Sabato 03 Settembre 2011 21:52

ATTACCO all’ITALIA

Scritto da Salvatore Giuliano Franco

di Salvatore Giuliano Franco

Ma davvero siamo oggetto di un piano strategico che prevede per noi una guerra economica? E la nostra Intelligence cosa ne pensa, cosa fa? (red)

In ogni battaglia campale è buona regola che ci si organizzi per difendersi e premunirsi da attacchi che potrebbero provenire da ogni direzione.

Normalmente è il fronte dello schieramento e le sue ali che, sul piano tattico, sono quelle sempre interessate a confronti diretti, perché molto difficilmente un attacco può giungere alle spalle di uno schieramento e, nel caso di possibili attacchi da tutti i lati, si dovrebbe forse parlare di assedio.

Vediamo allora qual è oggi la situazione in cui versa l’Italia con riferimento non soltanto allo scacchiere europeo.

Procediamo quindi con ordine anche per capire preliminarmente da dove proviene l’attacco alle nostre spalle.

In un momento di grave crisi internazionale e generalizzata, mentre il governo sta affannosamente tappando le falle del nostro barcone economico-finanziario, opposizione, giornali, radio e TV, tentano, in tutti i modi, con il solito apporto dei magistrati rossi, di minare la credibilità del suo operato e dei suoi operatori.

Bruxelles dice che la manovra finanziaria  italiana deve essere rapida e incisiva ma nutre qualche dubbio su alcune delle soluzioni proposte, approvando però in blocco l’intera struttura.

La banda dei 4, (opposizione, giornali, radio e TV), invece di far fronte comune in un contesto davvero critico, e aiutare a sgottare l’acqua dal fondo del barcone, si accanisce contro gli uomini e le istituzioni, sbavando come affetta da rabbia canina: questo la dice lunga sulla loro tradizione storica e morale.

L’attacco frontale, invece, ci viene portato, ormai da anni, dai veri padroni dell’Europa, che vedono nell’Italia un partner pericoloso per i loro mercati interni ed esteri, grazie alla qualità delle nostre produzioni e alle grandi capacità dei tanti nostri micro-imprenditori, che vorrebbero vedere accorpati in megastrutture capaci solo di abbassare e uniformare la qualità e ridurre drasticamente la molteplicità dei nostri prodotti.

Quest’attacco frontale, anche se mascherato, è davvero pericoloso perché fa della bella  Europa una Fata Morgana capace solo di illudere, eludere, e portare a dolce morte chi si perde nelle sue nebbie e nelle sue visioni.

Basterebbe notare il comportamento in atto verso l’Italia nell’annosa questione dei profughi irregolari.

Sapete poi, ad esempio, che per vendere, solo in ambito locale, l’ottimo Lardo di Colonnata, c’è voluta una legge speciale?

E che gli oltre seimila produttori del nostro famoso Parmigiano si sono ridotti a poche centinaia, mentre una sola industria tedesca, in prossimità di Hannover,  produce qualcosa di simile, in quantitativi cinque volte superiori e con solo una trentina di operai?

Più interessanti sono però gli attacchi ai fianchi.

Da quaranta giorni i libici soffrono molto per la mancanza di acqua, un’acqua che era gratuita per tutti e senza limiti quantitativi, grazie alle grandi condotte (Ansaldo) che attraversano tutto il deserto e, in buona parte, lo bonificano.

Perché allora soffrono per tutto quello che la mancanza di acqua comporta?

Il 22 luglio scorso aerei della Nato hanno bombardato le tubature del sistema d’irrigazione artificiale che attraversa il deserto ed eroga acqua a quasi tutte le famiglie libiche.

Ma non basta, il giorno dopo, il 23 luglio, i bombardieri Nato si sono accaniti contro l’unica fabbrica di produzione di tubature, che avrebbe potuto ripararle, a Braga.

Ora però debbo chiarire perché ho parlato di attacco al fianco.

Gli appalti per ricostruire l’acquedotto sono stati aggiudicati, guardampò’, alla Graz France-Suez, o Gdf Suez, e alla Veolia, ma, e questo è davvero ancora più schifosamente indegno, con l’imposizione della privatizzazione.

I mass-media occidentali non commentano questi avvenimenti, che ha pubblicato solo la Pradva del 23 luglio 2011; domani i libici dovranno pagare per avere un’acqua che era gratuita e abbondante per tutti.

Sempre, dove la Veolia in particolare, gestisce l’acqua, i cittadini protestano perché i prezzi aumentano vertiginosamente.

Da anni quelle due società francesi sono potenti e intoccabili, fortemente appoggiate da Sarkozy; operano già in tutto il mondo e in Europa, e molto anche in Italia.

L’alleanza in Italia si è saldata con quel centrosinistra che, sui beni comuni, predilige, stranamente, una gestione industriale, e, nel corso dell’amministrazione di Walter Veltroni, è proprio l’ex municipalizzata romana, l’Acea, che stringe un patto di ferro con la Gdf Suez, ed oggi fanno gli occhi dolci alla manovra finanziaria di Tremonti.

Noi andiamo in Afganistan a far strade e ospedali e scuole e ad assistere una popolazione che, in fondo in fondo, produce l’80% della droga mondiale, rischiando e donando la vita dei migliori e più civili soldati del mondo, mentre la Francia di Sarkozy e la Nato di Obama assetano la Libia e, ultima notizia, bombardano la Zecca libica.

Ma qui le motivazioni e le implicazioni  sono talmente gravi e sconvolgenti che richiederebbero un piccolo trattato sul valore internazionale delle monete, dei fondi sovrani, dei petrodollari, e d’altro ancora.

Tornando però alla nostra Italia, non è forse grave e sconvolgente il comportamento dei cattocomunismi e di tutta la pletore dei loro leccaculo: Tv – radio – e giornali?

Qualche idea, nelle pazze teorie di Blondet nel suo “Gli Adelphi della dissoluzione”, potrebbe anche non essere poi troppo peregrina.

Ci sono individui molto potenti che  auspicano e si attivano per la distruzione totale di ogni e qualunque sistema che oggi regge la nostra società, e affermano che la Fenice è solo dalle proprie ceneri che può e deve risorgere.

Ohimé! Purtroppo per il mio senso morale e per la mia salvazione eterna, debbo in verità dire che sogno un’Italia che, mandati al rogo tutti i nemici interni, possa e sappia riprendere il suo ruolo di antico leader nel consesso europeo e mondiale, anche se dovesse risorgere dalle ceneri.

Oh!! Non dalle proprie, ma di quelli!

                      salvatore giuliano franco
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