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Martedí 30.08.2011 14:20
Per non perdere il segno. Per ascoltare voci che meritano la massima attenzione in quanto informano con correttezza. (red)
di Giorgio Prinzi*
Cara redazione di Affaritaliani,
in primo luogo Vi ringrazio per avere dedicato attenzione al Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare ed anche alla mia persona, con la nota "Dopo il referendum il nucleare riparte"di giorno 18 agosto 2011 e l'editoriale "Nucleare peste" a firma di Roberta Valeriani del successivo 26 agosto, anche se il motivo contingente per cui mi metto alla tastiera è l'articolo "Rinnovabili/ Minieolico, energia dal vento in formato famiglia" di lunedì 29.
Prima, però, una precisazione. La giornalista Valeriani, che ha riportato senza manipolazione alcuna le mie risposte, è stata un poco "fantasiosa" nel "colorire" il pezzo. In primo luogo non sono un "capo", ma solo un riferimento disponibile al servizio di colleghi, alcuni con incarichi e curriculum prestigiosi (altisonanti è sinonimo, ma non è la stessa cosa); tralascio la definizione dell'accolita di cui sarei capo, perché gli untori non sono mai esistiti neppure al tempo della peste di Milano, in quanto il contagio avveniva attraverso i parassiti dei topi. In quanto ai dispendiosi mezzi, noi pestiferi propugnatori del nucleare possiamo permetterci solo barchette di carta riciclata e non le flottiglie oceaniche di taluni della controparte e un ombrellone a Castel Fusano, spiaggia piacevole non certo paragonabile ad un paradiso tropicale. Una composizione digitale, poi, costa molto lavoro mentre i costi monetari si limitano al consumo elettrico del computer ed agli ammortamenti relativi. Possiamo permetterceli anche noi della "potente lobby" del nucleare.
Non è polemica, ma ringrazio. La democrazia si fonda anche e soprattutto sul confronto di opinioni per quanto divergenti possano essere, e non sulla censura tipo regime totalitario praticata nei nostri confronti dalla maggioranza della stampa nazionale. Vi è anche l'aspetto pratico del parlate pure male di noi, ma parlatene, però questo aspetto di gratificazione del proprio "culto della personalità" è del tutto marginale e privo di reale consistenza. Ci battiamo per la causa. Torniamo al minieolico, che equivale anche a minipotenze. Di che entità? La potenza nominale teorica è funzione fissa del diametro della girante e si incrementa con legge quadratica. Una girante di 100 metri (m) di diametro è 10 volte maggiore di una girante di 10 m di diametro, ma, a parità della velocità della corrente aerea, eroga ad una potenza nominale di targa 100 volte maggiore, in quanto 10 al quadrato (10 x 10 = 100). Tra una girante di 3 m (domestica) ed una di 90 m (industriale) 30 volte più grande il fattore di differenza per la variabile dimensionale diventa 900.
Ancora peggio vanno le cose sotto il profilo della velocità del vento, che influenza la variazione di potenza secondo legge cubica. Questo vuol dire che passando da una velocità del vento da 3 metri al secondo (m/s) ad una di 7 m/s il differenziale è di 7 al cubo (7 x 7 x 7 = 343) diviso 3 al cubo (3 x 3 x 3 = 27) pari ad oltre 12,5 superiore. In prima semplificazione ometto ogni riferimento alla regolazione. Parliamo, ad esempio, di un piccolissimo impianto di 400 watt (W) di potenza. Ma a che velocità della corrente aerea? Se la potenza nominale di targa si riferisce ad una velocità di 7 m/s (i chilometri/ora si ottengono moltiplicando per 3,6, quindi 25,2 km/h) con vento di 3 m/s il generatore erogherebbe con una potenza massima intorno ai 30 W, in grado di tenere accesa solo una lampadina a basso consumo, con il rischio di "bruciarla" presto a causa delle fluttuazioni di potenza elettrica. Il vento soffia a raffiche variabili.
Problemi analoghi per l'utilizzo dell'elettricità da fotovoltaico, le cui formule sono un pochino più complesse e per le quali richiamo alla mia relazione ad un convengo i cui atti sono scaricabili dalla relativa voce della pagina web http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/audiovisivifonti/energia.htm, che si apre correttamente solo con Explorer, o direttamente digitando nell'apposita casella di qualsiasi browser l'indirizzo http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/audiovisivifonti/ripartenzaatti.pdf.
La rete elettrica, grande o piccola che sia, non è in grado di ammortizzare fluttuazioni di potenza oltre limiti alquanto ristretti, quindi con la diffusione di questo genere di impianti si è posta la necessità di "ripulire" i wattora erogati, in maniera da rendere costante il flusso. Per questi motivi oggi è diventato di attualità il problema dell'accumulo, che equivale a mettere in un serbatoio i "litri" di corrente elettrica a volte erogati a filino, altri a getto, quasi sempre con flusso incostante, tale da non essere tollerato dalla rete. Solo che questo costa e riduce ancora più le scarse rese di questi apparati.
La dottoressa Valeriani, che da internet appare avere interessi e competenze scientifiche, ma non tecniche almeno nel senso ingegneristico, mi rimproverava nella sua domanda il nostro fare riferimento a tabelle, formule e numeri, richiedendo una "umanità" nel modo di argomentare. Purtroppo i problemi sono di natura tecnica e descriverli con un approccio di tipo dialogico qualitativo porta a concetti quali "bufale", "patacche" od altro sino al nostro "cancro dalle molte metastasi" per il sistema energetico e per l'economia produttiva, estremamente immaginifico, ma non in grado di mettere a confronto le nostre argomentazione con quelle "umanamente espresse" dei sostenitori di questo genere di "non soluzioni". In campo tecnico, come siamo soliti ripetere, se non si danno i numeri (e le tabelle) si "danno i numeri". Ed è proprio quello che rimproveriamo agli infatuati delle rinnovabili, di "dare i numeri", di parlare a vanvera senza dare dati oggettivi. Ringrazio comunque per lo spazio che già ci avete dedicato e per quello che eventualmente ancora ci concederete.
* Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare
Cogliamo l’occasione per segnalare una diversa chiave di lettura dell’intera problematica, che interpreta l’uscita dell’Italia dal nucleare come una sorta di misura coercitiva per certi passati “giri di valzer” e per l’attuale ancora persistente inaffidabilità del nostro Paese, caratterizzato da gruppi che non nascondono “scomode” simpatie, peggio se con intenzionali iniziative volte a dare ad esse concretezza.
Questi concetti sono espressi in un articolo scaricabile dal sito L’opinione delle Libertà alla pagina web:








