di Giorgio Prinzi
Un tema attualissimo che dimostra come il lavoro dell'Intelligence è sempre proiettato nel futuro, alla ricerca costante di nuove frontiere. (Red)
Si terrà a Roma il 27 ottobre 2011 presso la Sala Conferenze di Confindustria l’annuale convegno su Information Warfare, giunto alla sua seconda edizione, quest’anno sul tema “La sfida della cyber-intelligence al sistema-Italia”.
L’evento è promosso dalla Link Campus University, dal CSSI (Centro di Studi Strategici e Internazionali dell’Università di Firenze), dall’ISPRI (Istituto per gli Studi di Previsione), e dal Centro Studi “Gino Germani”. Esso è ideato dai promotori d’intesa con la Maglan Information Defense & Intelligence.
Scopo dell’incontro è quello di approfondire la comprensione e aumentare la consapevolezza tra i decisori politici e aziendali italiani della crescente rilevanza strategica della cyber-intelligence per la sicurezza nazionale e la sicurezza e la competitività delle imprese italiane, con particolare riferimento sul come la rivoluzione nelle tecnologie informatiche e delle comunicazioni stia trasformando l'intelligence governativa, la business intelligence e la security aziendale e, di conseguenza, sul ruolo e sulle funzioni della cyber-intelligence nella tutela della sicurezza nazionale e della sicurezza e competitività delle imprese italiane, anche in considerazione dela crescente minaccia del cyber-espionage condotto da servizi d'intelligence esteri, nonché da entità non-statali e strutture private d’intelligence, alle Istituzioni governative civili e militari, nonché alle industrie e ai centri di ricerca scientifica nazionali.
All’evento prenderanno parte esperti e analisti provenienti da organismi governativi civili e militari, dal mondo dell’impresa e bancario, e dalle Università e i centri di ricerca scientifica per dare un contributo di idee e proposte innovative finalizzate al potenziamento delle capacità di cyber-intelligence del sistema Italia.
I lavori si articoleranno in tre sessioni: la prima sessione dedicata al cyber-intelligence e sicurezza nazionale italiana: prospettive strategiche; la seconda sessione a strumenti e tecniche operative di network intelligence e spionaggio cibernetico; la terza a cyber-intelligence:sfide e opportunità per il sistema economico nazionale e le imprese.
Responsabili scientifici della conferenza sono il professor Luigi Sergio Germani, docente presso la Link Campus University e Direttore del Centro Studi “Gino Germani”, il professore Emerito dell’Università di Firenze Umberto Gori, Presidente CSSI e Direttore ISPRI, l’onorevole professor Vincenzo Scotti, Presidente Link Campus University eSottosegretario agli Affari Esteri, coadiuvati dal Consigliere tecnico dottor Shai Blitzblau (Fondatore e Direttore Tecnico di Maglan – Information Defense & Intelligence; Head, Information Warfare Research Labs) e dal Consigliere militare ammiraglio di squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Presidente del Gruppo di Lavoro Militare del Comitato Italiano Atlantico, già Rappresentante Militare d’Italia presso la Nato e la Commissione Europea.
La rivoluzione nel campo delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni (Ict) sta determinando una profonda trasformazione sia dell’intelligence governativa sia della business intelligence e della security aziendale. Al riguardo, nella prospettiva della conferenza, abbiamo rivolto alcune domande al professor Luigi Sergio Germani.
Professore, in quale modo le istituzioni, attraverso gli organismi di intelligence, si stanno organizzando per contrastare le minacce emergenti?
Le comunità d’intelligence in tutto il mondo stanno affrontando le sfide della “Revolution in Intelligence Affairs” innescata dallo sviluppo e la diffusione sempre più pervasivi delle tecnologie Ict: una trasformazione del mondo dell’intelligence analoga alla “Revolution in Military Affairs” che già da diversi anni investe gli apparati militari.
La Revolution in Intelligence Affairs sta trasformando le quattro principali tipologie di attività svolte dai servizi d’intelligence: che sono la ricerca, ovvero la raccolta di informazioni tramite fonti umane (Humint), mezzi tecnici ( quale ad esempio la Sigint) e fonti aperte (Osint); l’analisi e produzione, e cioè la valutazione dell’accuratezza e attendibilità delle notizie raccolte, la loro integrazione, analisi, interpretazione, e la predisposizione di rapporti intelligence destinati al decisore politico; l’influenza (covert action), vale a dire operazioni occulte finalizzate a influire sulle decisioni di un governo estero oppure a incidere sull’evolversi di determinate situazioni politiche, militari, economiche o sociali in un paese estero; la controintelligence, ossia le attività tese a conoscere (tramite la ricerca e l’analisi) e a contrastare le operazioni d’ intelligence condotte da servizi informativi stranieri.
