Domenica 02 Ottobre 2011 22:05

Il fuoco chimico e il fuoco nucleare sono i motori del progresso

Scritto da Orazio Mainieri

di  Orazio  Mainieri

E chi sarà capace di spiegare, anche utilizzando le chiarissime parole del nostro illustre Collaboratore, un concetto così semplice agli antinuclearisti nostrani? (Red)

Il tempo misura il trascorrere degli eventi, ma è l’energia  il motore dell’universo. La scoperta del fuoco chimico ha determinato un grande cambiamento nel modo di vivere degli uomini preistorici.

Il fuoco, elemento naturale che ha permesso la proliferazione del genere umano, fu scoperto circa 800 mila anni fa dall'Homo erectus, il quale tuttavia non sapeva  come utilizzarlo. Il tempo ha fatto il resto. Per decine di migliaia di anni è stato il fuoco chimico a dare un impulso eccezionale al progresso umano che è stato accelerato, negli ultimi secoli, dall’uso dei combustibili fossili che non sono rinnovabili. Questo ha permesso di dare benessere e salute ai popoli di  quei  paesi che hanno avuto la possibilità di utilizzare elevate quantità di energia. E’ evidente a tutti, dalle analisi statistiche, che l’aumento di vita media è correlato all’aumento di consumi energetici pro-capite. Ciò ha permesso all’umanità di raggiungere i 6,9 miliardi di abitanti all’inizio del 2011. E’ pur vero che, nei consumi,  c’è uno squilibrio fra il nord e il sud del pianeta ma è sicuro che la fine dell’era dei combustibili fossili porterà a squilibri ancora maggiori, a disordini sociali e a guerre. Questo significa che “attenuandosi” l’uso del fuoco chimico, il mantenimento dei livelli di benessere può essere conservato solo aumentando l’uso del fuoco nucleare, fissione o fusione che sia. Le energie rinnovabili, pur importanti, sono energie utilizzate nel passato per lo sviluppo delle società agricole. Queste energie rinnovabili hanno dato discreti contributi al miglioramento di questo tipo di società,  ma solo con l’uso massiccio di carbone, petrolio, gas e con l’avvento delle macchine è stato possibile fare un salto di qualità verso le società industriali. In queste società l’uso delle energie rinnovabili, idroelettrico a parte, ha ed avrà un ruolo marginale. In particolare il solare e l’eolico sono fonti costose, invasive, diluite, a basso rendimento e a bassa utilizzazione. C’è da aggiungere che essendo fonti intermittenti non permettono di avere una puntuale regolazione della rete elettrica che necessità di parametri costanti sia per la frequenza che per la tensione. Chi nutre speranze su queste fonti lo fa per motivi ideologici, o per ignoranza, perché la realtà industriale e la scienza dicono ben altro. Sono fonti energetiche il cui, forzato e antieconomico, sviluppo porterà i sistemi energetici italiani al fallimento con quel che ne consegue in termini di costi finali e disoccupazione. Spieghiamoci in maniera semplice con i numeri. Nella produzione di energia elettrica di quasi tutti i Paesi industriali più del 90% proviene da: carbone, petrolio, gas, nucleare e idroelettrico. A livello mondiale la produzione di energia elettrica è arrivata a 20.870 TWh nel 2010(326 TWh dei quali richiesti dalla rete elettrica  in Italia). Ebbene più del 96% proviene dalle fonti sopra citate. Quindi meno del 4% sono rinnovabili(idro escluso). Addirittura occorre evidenziare che dal 1997 al 2010 sono stati i combustibili fossili(carbone e gas in particolare)ad aumentare in contributo percentuale dal 63,1% al 66,6%(incremento +3,5%), mentre le rinnovabili, idroelettrico presente, sono passati, in 13 anni, dal 19,7% al 20%(+0,3%)nonostante un notevole incremento mondiale di aerogeneratori e pannelli fotovoltaici. Una realtà questa che si vuole ignorare. Ci si illude e si illude la gente sul futuro compito risolutorio di queste fonti parlando a volte di fantasiose percentuali a due cifre cospicue che verrebbero raggiunte al 2030-2050. Autentiche favole. La realtà è quella dei numeri citati.  