Giovedì 25 Agosto 2011 20:55

Gheddafi e l’Ipocrisia

Scritto da Salvatore Giuliano Franco

di Salvatore Giuliano Franco

Ciò che esprime nell'articolo il nostro Redattore e Socio può essere condiviso in tutto o in parte. Riteniamo comunque valido e motivato il pensiero di Salvatore Giuliano Franco, espresso senza mezzi termini e con la consueta franchezza, ed invitiamo tutti i nostri lettori e soci a non perdere l'occasione di dire la loro opinione su un problema di economia e politica internazionale di grande attualità. Ciò anche per le conseguenze, di grande interesse in uno scacchiere che riguarda molto da vicino il nostro Paese, che la caduta del regime di Gheddafi porterà. (Red.)

Non so come finirà questo tragico balletto che vede quali protagonisti principali la Libia, la Francia, la Nato e l’Italia.

So però quale sarà il dopo: Sarkozy succhierà parte dell’ottimo petrolio libico e, grazie al popolo bue, potrà anche vincere le prossime elezioni; la Nato e gli USA ne usciranno scornati e ridimensionati al minimo; la nuova Libia “libera” vedrà crescere il potere di capitribù e governanti locali, quasi come in Afganistan; gli islamici integralisti, che spesso operano, come i comunisti nostrani, corrodendo dall’interno ogni struttura democratica, potranno presto completare il possesso di tutta l’Africa mediterranea.

E l’Italia? La mancanza di coglioni in chi dovrebbe, al momento opportuno, dimostrare di possederli, è, purtroppo, la nostra storia (recente) e la nostra condanna.

Nominare un invertebrato come Frattini  al delicato incarico di minestro degli esteri è stato il peggior errore del povero Berlusca.

Un nostro affiancamento alle posizioni tedesche, nella questione libica, ci avrebbe resi dieci volte più forti, più rispettati.

Sputare in faccia non è certo dimostrazione di bon ton, ma è spesso il modo migliore per chiarire le reciproche posizioni, e un po’ di saliva italiana sulla grandeur francese e sulla invadenza USA attraverso la NATO, non sarebbe stata una mossa sbagliata.

Ma ci sarebbe voluto un Cambronne  e non certo un Frattini.

E l’Italia?  Giusto, cosa avverrà di noi?

Ma è semplice, i ribelli libici a tutto si opporranno, ma non certo al passaggio, sul loro frazionato territorio, di migliaia, ma anche di milioni, di profughi di ogni etnia e di ogni provenienza, e tutti approderanno in Italia.

E’ ormai assodato che la Liguria, già tra trent’anni, avrà la maggioranza di sindaci e assessori non italiani, ebbene, i tempi si accorceranno e la stessa trasformazione interesserà tutto il suolo della ex Italia, che già oggi dovrebbe chiamarsi Andatalia.

Nel 1994 mi trovavo a Malta.

Ero allora molto amico del Dott. Mentor Cioku, riferimento, anche per l’inizio e fine del Ramadam, di più di ottocento milioni di islamici.

Abitava in corso Trieste, dirigeva la rivista Islam, tradotta in più di sessanta lingue, e mi onorava anche della sua personale stima.

Lo ricorderò sempre con simpatia e rimpianto.

Lui mi presentò a sua nipote, Indy Siala, ambasciatore di Gheddafi a Malta.

Andai a trovarla nella sua ambasciata maltese e, oltre a gustare il miglior caffè turco della mia vita, mi trovai di fronte a una donna di straordinario fascino, bellezza e intelligenza.

Fui un po’ scortese nel chiederle come mai non scontasse legami famigliari, e mi rispose:   “io ho sposato la rivoluzione di Gheddafi”.

Molte altre cose mi disse, di cui voglio ricordarne alcune.

Quando Gheddafi, come primo suo atto di governo, mandò via ventimila italiani dalla Libia, contemporaneamente tolse del tutto il potere a più di ottantamila impiegati e dirigenti della amministrazione del suo paese.

Tolse loro tutto, stipendi e case, e pretese che tornassero a lavorare o a tentare di ricostruirsi una nuova carriera, non più basata su favoritismi, mazzette, nepotismo e compromessi.

Cominciò a tentare di sminare il deserto libico, quasi del tutto coperto da campi di mine italiani, e richiese al nostro Stato Maggiore le diverse piante dei campi ma, soprattutto, il punto di partenza di ogni campo e il suo azimut.

La politica impedì che venissero date queste informazioni.

Gheddafi aveva anche richiesto ad Andreotti che venissero costruiti in Libia due ospedali con molti reparti ortopedici ed una industria per la produzione di protesi, visto che oltre il 7% dei libici, soprattutto nella popolazione giovanile, soffriva di qualche grave menomazione.

Nel frattempo, con il procedere artigianale degli sminamenti, la nostra Ansaldo faceva giungere in Libia chilometri  di condotte del diametro fino a 4 metri, perché si stava procedendo alla bonifica ed all’irrigazione di tutto il deserto recuperato all’agricoltura.

Sapete che, oltre le patate olandesi sono, o forse erano, quelle libiche le migliori del mondo?

Certo, Gheddafi era un dittatore, ricevuto ed omaggiato in Italia in quanto Capo di Stato, ma la Libia è un paese bellissimo e il suo petrolio prezioso, ma, ancora più preziosa era l’amicizia tra lui e il Berlusca, unica garanzia all’invadenza anche di possibili terroristi.

E non mi si venga a dire che Gheddafi, in quanto dittatore, andava da noi emarginato.

Vi ricordate di Jean Bedel Bokassa? Un mostro tra i mostri. La Francia gli cospargeva il percorso di petali di rose, e non sono mai stati chiariti i rapporti economici che lo legavano alle alte sfere del governo della bella Marianna, dal cappello quasi come quello del nostro Pinocchio: qualcosa però si seppe, come i sacchetti di diamanti regalati per tacere sulle stragi, il vasto territorio ceduto a Giscard D’Estaing come riserva di caccia per safari privati e la via libera al commercio illegale di diamanti e uranio.

Si potrà mai imputare qualcosa del genere al Berlusca nel corso dei suoi rapporti internazionali?  Se io fossi lui prenderei a calci nel culo anche solo chi mi guardasse storto.

E non sono stati gli Usa a omaggiare Gheddafi con la riconsegna di un famoso terrorista?

E mille e mille episodi si potrebbero raccontare sulla buona accoglienza di cui, non solo in Europa, Gheddafi ha sempre goduto.

Vomiterei in faccia a chi mi parla delle malefatte di Gheddafi in Libia, e poi stringe rapporti con i cinesi, forti di un milione di tibetani uccisi e seimila templi distrutti, per non parlare dei settemila giustiziati ogni anno, o dei venti milioni di cinesi che, in condizioni di schiavitù e per la sola sopravvivenza, lavorano in alcune loro province per realizzare anche il “made in Italy”: grazie al cavolo! E’ facile così far crescere il PIL!

E la Siria? Ma basta! Troppi esempi potrebbero essere portati per dimostrare quanta sia l’ipocrisia che anima non solo la nostra politica.

Molte volte ho detto che la maggior piaga italiana è la nostra malagiustizia, oggi voglio anche aggiungere, a quella nefasta Casta, quella dei giornalisti, incapaci di obbiettività e onore, figli deformi di una democrazia ammalata e moribonda, di cui spero di vedere la fine.

salvatore giuliano franco

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