Quale approccio viene utilizzato in questo genere di azioni?
I servizi d’intelligence di molti paesi del mondo (nonché determinate strutture private d’intelligence) conducono le sopramenzionate attività, in misura crescente, nel ciberspazio, avvalendosi di tecniche di ricerca e analisi fondate sull’uso di strumenti cibernetici (cyber-tradecraft). Ad esempio, le tecnologie Ict hanno consentito lo sviluppo di nuove e potenti tecniche di ricerca informativa denominate network intelligence, tra cui vi sono le tecniche per l’acquisizione di notizie segrete o sensibili dai sistemi informatici di un bersaglio tramite intrusioni o intercettazioni.
Oggi le attività di raccolta di notizie provenienti da fonti aperte (Osint) sul web possono avvalersi di strumenti nuovi e molto più avanzati rispetto ai motori di ricerca classici. Una nuova frontiera dell’analisi delle fonti aperte è il monitoraggio di blog e social network finalizzato alla conoscenza dei trend nelle percezioni e negli atteggiamenti di opinioni pubbliche in paesi esteri d’interesse, il che può consentire a un servizio d’intelligence di prevedere l’insorgere di eventuali fenomeni di crisi socio-politica in tali paesi. Inoltre, lo spazio cibernetico viene utilizzato da servizi d’intelligence stranieri per condurre operazioni di disinformazione strategica, una delle più tipiche forme di covert action, la cui finalità è la manipolazione delle percezioni dei decisori politici e/o delle opinioni pubbliche di un paese estero bersaglio.
Infine, molti servizi d’intelligence stanno sviluppando strategie e strumenti di “cyber-controintelligence” (cyber CI), un’attività volta a conoscere, contrastare e/o manipolare le operazioni di cyber-intelligence e cyber-espionage condotte da servizi avversari.
Sembra cambiata la minaccia tradizionale e i compiti tipici dell’intelligence. È giusta questa impressione?
La “Revolution in Intelligence Affairs”, di cui abbiamo brevemente descritto gli aspetti più salienti, presenta una serie di complesse minacce alla sicurezza e alla competitività del sistema-Italia e delle sue imprese, tra cui: attività crescenti di cyber-espionage finalizzate all’acquisizione di informazioni segrete o sensibili di carattere politico, militare, economico-finanziario, industriale, e scientifico-tecnologico; information operations effettuate nello spazio cibernetico miranti a manipolare le percezioni dei decisori politici nazionali e/o dell’opinione pubblica; covert actions condotte nello spazio cibernetico tese a destabilizzare l’economia nazionale tramite manovre speculative sui mercati azionari e valutari.
Dall’altra parte, la trasformazione in corso nel mondo dell’intelligence offre alla comunità d’intelligence nazionale la possibilità di avvalersi di nuovi e più potenti strumenti di ricerca e analisi basati sulla network intelligence e il cyber-tradecraft . Ciò al fine di potenziare le capacità del sistema d’intelligence italiano di fornire al decisore politico early warnings di carattere tattico e strategico circa possibili minacce o sviluppi critici sotto il profilo della sicurezza e dell’interesse nazionale.
Se ho ben compreso, il nuovo scenario coinvolge come protagonisti anche i privati?
La sfida della cyber-intelligence è molto significativa anche per il settore privato. Le imprese italiane sono vulnerabili di fronte al fenomeno crescente di cyber-espionage industriale, finanziario e scientifico-tecnologico pilotato da servizi d’intelligence esteri, nonché da attori non-statali e strutture private d’intelligence. Il cyber-espionage insidia, in particolare, il capitale intellettuale di un’impresa, che costituisce l’asset aziendale di maggiore valore. La rivoluzione in corso nel mondo dell’intelligence non è, tuttavia, soltanto una fonte di minaccia per le imprese italiane: essa offre alle aziende (anche alle PMI) un’opportunità per sviluppare le proprie capacità di business intelligence e di corporate security intelligence, grazie alla disponibilità di nuove metodologie e strumenti tecnologici per la raccolta e l’analisi di informazioni provenienti da fonti aperte sul web.
Giorgio Prinzi
settembre 2011








