Lunedì 03 Maggio 2010 11:54

Un “bella ciao” per Patrizia D’Addario

Scritto da Administrator

di Giorgio Prinzi

Alcune considerazioni sulla manifestazione di una categoria che da l'impressione di essere finita a escort. Ma era veramente quella la manifestazione che intendevano gli organizzatori? I dubbi del Segretario dell'Ordine dei Giornalisti Vincenzo Iacopino.

Lo avevamo compreso da subito, dal modo, oltre che da chi, in cui era stato redatto il testo del documento del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (che non è un sindacato ma un ente di diritto pubblico referente al Ministero di Grazia e Giustizia) con il quale si aderiva alla manifestazione sindacale di ieri 3 ottobre 2009, ufficialmente indetta dalla Federazione Stampa Nazionale Italiana, il sindacato unitario (almeno sinora) dei giornalisti italiani, di fatto organizzata e gestita dalla Cgil e afferenti, con distaccata freddezza degli altri due maggiori sindacati. Era una manifestazione contro Silvio Berlusconi, il suo governo e la sua coalizione. Avevo chiesto per votarlo in sede di Consiglio Nazionale, come risulta dalla registrazione per il verbale, che venissero eliminati tutti i riferimenti personali e affermati solo dei principi di fondo, con uno specifico riferimento anche agli eccessi da parte della categoria. Non è stato fatto; il documento è stato approvato dall’unanimità degli altri membri con il mio solo voto contrario.

La vicenda è nota ai frequentatori di questo sito a seguito di una nota in cui concordavo con l’editoriale con il quale il Presidente Temistocle Sidoti stigmatizzava proprio gli abusi commessi in nome della libertà di stampa. Nel mio intervento citavo anche un’intervista, riportata a seguire, rilasciata al quotidiano “Avvenire” del 21 settembre 2009 dal Segretario del Consiglio dell’Ordine Enzo Iacopino. I concetti in essa espressi sono ancora validi ed attuali, forse lo sono ancora di più a posteriori.

Chi c’era a manifestare a Piazza del Popolo contro le azioni giudiziarie intentate da Silvio Berlusconi nei confronti di due note – e schierate – testate giornalistiche, che la sinistra giudica una minaccia alla libertà di stampa? C’era anche Antonio Di Pietro, che sembra detenere il record di azioni giudiziarie avverso a chi lo ha duramente criticato, giornali e giornalisti in prima schiera. Commenta così in maniera sarcastica Enzo Iacopino, Segretario del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, intervistato sul luogo della manifestazione: «Mi spiace non aver potuto partecipare all’iniziativa della Fnsi sulla libertà di stampa. Ho semplicemente sbagliato piazza e mi sono ritrovato in una manifestazione del Pd, di Rifondazione Comunista con la partecipazione di Cgil e di tanti esponenti dello spettacolo, (...) C’era anche il sosia dell’onorevole Antonio Di Pietro, perché non poteva certo essere il leader dell’Italia dei Valori, primatista tra i politici delle cause contro i giornalisti».

Diamo atto allo stimatissimo collega Enzo Iacopino di non avere assunto mai una posizione demagogica, anzi di avere dimostrato grande equilibrio proprio con la citata intervista rilasciata ad “Avvenire” alla vigilia del Consiglio Nazionale dell’Ordine che ha votato l’adesione alla manifestazione del 3 ottobre con un documento che stava per essere approvato per acclamazione, al quale – ribadisco con enfasi – si è opposto solo e soltanto chi scrive, che alla fine ha votato contro, solo e unico Consigliere che si è espresso in maniera difforme al resto dell’Assemblea. Sia il Segretario Iacopino che il Presidente Lorenzo del Boca, che pure aveva introdotto il dibattito con molte sfaccettature e con una censura agli eccessi nell’esercizio della libertà di informazione, hanno approvato il documento di adesione insieme a tutti gli altri Consiglieri. Chi scrive non ha sbagliato piazza, semplicemente non ho aderito perché la strumentalizzazione era chiara ed inequivocabile sin da prima. È solo questione di “sfera di cristallo” o piuttosto di una analisi non condizionata da elementi spuri?

Ad esempio, non hanno aderito alla manifestazione i Radicali, che, oltre a fare parte della Coalizione di centrosinistra, su questi temi hanno una tradizione al di sopra di qualsiasi sospetto. Ha dichiarato Marco Pannella: «È una vecchia storia questa, che ora si replica di nuovo. Quelli che parlano di bavaglio alla libertà di stampa oggi, sono gli stessi contro i quali per decenni, in questi 40 anni, mi sono battuto e ho dovuto lottare perché togliessero il bavaglio alla libertà di stampa». Purtroppo – è l’amara considerazione di chi firma – il supremo organo professionale dei giornalisti si è lasciato irretire in una manifestazione in cui le strumentalizzazioni hanno messo in ombra le questioni di principio.

Sagace mi sembra il giudizio del ministro Renato Brunetta che ha così commentato: «I giornali sono tutti aziende in perdita, ma gli imprenditori li comprano. Perché è una questione di potere. Ma bisogna che questo sia chiaro a tutti, anche agli studenti e ai giovani. Bisognerebbe spiegare ai ragazzi, nelle loro classi che se un imprenditore che produce latte si compra un giornale farà scrivere che il suo latte è il migliore. Se il giornale lo compra invece un produttore di tricicli, quel giornale scriverà che i tricicli rappresentano il futuro».

Chi frequenta questo sito conosce ad esempio le nostre argomentate tesi in materia di energia, in particolare quelle a sostegno dell’energia nucleare. Possiamo assicurarvi che siamo molto attivi: scriviamo su più testate, partecipiamo a dibattiti con la controparte, inondiamo le testate di comunicati stampa. In considerazione della “congiura del silenzio” nei confronti delle nostre documentate argomentazioni dovremmo essere i primi a parlare di regime, di dittatura dell’informazione, a scendere in piazza per la libertà di stampa, sia pure in un luogo e in una occasione diversi da quelli di cui stiamo discutendo. Il bavaglio viene messo a noi, alle nostre documentate argomentazioni proprio da quelli che erano a manifestare a Piazza del Popolo e da quelli a sostegno dei quali si manifestava. Quali monocordi posizioni esprimono ad esempio in tema di energia “la Repubblica” e “l’Unità”; Michele Santoro che ospita al riguardo il Nobel Dario Fo, naturalmente senza contraddittorio perché vogliono essere liberi di dire quello che pare a loro; Milena Gabanelli, anche lei simbolo di questa minacciata libertà che però ho fatto un’intera puntata di “Report” dedicata al nucleare senza quel contradditorio che avrebbe minacciato la sua libertà di dire quello che più le andava a genio e non mi risulta abbia mai fatto cenno a un dossier di contestazione redatto dalla Associazione Italiana Nucleare, pubblicato come inserto dalla rivista “21mo Secolo, Scienza e Tecnologia”. Libertà a senso unico? Sembrerebbe proprio di si. Bavaglio all’informazione? Vuoi vedere che questa volta ci troviamo d’accordo con Pannella su chi lo usa!

Forse non tutto il male viene per nuocere. La manifestazione del 3 ottobre ha evidenziato che ormai il problema è ineludibile, che bisogna intervenire a sanare una situazione letteralmente finita a escort, divenute per taluni simbolo dell’esercizio di una stampa libera, naturalmente dal loro punto di vista. Ci manca solo un “bella ciao” per Patrizia d’Addario,

La prima occasione per un ripensamento su queste questioni sarà a breve. Si terrà nei prossimi giorni, il 15 e 16 ottobre a Positano, una sessione straordinaria del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti sul tema “Libertà di stampa, informazione e formazione dei giornalisti” nella quale auspico si faccia tesoro di quanto di negativo è emerso dalla manifestazione indetta dalla Fsni e non si ripetano gli stessi errori che hanno portato l’Ordine ad aderirvi con voto “unanime” meno uno. L’impegno da parte nostra è e rimane quello di affrontare la questione senza preconcetti ideologici e con la massima apertura al confronto schietto ed aperto. È un invito che rivolgiamo da queste colonne ai responsabili più razionali e ragionevoli della categoria, auspicando che non venga disatteso.

Il problema è serio, ha carattere generale e trascende la categoria; risolverlo è fondamentale per il funzionamento della democrazia. Il Parlamento, pertanto, non può più eluderlo. Meglio discuterne in modo da evitare che sull’onda emotiva che coinvolge, sia pure in modo differente, entrambe le coalizioni si giunga a soluzioni pasticciate, quali ad esempio l’ormai improcrastinabile riforma dell’Ordine dei Giornalisti e le modalità di accesso alla professione a cui abbiamo dedicato spazio anche su questo sito, che a giudicare da certe proposte avanzate potrebbero risultare peggiori del male a cui si intenderebbe porre rimedio.

Giorgio Prinzi

Roma: domenica 4 ottobre 2009

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