Martedì 06 Settembre 2011 14:55

Memoria

Scritto da Maurizio Navarra

Ricordare. La memoria delle cose è importante, fa parte della nostra stessa appartenenza all'umanità

di Maurizio Navarra

Non dimentichiamo. Nessuno di noi dovrebbe dimenticare ciò che è accaduto quell'11 settembre 2001 a New York. Allo stesso modo nessuno di noi dovrebbe dimenticare tutti i caduti - e sono tanti, troppi - uccisi in quel particolare momento della Storia come nel corso di altre luttuose occasioni in tutto il mondo. Inorridisce pensare che tutto ciò si sia verificato in virtù di una "logica del terrore", ammesso e non concesso che in questi atti sia dato rintracciare un barlume di logica. La potenza della turbocomunicazione mi ha concesso di assistere, spettatore impotente, a questo fatto. Si impone a questo punta una riflessione. Non c'è forse neppure la possibilità di  conoscere e fissare nella mente uno ad uno i volti dei bambini, delle donne e degli uomini che hanno visto interrompere la propria esistenza in un modo così illogico ed innaturale. Tante, troppe vite spezzate in una carneficina tanto crudele quanto inutile. La violenza non paga. Mai.

Chi ha concepito e ordinato questa strage è stato raggiunto e ucciso, il suo corpo fatto sparire in mare. Troppo comodo, troppo sbrigativo. Giustizia è stata fatta soltanto parzialmente. Qualcuno, persino, potrebbe anche ipotizzare che si sia voluto frettolosamente chiudere la partita nel tappare per sempre la bocca di Osama bin Laden. Io avrei certamente preferito una cattura ed un pubblico processo, avrei preferito che questo personaggio, divenuto in questo nostro secolo un desolante quanto significativo simbolo del terrore fosse stato costretto a guardare con i propri occhi, per tutta la durata naturale della sua vita, i volti delle persone uccise, costretto ad ascoltare i loro nomi letti con chiarezza in una nenia senza fine. La pena di morte è, forse, la suprema consolazione per un assassino in quanto lo sottrae al rimorso.

E' stato più volte scritto da disattenti analisti che il crollo delle Twin Towers di New York sarebbe stato il segno della vulnerabilità degli Stati Uniti. La globalizzazione, al contrario, ha reso ogni singolo centimetro quadro del mondo esposto ad attentati. L'unico parametro che il terrorismo valuta in un attentato, è un concetto persino elementare, è quello della eco che l'azione terroristica avrà sui media ovvero sulla sua capacità di creare attorno all'organizzazione una fama di potenza ed irraggiungibilità, la sua attitudine a colpire ovunque, con precisione chirurgica. Una lezione presto imparata non solo dagli Stati Uniti, ma da tutto il mondo. Nessuno valuta, è un mio pensiero, con la necessaria attenzione quante vite abbia di fatto risparmiato la scomoda decisione di portare la guerra in Afganistan che è stato presentato e ritenuto quasi il simbolo della "casa" del terrorismo di matrice islamica.

Non dimentichiamo, per questo motivo, tutte le persone che sono cadute nel corso di questa guerra, che ha tra i suoi obiettivi anche quello di portare la pace e l'ordine in un delicatissimo scacchiere da sempre porta dell'Asia, per ottemperare ad una disposizione dell'ONU. Riteniamo che tutte queste vite sacrificate siano da ritenere simbolicamente sepolte nel crollo delle Twin Towers. Per questi morti chiniamo il capo in segno di rispetto, onore per la loro memoria.

Maurizio Navarra

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