Di fronte a questa realtà industriale pare ovvio che solo la fonte nucleare consentirà di attenuare gli effetti dell’esaurimento delle fonti fossili, come previsto scientificamente dalla curva di Hubbert. L’ideologismo antinucleare avrà un peso solo nei Paesi a democrazia debole multipartitica, mentre i Paesi a democrazia forte bipartitica o a governo centralizzato a partito unico non subiranno effetti di rallentamento dei loro programmi nucleari. Ciò condurrà ad un notevole divario fra le Nazioni. L’economia ha le sue regole. In Italia la disinformazione è totale e le stesse forze di governo nulla fanno per consentire un minimo di informazione. Al riguardo Enti come Enea, Cnr, Ispra, Enel, Sogin vivacchiano, forse in attesa di un miracolo energetico rinnovabile risolutivo che non ci sarà. Il mancato nucleare sarà, infatti, sostituito dal carbone e dal gas come già sta avvenendo in tutto il mondo. Due parole sull’ultimo referendum. Il referendum del 12-13 giugno 2011 è stato un abbaglio. La Cassazione ha mandato a referendum non il quesito   referendario originario  che  chiedeva  l’abrogazione dell’art. 7, comma 1, lettera D) per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare, ma l'abrogazione del comma 1 e 8 dell'articolo 5  dl 31/03/2011 n.34,   convertito   con   modificazioni   dalla legge 26/05/2011  n.75(decreto Omnibus). In pratica è stata abrogata la moratoria di un anno. Quindi il programma nucleare potrebbe andare avanti da subito, in teoria. Resta il problema politico, però. I movimenti antinucleari cavalcano i pochi gravi incidenti alle centrali nucleari nonostante che le vittime siano limitate. In particolare a Fukushima Daichii(Giappone) non ci sono state vittime grazie anche alla zona di esclusione obbligatoria di 20 km, estesa a 30 km in facoltativo. C’è un problema di radiazioni ma è localizzato.  I radionuclidi diffusi a distanza non hanno dato contributi significativi dal punto di vista sanitario. Comunque si vuole far credere che lo sviluppo dell’energia nucleare è un pericolo per la gente. Non è così. Mettiamo da parte l’emotività infantile. Atteniamoci ai fatti. La reale pericolosità delle fonti energetiche è stata valutata scientificamente dal progetto ExternE dell’Unione Europea e convalidata dall’OMS(Organizzazione Mondiale Sanità). Questo progetto dà il tasso di mortalità per TWh(miliardo di chilowattora)prodotto che è di 161 per il carbone, 36 per il petrolio, 4 per il gas e, a finire, 0,04 per il nucleare. In pratica di nucleare civile non si muore. Nel nucleare civile  il tasso di mortalità è il più basso e riguarda i rischi nelle miniere. In Italia si muore sulla strada(140.000 in 20 anni: una ecatombe), si muore in incidenti casalinghi(8.000 all’anno), si muore in incidenti ospedalieri(in media 5.000 all’anno), sui cantieri(1.200 vittime all’anno in media), ma per gli incidenti nucleari e per la gestione delle scorie radioattive, in Italia e  nel Mondo, non si muore. Purtroppo?  Questa è la realtà. Ed è questa realtà che qualcuno in Italia dovrebbe portare all’attenzione della gente, con umiltà ma anche con determinazione. Concludo dicendo che il progresso dell’umanità è stato, per migliaia di anni, determinato dal fuoco chimico e si continuerà a mantenere e migliorare la condizione umana solo attingendo al fuoco nucleare per altri migliaia di anni. Non esistono alternative.

 

Prof. Orazio Mainieri, docente di Centrali Termoelettriche all’Università della Calabria e presidente della Commissione Energia di Fare Ambiente

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