlusconi, si sia votato in modo paranoico, senza riflettere sulle conseguenze delle scelte. Ora posso anche essere d’accordo che Berlusconi sia il male dell’Italia, che abbia chiacchierato molto e fatto nulla se non danni, che il suo comportamento sia scandaloso e abbia definitivamente compromesso la nostra residua immagine all’estero, che non si veda l’ora che scompaia dalla scena politica e termini i suoi giorni in galera o in ospedale tra gli atroci dolori di un cancro a quell’organo che lui tanto generosamente mette a disposizione di escort, aspiranti consigliere regionali, nipotine minorenni di Mubarak eccetera, ma mi spiegate che c’entra tutto ciò con la partecipazione dei privati alla distribuzione dell’acqua e alla gestione degli acquedotti, al fatto che la remunerazione del capitale investito dagli stessi in servizi pubblici non possa essere parzialmente ricavato dalle tariffe, che si sia messa una pietra tombale su qualsiasi applicazione e futuro sviluppo del nucleare come fonte energetica? Per esprimere il proprio disprezzo per il mascalzone e il volere che egli non possa avvalersi di alcuna immunità per sfuggire alle condanne che lo aspettano, non bastava e avanzava votare no al legittimo impedimento? E ancora, riguardo a Milano, che c’entra lui con i referendum sull’ecopass, sul verde pubblico, sul consumo del suolo, sull’expo, e sui navigli (tutti, tranne l’ecopass, approvati con percentuali bulgare)?

Mi permettete di citare il professor Luca Ricolfi (www.linkiesta.it), che sicuramente non è un fan del maiale, tutt’altro? Mettiamo che siate d’accordo. Allora lui dice: è mai possibile che dopo i risultati dei referendum si sia esaltato “il risveglio degli italiani, il loro ritorno alla politica, la loro domanda di partecipazione se, su quattro quesiti diversissimi, la percentuale di sì è praticamente la stessa? Com’è possibile un risultato del genere, se l’opinione pubblica è critica, informata, riflessiva, capace di valutare i pro e i contro delle varie scelte?”, e ancora, “Quando un tema è controverso, quando ci sono molti argomenti pro e molti argomenti contro, gli esiti sono del tipo 60-40, oppure 70-30, al limite 80-20, ma 95-5 mai. Se succede così è perché il contesto della discussione non è stato democratico, mancavano informazioni, le informazioni erano unilaterali, qualcuno ha manipolato le conoscenze o le persone, le pressioni di gruppo a conformarsi all’opinione della maggioranza erano difficili da reggere.”, e ancora, “L’informazione ufficiale non è granché. Spesso distratta, eccessivamente prudente, per non dire codarda. La controinformazione, però, non è il suo contrario, ma l’altra faccia della medesima medaglia. Spesso arrabbiata, quasi sempre sopra le righe, immancabilmente certa dei dati che sbandiera ma che quasi sempre sono sbagliati, o incerti, o parziali, o mal capiti. E molto sovente distorta, unilaterale, tremendamente credulona, pronta a considerare vera qualsiasi informazione che confermi le proprie credenze o evochi i propri fantasmi”, e infine, “Io penso che in Italia non esista un’opinione pubblica nel senso classico e liberale del termine, ossia una comunità di cittadini informati e preoccupati del bene comune. Al posto dell’opinione pubblica classica c’è un maggioranze di cittadini che di norma non si occupa della cosa pubblica, e una cospicua minoranza che se ne occupa sì, ma secondo un modello … che definirei romantico, per cui il voto ha un valore identitario, di affermazione di determinati principi, a prescindere da un’analisi delle conseguenze.”

Salvo – questo lo dico io – dopo avere terrorizzato la gente sulla privatizzazione dell’acqua “guai a portarcela via porci ladroni, l’acqua è bene di tutti!”, farsi venire dei dubbi come D’Alema, o ricordare come fa Bersani la proposta di privatizzazione fatta dai democratici a suo tempo, o dire, come l’Associazione nazionale dei comuni italiani, che il risultato metterà in grandi difficoltà i comuni costretti a ripagare le partecipazioni private alle multi-utility e a gestire la questione in house (secondo uno studio riservato in mano all’Anci: 30 mila nuove società al costo di 15 miliardi di euro sulle spalle dei cittadini per la sola organizzazione dei loro consigli direttivi, che offriranno, però, posti e prebende ai politici trombati e al sottobosco degli amici e degli amici degli amici). O come ha detto Pisapia dopo, che prima di applicare i risultati si dovrà sentire il parere delle categorie interessate.  O come ha detto la Marcegaglia dopo, che l’annichilimento dei progetti sul nucleare la preoccupa molto, vista la forte crescita della domanda d’energia che proverrà in futuro dall’industria italiana.

Insomma, a quando un referendum che vieti di cibarsi di germogli di soia, dato che l’averlo fatto ha causato in Germania quasi più morti del disastro di Chernobil?

 

Evripidis Petridis

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