di Cecco d’Ascoli
Un fumetto "antico"? Bah! Certamente questo ricordo è antico esattamente come è, purtroppo, "antico" il ricordo di una classe dirigente (politica, economica, amministrativa) che lavorava per il bene della nostra amata Patria! (Red.)
Il sig. Bonaventura, Berretto e marsina rossi, grandi pantaloni bianchi ed un bassotto giallo, terminava le sue storie su Il Corriere dei Piccoli, sempre con successo, prima con un grande foglio bianco, con sopra scritto Un milione, poi, con l’inflazione, Un miliardo. Di vecchie lire, s’intende
Eravamo bambini, allora, e ci piacevano queste avventure a lieto fine. Un po’ più grandi, e smaliziati, ci chiedevamo cosa mai ci facesse con tanti soldi, il sig. Bonaventura. Non ce lo disse mai nessuno. Le favole sono favole e non ammettono riflessioni serie, eque e solidali. Il Corriere dei Piccoli sparì dalle edicole negli anni ’60, anche se non dalle nostre memorie.
Oggi, se ne parliamo ai nostri nipoti, richiedono se si tratta del Capo di Buena Ventura, se sono colti, o se si tratta di qualcuno che ha vinto un quiz televisivo che è loro sfuggito. La dissociazione tra il nostro passato e le nuove generazioni è anche questo.
Eppure, mi continuo a chiedere, quando ho voglia di scherzare con la mia testa e spengo la televisione che mo farcisce di cretinate, cosa ne avrei fatto io, di tutti quei soldi che ogni settimana affluivano nelle tasche del sig. Bonaventura.
Ho pensato, ad esempio, che avrei fatto un lungo viaggio attorno al mondo, in una nave di lusso, in alberghi a quattro o cinque stelle, fermandomi dove mi fosse piaciuto sino all’arrivo d’un’altra nave. Troppo poco. Mi sarebbero restati tanti miliardi, ancora, nelle tasche.
Avrei comprato una Lamborghini, una Ferrari, un grandissimo Suv, ma poi, mica posso guidare tre macchine contemporaneamente! Una macchina grande, di lusso, per fare scena, una piccola, per infilarmi i città, un Suv per improbabili viaggi nel deserto. Ancora poco.
Ho pensato agli immobili, per mio uso e consumo e piacere: una villa sulla Costa Azzurra, uno chalet sulle Alpi, una villetta al mare, in Sardegna od alla Martinica, con porticciolo e spiaggia privata e una piccola, ma potente imbarcazione. Sì, avrei speso un po’ di quei soldi, ma sarei stato felice? E, poi, mica si può vivere in tante case diverse. Alla fine, uno si stufa.
Ho pensato di circondarmi di belle donne. Costano, in tutti sensi, ma quanti problemi! Non sono tipo da usa e getta. Di qualcuna mi sarei innamorato e la festa sarebbe finita. No, troppo semplice. E, poi, queste sono tutte fantasie da egoista. In un mondo che ha tanti problemi, sarebbe stato giusto fare qualcosa anche per gli altri.
Allora, mi è venuta un’idea grandiosa: avrei potuto fare l’imprenditore. Produrre cosa? Non so, mi sarei fatto consigliare, ma avrei dato lavoro a tanta gente. Forse avrei pure guadagnato, ma non sarebbe stato questo il mio fine. Quando si ha la fortuna settimanale di un miliardo di vecchie lire, ora, grosso modo, di un milione di Euro, che senso ha cercare ancora altri soldi? Mica me li posso portare nell’aldilà!
Dove andare ad impiantare un’attività? Ho pensato subito al mio Paese. Gli imprenditori nostrani delocalizzano, portano risorse e tecnologie fuori, all’estero, nei Paesi del terzo e del quarto mondo, perché costa di meno. E licenziano qui da noi. Tutto per avere un maggior profitto. Loro la chiamano: competitività. Ma a me che importa? Il sig. Bonaventura i soldi li ha e credo che il mio Paese abbia bisogno d’essere aiutato. Va bene portare l’acqua nel Sahara, ma se ad Agrigento l’acqua potabile è ancora razionata, credo che, prima di tutto, occorra pensare ai nostri casi.
L’idea è quella di costruire elementi di qualità per i computer. E’ l’avvenire. Niente scarpe o pomodori. L’innovazione, prima di tutto. E’ stata una grande esperienza: in Italia esiste un Ministero dello sviluppo economico che lo sviluppo non sa cosa sia perché. nella realtà, è il Ministero degli aiuti, possibilmente comunitari, che però arrivano con qualche anno di ritardo.
Non esiste una pianificazione del territorio, delle infrastrutture e delle attività. E’ competenza regionale. Alla Regione, se trovi qualcuno, dicono che è un problema di competenza provinciale o comunale. Più in basso scendi nei ruoli istituzionali o nel territorio (Meridione) e meno ti capiscono e più ti chiedono.
Non ci sono aree attrezzate. Se ci sono o sono miserevoli od accaparrate per concederle a prezzi più elevati ai gonzi di turno. Ma non importa: chi ha soldi supera tutti gli ostacoli. Questo è l’immobilismo creativo.
Però …, ovviamente, il terreno te lo devi comprare, la fabbrica la devi costruire, i macchinari li devi importare perché in Italia non li fa nessuno, ti devi costruire una rete di distribuzione, il personale non te lo puoi scegliere e, soprattutto, non è formato. Prima lo devi mandare alla formazione. Ma la formazione la devi fare tu perché di scuole e di masters per formazione ce ne sono tantissimi, ma in genere servono non a formare ma a sfruttare i soldi che Bruxelles destina a questo tipo di attività. Chi sopravvive entrerà in fabbrica, ma se non sa fare o va male, non lo puoi licenziare. E’ come se te lo fossi sposato. Usque ad mortem.
Poi devi negoziare con il Sindaco, con il Vescovo, con il potentato locale, con i Sindacati e, soprattutto, con la mafia. Se vuoi fare, devi pagare. Se non paghi, o ti piantano uno sciopero per la fame nel Burundi o ti fanno saltare in aria i macchinari o gli autocarri che trasportano materie prime o prodotti finiti. Se non ti sparano addosso.
Povero sig. Bonaventura! Nel bel mezzo delle sue traversie arrivano l’Agenzia delle entrate, l’ispettore dell’INPS, l’assessore del Comune addetto all’ecologia, che è magari un barbiere eletto ad un posto inadatto. E’ una vita molto difficile. Ma chi glielo fa fare?
No, francamente, è difficile trovare dei motivi per investire i propri soldi in Italia. Adesso mi spiego perché hanno chiuso il Corriere dei Piccoli. Faceva sognare cose impossibili.
Qui, non si può sognare.
Cecco d'Ascoli








