di Cecco d’Ascoli
E perché no? Cecco d'Ascoli si fa promotore di una ulteriore contromanovra. Come fare a farsi scappare l'occasione di aggiungere caos al caos? Peraltro ... in questo caso il nostro redattore si limita ad esternare il suo pensiero "ioci causa" (Red)
Riflettendo sulle difficoltà della manovra finanziaria, credo che si potrebbero suggerire ai nostri numi della finanza talune ipotesi di tassazione che sino ad ora sono sfuggite all’occhio dei Lupi, dei Calderoli et similia.
Ricordo, anni fa, che in una simpatica intervista, l’allora Sindaco (di sinistra) di Roma, Walter Veltroni, a proposito delle deiezioni canine disperse un po’ dappertutto, per le strade e sui marciapiedi della città e delle relative proteste dei cittadini che invocavano l’intervento del Comune, si espresse, più o meno, nel modo seguente: I Vigili a Roma sono circa 3.000 (o giù di lì), i cani, oltre 50.000. E’ una battaglia perduta in partenza.
Ebbene: una soluzione c’è. Tassiamo i cani e, per essi, i loro padroni. Il cane è improduttivo. Tranne i cani guida, i cani poliziotti, i cani da salvataggio, nessuno ha mai visto lavorare un cane. Oziano tutto il giorno, alle spalle dei padroni e con qualche umida smusata ne sollecitano l’affetto. Sono pigri, spesso lagnosi, lasciano peli dappertutto, abbaiano di notte e l’unico effetto economico reale della loro presenza sono le fabbriche di prodotti alimentari per cani, oltre ai veterinari. Tassiamoli. Potrebbe essere un bell’introito.
Seconda ipotesi: siamo un Paese che non fa più figli ed il bilancio demografico migliora solo per l’attivismo sessuale degli immigrati. Dobbiamo cristianamente tutelare la famiglia, quando c’è, ma anche cercare di provocarla. Il fascismo batté con successo questa strada. Forse è una misura un po’ vecchia, ma può essere ancora buona. Tassiamo gli scapoli. Sono degli egoisti: niente problemi coniugali, niente pannolini, nessuna notte insonne se non per bagordi personali, nessun problema scolastico. Una pacchia. Sono dei privilegiati. Vanno tassati.
Con essi occorre colpire i separati ed i divorziati. Troppo comodo rompere i sacri vincoli e tornare alla beata solitudine dei singles. Nella nostra società i discriminati sono gli ammogliati, le donne mogli, madri ed operaie od impiegate, quelle che corrono da mane a sera per la piscina, la palestra, la parrocchia, il consiglio scolastico e così via. Sono le vittime della fedeltà, del vincolo matrimoniale, della noia e, spesso, dell’impossibilità economica di liberarsene
Tassandoli, forse, si riesce a recuperare qualche famiglia, magari con la benedizione di un Vescovo, cosa che non guasta mai ed aiuta il Governo.
Terza ipotesi: tutti hanno almeno un computer. Non è tassato. Perché la televisione sì ed il computer no? Qui si potrebbe istituire un’Authority, con tanto di strutture paludate ed inutili, ed imporre una tassazione tipo Rai. Oltre tutto, con i computer si può, con programmi adeguati, vedere la TV e non viceversa. Raddrizziamo queste storture. E’ ben vero che il computer apre Internet e che Internet è una finestra sul mondo ma, attenzione, se il virtuale è culturale ed educativo, come si va cianciando, perché, allora, paghiamo la scuola e l’Università e non il computer?
Quarta ipotesi: in un Paese dove si pagano le tasse sull’ombra dei balconi sul suolo pubblico, quante ombre fanno i passanti per via? Sono esenti. Ma perché? Ombra per ombra, se l’una è tassabile lo dovrebbe essere anche l’altra. Una semplice misura forfetaria, dimensionata al peso ed all’altezza del passante contribuente. Esenzione solo per i grandi invalidi (una bella misura sociale). In fondo, la tassa sui rifiuti mica la paghiamo per la quantità dei rifiuti prodotti ma per la grandezza del luogo dove si sono formati. Bestialità per bestialità, almeno ne ricaviamo un introito.
L’elenco delle misure possibili non finisce qui, Se ne potrebbero pensare altre ma, forse, è meglio non dare troppe idee ai nostri governanti. Gli s’intreccia loro il cervello se hanno troppe opzioni.
Intendiamoci: queste sono idee strampalate, ma mica tanto diverse da quelle che ci sono state proposte in queste settimane nella persistente confusione mentale dei nostri politici. Una cosa è certa: se qualcuno di essi le prenderà sul serio allora è vero quanto vado predicando da tempo: sono proprio dei cretini.
Cecco d'Ascoli
Roma, 05/09/2011








