Mercoledì 03 Agosto 2011 22:14

Allegri

Scritto da Maurizio Navarra
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Ma dove diavolo stiamo andando?

di Maurizio Navarra

Poco, pochissimo da stare allegri con l'aria che tira. La nostra economia, se ne accorgerebbe anche un bimbo, subisce un attacco che è divenuto sempre più virulento;  le prime avvisaglie sono state chiaramente percepite sin da prima delle ultime elezioni amministrative. La pistola fumante dello starter che ha dato inizio a questo processo è stata notoriamente nella mano di alcune agenzie di rating che d'improvviso, dopo avere lungamente tessuto gli elogi del nostro sistema bancario giudicato obiettivamente forte perché sostenuto dal risparmio, hanno iniziato ad attaccare le banche italiane paventando un loro possibile declassamento.

Da quel momento è iniziata una sorta di "crescendo rossiniano" che culmina, per ora, con la decisione di Deutsche Bank di liberarsi di un'aliquota importante di Titoli di Stato italiani. L'operazione non è ancora ben chiara. La Consob ha chiesto chiarimenti anche per comprendere bene se la Germania - nostro principale finanziatore - voglia realmente prendere le distanze dall'Italia o se, invece, si tratti della vendita di derivati che, come noto, sono prodotti finanziari a più alto rischio. Questa seconda ipotesi ha tutta l'aria di essere una classica, non convincente "cortina fumogena".

Una situazione, questa, molto poco chiara posto che recentemente c'è stato, al contrario, un grande interesse da parte di Germania e Francia - anche questa è un'onda lunga già partita da più tempo - ad investire pesantemente in Italia e ad acquistare importanti fette di mercato italiane, ad esempio nel settore della grande distribuzione alimentare e del made in Italy.

L'errore dell'opposizione italiana è proprio quello di sentirsi allegri per le conseguenze sul Governo di questa contingenza e continuare a battere grancassa sul bartaliano (qualcuno lo ricorda?) "è tutto sbagliato, è tutto da rifare", non accorgendosi che anche se Berlusconi riconsegnasse domani le redini del Paese il prezzo da pagare sarebbe molto alto per tutti. Mi verrebbe da dire - e chiedo scusa al mio accaldato lettore estivo - che chi pagherà, comunque vadano le cose, saremo sempre noi tutti: noi italiani di tutti i possibili censi.

C'è di più. C'è molto di più. Qualcuno, accidenti a lui, ha piantato un coltellaccio nelle budella dell'Europa e la sta lentamente ed inesorabilmente tagliando in due. Una ferita profonda che attraversa il nostro continente sulla linea di ferita che passa orizzontalmente per le frontiere di Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. Posto che sono entrati in pesante sofferenza governi di destra e di sinistra, una riflessione si impone.  Un attacco al sistema dell'Euro? E' possibile, molti lo pensano. Un rigurgito di egoismo di paesi europei che per ora si ritengono nelle condizioni di sopravvivere, soltanto se da soli, alla crisi economica senza precedenti che sta infilando un potente artiglio nelle nostre gole per rovesciarci come inutili burattini? E' possibile, anche se questo concetto non è molto apprezzato.

Sarebbe questo il momento, per la politica, di pensare alto. Il momento di rinnovare e rinnovarsi dal profondo uscendo fuori - magari con dolore - dalla linea di piccoli e grandi privilegi che hanno fatto dire a più seri commentatori che la classe politica che oggi ci rappresenta (tutta, di tutti i colori) è in assoluto la più brutta della nostra centocinquantennale storia patria. Dovrebbero uscire da questa classe politica segnali forti, inequivocabili e coesi. Escono, al contrario, stronature (l'errore è voluto: stonatura non è un termine abbastanza forte) di ottoni sgangherati, schermaglie da cortile e quasi sulla linea del tragicomico "Lei non sa chi sono io!".

No. Non si può essere allegri. Per nessun motivo. Possiamo tutt'al più essere tragicamente ilari. Su questa linea. Il cruccio più grande di questa mia estate - neppure tanto afosa per il momento - è che vorrei scrivere l'esatto contrario di quanto ho scritto sin qui. Il mio ottimismo, a volte inguaribile, non mi ha seguito a Roma ed è rimasto forse sotto l'ombrellone, rapito dal luccichio del mare di Basilicata e da incantatori panorami balneari ... o forse magari è rimasto lì per non ripercorrere in senso inverso l'infernale Salerno - Reggio Calabria?

Maurizio Navarra

Ultima modifica Mercoledì 03 Agosto 2011 22:24
Maurizio Navarra

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