Un altro segnale che la leadership mondiale non è più un monopolio
Il mondo non rimane fermo. Un concetto ovvio per tutti, tranne che per chi regge le sorti della politica e dell'economia mondiali, sembra(Red)
Di Fiorella Ialongo
Il rating (grado di affidabilità e solidità finanziaria) del debito pubblico americano, dopo 70 anni, non è più la tripla A. Il downgrading (declassamento) delle obbligazioni deciso dall’agenzia Standard & Poor’s al voto AA+ non può essere ricondotto ad un mero documento contabile ma certifica una debolezza di leadership ed una crisi economica degli Stati Uniti.
Tra le righe del testo gli analisti evidenziano che il rischio più pericoloso è quello di una polarizzazione tra democratici e repubblicani che ha fatto diventare un provvedimento tecnico, l’aumento del livello del debito, una spia di un forte difetto nella governance. La prolungata situazione di stallo e il modo in cui l’accordo è stato raggiunto hanno evidenziato il divario tra il bisogno di un Governo altamente competente e le carenze della classe dirigente che ha notevolmente alimentato il populismo.
Il compromesso, raggiunto in extremis, ha evitato il default (impossibilità di pagare da parte del debitore) ma non ha risolto le questioni tra i democratici, che propugnano un innalzamento delle imposte e hanno mal accettato l’accordo sul debito, ed i repubblicani, che vogliono sgravi fiscali per le imprese e contenere il welfare (in particolare contestano la riforma sanitaria). Decisivi saranno i prossimi mesi in vista delle elezioni presidenziali del 2012.
In questa impasse ha perso soprattutto Barack Obama. Egli è stato eletto con la promessa di attuare una politica “bipartisan”, di concretizzare idee vincenti per superare la crisi, ma che ora avrà una minore forza contrattuale sia al Congresso, sia nel consesso internazionale, in particolare nei confronti della Cina che ha commentato il declassamento con un comunicato durissimo. Obama rischia anche di non essere riconfermato l’anno prossimo se lo “stimolo bis”, il nuovo piano per creare lavoro e rilanciare l’economia (che dovrebbe essere approvato a breve) non avrà successo.
Gli Stati Uniti per non cadere in uno stallo avranno bisogno di nuovo slancio alle loro istituzioni, in primis quelle politiche, poi quelle economiche. Una lezione valida anche per l’altra sponda dell’Atlantico.
Fiorella Ialongo
16 settembre 2011








