di Stelio W. Venceslai
E se si decidesse veramente, in uno di questi "conclavi" ai quali la recente cronaca politica ci ha abituato, di far coincidere il ferragosto con il capodanno? Diciamolo sottovoce, per piacere. Magari se questa proposta la CGIL recepisce questa voce ... è capace di piantarci su uno sciopero planetario!! (Red)
Con l’agosto, in pratica, è passato un altro anno di lavoro. Il capodanno vero è il 15 agosto. E’ un giro di boa per tutti, tranne che per la politica italiana. Tutto è sempre eguale. Cambia il mondo, ma non cambia il nostro sistema. E’ coerente nelle menzogne e nel fare brutte figure.
La crisi: per anni ci è stato detto che non c’era, che ne eravamo fuori, che i nostri “fondamentali dell’economia” erano i migliori in Europa, poi che stavamo uscendo dalla crisi. Anzi, che stava decollando la ripresa. Una serqua di sciocchezze. Adesso, s’è scoperto che la crisi c’è e morde, al punto che in fretta e furia abbiamo varato due manovre e mezza in tre mesi. Una grande prova di serietà e di responsabilità.
Che ci chiede la BCE? Di ridurre la spesa pubblica e di fare le riforme che consentano risparmi e ripresa. Tutti sono d’accordo, anche l’opposizione.
Dopo molti conclavi, la manovra è pronta. Prima ancora di conoscerne i dettagli, Casini dice che è d’accordo, Di Pietro e Bersani hanno già una loro manovra da controproporre. Sono dei geni. Non sanno di che parla il Governo, ma sono già contro.
Che propone la manovra? In sintesi: abolire le province con ridotto numero d’abitanti, accorpare i Comuni piccoli e piccolissimi, un contributo di solidarietà per i redditi oltre i 90.000 Euro all’anno (non si sa se al netto od al lordo).
Apriti cielo! Tutti contro. I comuni invocano la loro storia (l’Italia, si sa, è il Paese dei Comuni), le province, improvvisamente, dopo trent’anni che si dice che vanno abolite, diventano importanti, anzi, fondamentali per l’assetto istituzionale del Paese. Sul contributo di solidarietà, poi, la levata di scudi è pressoché unanime. Scherziamo? Rischiano di pagarlo deputati, calciatori, attori, veline registrate, magistrati e managers, oltre all’intera casta dell sottobosco politico nostrano. E’ un’infamia discriminante ed intollerabile. In primo luogo, è il PDI che protesta. Sembra di sognare.
Ma Berlusconi è buono: a saldi invariati accetta qualunque idea, dato che non ne ha nessuna. E il Tremonti? Silenzio.
Si ricomincia da capo con i conclavi. La Lega punta i piedi: guai a chi tocca le pensioni! Ma che c’entra? Nulla.
Le proposte del PDI sono quelle risibili di sempre: la patrimoniale, che è poi un’imposta straordinaria immobiliare (calcolata sui valori catastali o sui prezzi di mercato? Viene da ridere). Le privatizzazioni: un pallino fisso, come se la vendita del patrimonio dello Stato fosse una cosa semplice, rapida, fattibile a prezzi di mercato e trovando compratori! La lotta all’evasione. Tutte misure di facile attuazione e di gettito certo, come si vede.
Casini, poi, che da buon cristiano difende la famiglia, si preoccupa che il contributo di solidarietà non preveda deroghe per le famiglie, come se, oltre i 90.000 Euro di reddito all’anno, le mogli dovessero andare a battere e i figli a fare i fattorini per sbarcare il lunario. No, lui non ci sta più.
La CGIL proclama uno sciopero generale. Contro chi? Ma contro la crisi! UIL e CISL non capiscono e si astengono. In realtà non hanno alcuna idea ed aspettano gli eventi.
Allora, si ricomincia da capo. Consultazioni febbrili: proposte e contro proposte. Cade la solidarietà. Troppo pericoloso. Si rischia di non vedere le partite di calcio. Però, resta in piedi solo per i pubblici dipendenti che, come è noto, guadagnano molto di più di tutti perché, come sostiene il Vice Presidente della Camera, Lupi, hanno la garanzia del posto. Con quella garanzia possono andare dal droghiere. Si resta stupefatti a sentire cose simili.
Ma l’idea brillante è quella di un aumento dell’IVA. Per tutti. Questa sì che è una misura equa! Piace anche alla CGIL ed alla Camusso, anche se il PDI affigge manifesti dove si proclama: “Basta con i soliti che pagano. Deve pagare chi ha di più!”. Bravi! Hanno capito tutto!. Nessuno pensa che un aumento dell’IVA aumenta i prezzi e il costo della vita per la generalità dei cittadini e, quindi, proprio per i più deboli..
In più, saranno adottate misure severe, severissime, draconiane contro l’evasione. Arresto per gli evasori di oltre 3 milioni di Euro. E quelli si fanno trovare? Abbassiamo, per favore, scendiamo a 100.000, se vogliamo essere seri! Ma non basterebbe assicurare la deduzione delle ricevute, come in tutti i Paesi normali oppure penalizzare l’evasione come un reato qualunque? No, troppo facile, si potrebbe danneggiare il lavoro in nero.
Le province? Si farà un provvedimento generale di riforma. Sappiamo, fra mille anni. I Comuni? State tranquilli, non succede nulla.
Il problema, adesso sono le pensioni, perché Bossi punta i piedi. Non si devono toccare. Nell’immaginario politico italiano, nel settore pubblico uomini e donne sono eguali e vanno tutti in pensione a 65/67 anni d’età. Nel settore privato, no. Le donne hanno dei privilegi. Possono andare in pensione prima degli uomini. Il bello è che i Sindacati, su questo, fanno barriera. La discriminazione non si tocca.
Vengono fuori idee bislacche dal meeting Bossi – Berlusconi, i massimi numi italici di finanza pubblica, con Calderoli e Gasparri al seguito: non si calcolano gli anni di laurea e del servizio militare, oppure si ritoccano le pensioni di reversibilità.
La conclusione è che sulle richieste della BCE non c’è alcuna risposta concreta. Ci si continua a gingillare con stupidaggini, in genere, incostituzionali, non avendo la forza né di opporsi alle spinte corporative né di proporre cose serie e riforme effettive, costi quel che costi. E il Paese affonda, nel balletto delle cifre e delle proposte le più strampalate possibili.
L’incapacità, l’ignoranza, il pressapochismo della nostra classe politica sono sotto gli occhi di tutti. Questa è la vera tragedia italiana. La manovra giusta sarebbe quella di buttarli fuori tutti. La BCE l’approverebbe, anche a saldi variati.
Roma, 1°settembre 2011








