Lunedì 03 Ottobre 2011 21:35

Marchionne il Marchiano

Scritto da Salvatore Giuliano Franco

di Salvatore Giuliano Franco

Tutto da rifare, pover'uomo, un bellissimo film in bianco e nero di Eros Macchi. Ciascuno di noi è divenuto fotocopia del bravo Hans, buon padre di famiglia. Il periodo storico è la repubblica di Weimar .... (Red)

Altro che ciliegie delle Marche!  La spropositata enormità delle sue bugie è pari solo alla inadeguatezza dei nostri governanti, di centro, di destra e, peggio, di sinistra.

Hanno occhi che non vedono, orecchie che non sentono, cervelli che non intendono.

Ora il Marchiano è uscito da Confindustria! Poverino! Si sente tradito sui primi accordi.

Tratterà direttamente con le rappresentanze dei lavoratori.

E’ quello che la proprietà ha sempre voluto e sempre vorrà.

E’ il modo per piegare ai propri interessi anche il Padreterno.  Te lo immagini un salariato ridotto alla fame o un impiegato in carriera che contrasta le decisioni di chi gli da un ricco tozzo di pane?

Il Marchiano ti butta in faccia ben 136 industrie sparse su tutta la Terra, raccontandoti quanto bene ne verrà all’Italia. Col cavolo! Si comporta e si comporterà come il sempre maledetto gianni  agnelli, che ha succhiato per decenni dalle casse dello Stato, sbandierando le perdite, per investire poi i profitti solo per sé e per i suoi.

Quell’Agnello aveva denti da lupo ed era, dell’Italia, una lurida bandiera, pari solo alla faziosità e all’incapacità della sua attuale inesistente giustizia che però, già nel 1908, portò avanti fino all’esaurimento la grave denuncia al cosiddetto padre della Fiat, Giovanni Agnelli, denunciato per “illecita coalizione, aggiotaggio in borsa e alterazione di bilanci sociali.

Il Marchiano dice che Investe e investirà qualcosa in Italia, ma questo solo perché il nome e il marchio ancora valgono qualcosa; appena però, magari al Polo Sud, tra pinguini e leoni marini, licheni e muschi, e su uno strato di 1600 metri di ghiaccio, il Marchiano troverà chi lavorerà per la sua greppia pagato a sola acqua fresca e grasso di foca, egli, da buon frequentatore della Goldman Sachs, dimenticherà l’Italia e l’italiano, per parlare la sola lingua che le multinazionali conoscono, quella del loro profitto individuale e di tutti i sodali, diavoli del loro Inferno.

E allora debbo raccontarvi una storia.

Tanti anni fa, nel 1976, una società della proprietaria del mondo, l’Unilever, fece frequentare un corso, full immersion, a papabili dirigenti. Stressante ma interessante.

Un giorno fu preso in esame un “problema d’economia”: il Talidomide.

Venduto come tranquillante, blando sonnifero e farmaco anti-nausee, consigliato alle donne incinte tra gli anni 50 e 60, si rivelò poi una sostanza dagli effetti terribili.

Migliaia e migliaia di donne, in 46 paesi diversi, misero al mondo bimbi focomelici, molti con gli arti a forma di pinne di pesce, o affetti da amelia, privi cioè, totalmente, di braccia e gambe.

Il problema era valutare se sarebbe stato più conveniente non chiudere le fabbriche del Talidomide, con tutti i danni economici derivanti dal cessare della produzione, o continuarla, mantenendo il silenzio e perfezionando il farmaco fino a eliminarne tutta la tossicità.

Vi risparmio il calcolo dei costi e dei ricavi che portava, ineluttabilmente, all’accettazione di altre migliaia di poveri esseri deformi, a fronte di un monte utili stellare, come sempre lo sono quelli delle industrie farmaceutiche.

Ma non è questo ciò che certo non sorprende, a parte le valutazioni di carattere morale, ma il fatto che fu distribuita, e poi ritirata, una riproduzione dell’intera superficie terrestre dove si incrociavano ascisse ed ordinate, limitanti spazi di ca. 50 Km x 50 Km, e uno schema in cui, ad ogni spazio, veniva attribuito un valore economico da assegnare ai nascituri.

In questo modo, dando un prezzo alla vita, il conto costi e ricavi, profitti e perdite, risultava molto semplice.

Bene! E’ così che ragionano non soltanto i dirigenti della Goldman Sachs e i magnaccia delle multinazionali.

Perché, che differenza c’è tra uno che vive sul commercio delle donne o chi si arricchisce sul lavoro dei poveri? Si tratta sempre e solo di un commercio di carni, vive!

Finché nelle industrie, tra gli azionisti e gli amministratori, non entreranno, di diritto, anche quelli che ci lavorano dentro, il solo capitale sarà sempre il Moloch a cui tutto e tutti possono essere sacrificati .

E la Mercecaglia? Perché proprio di merce andata a male si parla.

Prima grufola nel  piatto che il Governo le offre e poi, come già fece il più noto e recente voltagabbana, sinonimo di fini, insegue il facile vento dell’antipolitica, come quel complessato di Diego Senzacalli, che, purché si parli di lui, comprerebbe anche il Colosseo.

Le conseguenze: la Mercecaglia  si perde il Marchiano e il Senzacalli si perde il PC.

Quanto sarebbe di conforto se tutti e 4 si perdessero per mai più tornare!

Gli indignatos che occupano Wall Street e bloccano il ponte di Brooklin hanno tutta la mia simpatia.

Non è più sopportabile che  i bancari, non più banchieri, economisti pigmei e le più screditate società di rating, condizionino la vita dei governi e le vite di tutti noi.

Forse hanno ragione quelli che operano per il totale disfacimento di questa società, una società senza più principi e sogni, e sperano in una Fenice risorgente dalle proprie ceneri!

Fui giudice popolare, nel 1984/85, al processo in Corte d’Assise d’Appello alle Brigate Rosse: molte, delle loro farneticanti dichiarazioni, troverebbero oggi conforto dalla nostra invivibile realtà.

Ma, come la Mafia, che nacque per la mancanza di una Giustizia Giusta, e per proteggere i più deboli, per poi  tradire ogni principio e porsi come “male assoluto”, (altro che quello del misero fini!), così anche le BR, alle cui condanne io contribuii serenamente e con piena coscienza, perseguivano forse, all’inizio, un filo di idealismo.

Così anche  il Comunismo, che in 80 anni ha ucciso 80 milioni di persone, nacque da un imperativo dell’animo, che pretendeva che gli uomini, ma ogni singolo uomo, valesse più del profitto.

Perché non riusciamo a cogliere ciò che di buono c’è in ogni aspirazione a migliorare e lasciamo che principi e sogni imputridiscano a contatto con la realtà?

Non so, ero pieno di rabbia contro tutti quelli che ho nominato  e tanti altri ancora, ma ora mi resta solo un greve sentimento di pietà, e di stanchezza.


ottobre 2011

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