Una riflessione, forse un po' cruda , sulla conclusione (?) di questo tormentone estivo della "manovra" (Red)
Di Maurizio Navarra
Bene!! Finalmente siamo (dovremmo essere!?) alla conclusione di questa sceneggiata napoletana che qualcuno definisce ancora manovra correttiva (aggiuntiva?), (supplementare?), (extra?), (addizionale?) in grado di mettere in salvo la nostra economia e, magari, di farci ottenere l'assegnazione di qualche "A" in più da parte di qualche agenzia di rating più disattenta.
Nella sostanza. Tremonti, da preparato ed esperto tecnico, da profondo conoscitore del nostro quadro socio/politico ha avanzato delle proposte che più realisticamente sarebbe meglio definire "propostine". Piccoli aggiustamenti contabili messi giù più che per sanare, per dare a tutti il minor fastidio possibile. Chi si aspettava una manovra "lacrime e sangue", capace di far tirare fuori i quattrini a chi li ha realmente, era destino che rimanesse deluso. Chi si aspettava una manovra "singulti e lividi", in grado di portare nelle casse dello Stato un gettito di entrate appena sufficiente, era destino rimanesse a bocca asciutta. Ecco allora all'attenzione di tutti la manovra che Guareschi avrebbe forse definito uno "spumarino pallido" ... ecco un provvedimento che pure senza attributi, è capace di scontentare tutti, veramente tutti.
Ma. Guardiamoci allo specchio, se abbiamo realmente il coraggio di farlo! Noi diamo l'impressione di essere uno Stato che è non un insieme compatto, ma al contrario una somma di consorterie, uno scombinato insieme di caste più o meno protette: guai a toccare, o soltanto a sfiorare uno di questi potenti e radicati elementi! Ciascuno di loro ha forti rappresentanti in Parlamento, referenti ben in grado di proteggere il proprio gruppo e scoraggiare chiunque provi a diminuire privilegi o infrangere nicchie iperprotette, capaci di tenere a bada ogni desiderio di giustizia fiscale. Abbiamo gridato tutti compatti allo scandalo quando sono stati messi in luce i privilegi della "casta" per eccellenza, ovvero quella della politica, ci siamo però dimenticati di notare che gli appartenenti a questa casta hanno ottenuto tutto ciò che hanno soltanto in quanto hanno ben protetto altre consorterie, semplicemente disarmando chi dovrebbe provvedere ad infrangere difese pretestuose o privilegi. Noi non siamo buoni contribuenti, noi andiamo in pensione prima degli altri, noi abbiamo una spesa sanitaria al di sopra delle nostre possibilità ... devo andare avanti?
E allora la manovra - questa come tutte le altre manovre sin qui prodotte da questa classe politica - colpisce, deve colpire il consumatore perché il momento del consumo è l'unico momento certo di manifestazione di ricchezza. Al nostro legislatore "sfugge", infatti, che ciascun cittadino dovrebbe pagare tasse non in quanto consumatore, ma in ragione della sua effettiva capacità contributiva. Pochi se lo ricordano, ma questo è appunto il concetto che fu sbandierato in occasione dell'ultima riforma fiscale. Chiedo scusa. C'è, nel nostro Paese, una categoria che paga per la sua capacità contributiva reale: i dipendenti - pubblici o privati fa lo stesso - che percepiscono gli emolumenti spettanti già al netto dei contributi, rendendosi ahimè conto che per molti mesi, di fatto, lavorano soltanto per lo Stato. E sui libri di storia che fanno studiare ai nostri ragazzi c'è chi asserisce che abbiamo abbandonato il regime feudale e siamo arrivati ad assaporare la giustizia sociale! Io (come me molti dei miei amici) lavoro per lo Stato fino a tutto il mese di Giugno. Giustizia sociale? Chi percepisce meno reddito lavora per lo Stato per tre mesi, e quel prelievo fiscale, probabilmente, è più doloroso del mio. Nel Medio Evo non era poi così differente.
Do per scontato che chi è imprenditore, in quanto fabbrica lavoro e rischia il suo capitale, contribuisce al benessere di tutti ... però c'è un limite a tutto! Può un negoziante, un industriale o un affermato professionista dichiarare (come molti fanno) un reddito netto che oscilla dai 900 ai 1100 euro al mese e permettersi, nel contempo, manifestazioni di ricchezza vere? Come è possibile che tutta la nostra economia si sostenga, di fatto, sul cosiddetto "lavoro nero" di chi si procura un doppio lavoro per il quale, magari, si mette in malattia quando non dovrebbe?
Domande cui Tremonti, il nostro ottimo Ministro dell'Economia, non risponderà. Non perché non conosce l'argomento. Non risponde perché anche lui, come molti suoi colleghi del passato, ha effettivamente le mani legate! Speriamo soltanto che, come ha fatto un suo illustre, "sottile", predecessore non decida di far mettere la mano del fisco sui conti correnti bancari!
Maurizio Navarra








