Giovedì 30 Giugno 2011 12:52

Manovra coesa e patrimoniale invisa.

Scritto da Stelio Venceslai

Un primo giudizio "a caldo" sulla manovra finanziaria che ci dovrebbe tirar fuori dal pericolo di fare la fine della Grecia, della Spagna o magari del Portogallo. L'impressione è che i troppi condizionamenti impongano, alla fine, scelte poco coraggiose e che, purtroppo, finiscano per pagare i soliti: quelli che pagano sempre perché sono più rintracciabili. Red.

di Stelio W. Venceslai

La montagna ha partorito il topo: 47 mld di Euro in quattro anni: sette nei primi 2, 20 e 20 negli altri due. Dopo tanto conclamare, è un bel risultato. La manovra parte, subito, con il consenso della maggioranza “coesa” e della Lega. La drittata è che 40 miliardi li dovranno pagare, come al solito, i contribuenti. Se, come è probabile, alla fine della legislatura le elezioni decreteranno il crollo delle destre, la medicina amara dovrà farla ingerire la sinistra vittoriosa al popolo beota.

Non c’è che dire. Questo capolavoro di diplomazia finanziaria e politica salva capre e cavoli, almeno apparentemente. Ma non inganna nessuno: i primi due anni sono di risparmi, i secondi di spese. Ci voleva una finanziaria per tutto questo? Piuttosto, sembra una truffa.

Non si parla di ritiri di truppe da guerre che non abbiamo mai dichiarato. Eppure costano fior di miliardi. Abbiamo l’esercito sparso in tutto il mondo, da Timor al Libano, dal Ciad alla Macedonia, senza parlare delle guerre note, tipo Afghanistan.

Non si parla di attivare lavori pubblici importanti per dare infrastrutture e lavoro. Il ponte sullo stretto di Messina è una favola e la Tav in Val di Susa un incubo. Del rifacimento degli acquedotti, neanche a parlarne, specie dopo il referendum. E le vie di comunicazione? Buche e intasamenti, da decenni. Dov’è la politica delle infrastrutture?

Questo tirare a campare cercando di scaricare sugli altri i problemi è ingegnoso quanto lo è un bambino che si copre il viso con il tovagliolo e dice alla mamma: non ci sono più! Se vinceranno le destre dovranno affrontare il problema. Se vinceranno le sinistre, sarà lo stesso. Ma permetterà di dire: quando abbiamo governato non abbiamo aumentato le tasse. Con la sinistra, invece, avrete un aumento dell’imposizione fiscale. Questo è un ragionamento che, per i gonzi può anche andar bene, ma non per la gente normale. Allora, volete il voto dei gonzi!

Dall’altra parte, sul versante sinistro, che più sinistro non si può, non c’è da stare allegri. Aleggia lo spettro della patrimoniale, evocato come il toccasana delle finanze ed il punitivo della ricchezza. I politici, di finanza, tranne pochissimi ed inascoltati, sanno poco o nulla. Una patrimoniale distrugge la ricchezza, non la crea.

L’Italia è fra i Paesi d’Europa quello in cui esiste la maggior percentuale di proprietari d’immobili. Il sogno della casa è una specie di gene incorporato nel tessuto identitario del cittadino italiano. Tassiamole, perbacco, c’è una ricchezza che sfugge all’occhiuta presenza del fisco!

Ragioniamo: per comprare una casa si sono risparmiati dei danari, sui quali si sono pagate le tasse. Poiché non bastavano, si sono contratti dei mutui, a tassi in genere elevati, con tasse incorporate, per acquistarle si pagano tasse, per viverci si pagano tasse, se si affittano si pagano tasse, se non sono abitate si pagano tasse. La patrimoniale, adesso, si dovrebbe pagare per il fatto di averle.

Il ceto medio e piccolo, con la patrimoniale, perderà le sue ultime risorse e gli immobili perderanno di valore. Così si distrugge la ricchezza.

Certo, la pagheranno anche i ricchi. Ma quanti sono i ricchi? Il pensionato non può vendere la casa in cui vive, il macellaio od il postino non possono andarsene ai Caraibi nelle loro ville, come faranno i veri ricchi. Allora, il risparmio accumulato non serve a nulla, se appena ci faccio qualcosa  mi viene tassato. Non ha senso accantonare se poi devo essere vessato.

La sinistra si erge a vindice del buongusto fiscale: la solita tiritera sull’evasione e, poi: patrimoniale. Non pensano che vesserà soprattutto il ceto medio ed i piccoli imprenditori, gran parte dei quali sono loro elettori. E’ una misura demagogica, come quella dell’imposta sui rifiuti domestici. La pago non in relazione ai rifiuti che produco ma all’ampiezza dell’appartamento. E se non vivo in quell’appartamento, la pago lo stesso.

Certo, calciatori, presentatori televisivi, cantautori di successo, finanzieri e maneggioni, politici e sindacalisti, la casta dei privilegi, insomma, ostentano le loro ricchezze, le loro automobili, le loro vacanze in crociera od in lussuosi yacht privati dove vanno a “riposarsi” Mi sono sempre chiesto: da che? Ma a loro non importerà nulla della patrimoniale. Una firma in più sull’assegno da dare al commercialista. Basterà una comparsata estiva a riprendere quel che hanno dato.

Ma a noi, agli altri, a quelli che fanno la fila, a quelli che si tengono i figli quarantenni in casa perché non trovano lavoro, alla gente che si alza alle cinque od alle sei del mattino per lavorare, a quelli che sono costretti a fare i pendolari, ai precari, chi ci pensa? La sinistra sussiegosa, ignorante e cretina? Ma dove hanno la testa?

 Stelio Venceslai

 

Roma. 29 giugno 2011

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