Lunedì 03 Maggio 2010 11:51

S'io fossi un immigrato, sai che farei ...

Scritto da Administrator

Considerazioni in immedesimazione virtuale rivolte a Gianfranco Fini.

Se mi trovassi a vivere in una terra dove morire è più facile che sopravvivere è certo che cercherei altrove, con tutti i mezzi, diverse condizioni, per me, ma più per i miei.

Ma la mia terra resterebbe sempre la mia terra, con le sue ancestrali credenze, la sua storia, i suoi panorami, i miei sogni.

Altrove cercherei dignità e lavoro e sentirmi umano in una comunità di umani, da me certo diversi per valori e tradizioni, ma a me eguali per tutti quei naturali diritti che ci rendono invece simili.

Ma la mia terra resterebbe sempre la mia terra e mai, se non obbligato, potrei accettare e condividere valori che non mi appartengono.

Sarei grato alla comunità che mi ospita e nulla farei mai contro di essa o i suoi membri e, nel tempo, cercherei sinceramente di comprendere e condividerne cultura e usanze, ma la mia terra resterebbe ancora la mia terra.

Sognerei sempre di ritornare un giorno in patria per migliorarne le condizioni di vita, alla luce delle mie nuove esperienze, ma ai miei figli racconterei sempre le favole delle mie genti e dei loro nonni.

Non riuscirei ad essere cittadino di due patrie.

Solo in un lontano domani, con l’abbattimento di tutte le barriere, fisiche e sociali, che oggi dividono tutti i popoli, potrei sentirmi cittadino di una più grande patria.

Ma questo sarà il compito dei miei pronipoti.

………………………………………………….

Oggi qui, in Italia, in quanto membro attivo e partecipe della crescita di questa nazione, voglio rispetto e il riconoscimento di tutti i miei naturali diritti, ma non il ricatto della cittadinanza per ottenerli.

La convivenza serena, umana, anche affettuosa, è sempre possibile, se comprendiamo e tolleriamo le nostre diversità, che possono anche diventare un reciproco arricchimento.

Mio buon Fini, se né io né i miei figli e nemmeno i figli dei miei figli riusciremo mai a tornare nelle nostre terre d’origine, allora e solo allora, i miei pronipoti dovranno essere e saprebbero essere buoni cittadini italiani.

Salvatore Giuliano Franco

Roma: sabato 5 dicembre 2009

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