Lunedì 03 Ottobre 2011 23:15

Capitani coraggiosi

Scritto da Maurizio Navarra

di Maurizio Navarra

La similitudine del confronto tra navigante e mare in tempesta è stata scelta in quanto ... rende meglio l'idea (Red)

In tutta onestà, sono tra coloro che sono fortemente disorientati sulla attuale congiuntura della nostra politica. E' il caso di cercare e proporre una sintesi, una analisi il più possibile avveduta e serena che possa lasciare intendere, con la massima chiarezza, la rotta che la nostra barca sta seguendo per trarsi fuori da un mare obiettivamente tempestoso.

Il ribollire di flutti nefasti che caratterizza la attuale fase di un'economia divenuta oramai globale - e di conseguenza assai difficilmente governabile dalle singole realtà statuali - non origina dalla nostra Italia. Non è neppure responsabilità dei nostri governi di sinistra o di destra, non è cosa che può essere risolta da un governo italiano, di qualsivoglia colore politico. E' una destabilizzazione che parte da lontano, forse dalle mani di poche, potenti, persone. Ciò che caratterizza noi italiani (e non solo!) in questo pericoloso vortice che attira in basso è la pesantezza del debito pubblico che, senza mezzi termini, è eccessivo e gravoso. Si potrebbe parlare, in questo specifico, di qualche responsabilità; soprattutto da parte di chi teorizzava che l'aumento del debito pubblico era un fenomeno giovevole all'economia e che quanto meno tendere al pareggio di bilancio era follia. Non voglio spendere parole su questo argomento: le responsabilità sono "diffuse" e si tratta, oramai, realmente di "latte versato".

Bene. Anzi, male! Nella antica marineria (a me piace quella delle navi ancora governate dalla vela) in situazioni di questo tipo a nessun equipaggio sarebbe mai saltato per la testa di mettersi a discutere e litigare. Nessun ufficiale si sarebbe mai neppure sognato di mettere in discussione il comandante o il timoniere. Nella nostra bella Italia non è così. Le polemiche sono aspre, non hanno fine e si concentrano tutte su un cambio di comandante che comporterebbe, come ovvia conseguenza, un fermo della politica di per lo meno sei mesi nel corso dei quali saremmo costretti tutti a navigare ancora più "a vista" di quanto si faccia già ora. Il cosiddetto "governo tecnico" è un'altra pia illusione in quanto non si vedono, nella pratica, personalità politiche capaci di creare un consenso traducibile in una maggioranza dai contorni definiti: troppi condizionamenti, troppa eterogeneità.

A questo punto, sempre mutuando la similitudine marinaresca, il nostro comandante di nave, si, si tratta proprio di quel Berlusconi che tutti vogliono essere oramai bollito e cotto a dovere, dovrebbe mostrare a colto e inclita che magari questo è il momento buono di raddoppiare la velatura, sfidare il mare grosso e imporre a tutta questa vecchia carriola scricchiolante un'andatura spedita e agile. Le riforme, accidenti! Discutiamo di riforme. Buttiamo a mare tutto il ciarpame che ci appesantisce (forse più del debito pubblico!) come il sistema fiscale, il sistema giudiziario, i legacci di ordinamenti arroccati ed obsoleti, cercando di non gettare via il pupo insieme all'acqua sporca.

Viviamo, non so se Alfano se ne rende conto fino in fondo, come la guarnigione del "Deserto di tartari" di Buzzati. Consumati dal monotono ed appiccicoso tran tran che uccide la nostra vita politica e ci rende estremamente vulnerabili, corrosi da un'invisibile morbo che consuma i nostri elementi migliori. Si dovranno chiedere sacrifici e sacrifici alla gente, chi non è pazzo ne è perfettamente consapevole. Occorrono segnali forti, esempi visibili e sicuri, tali da restituire alla nostra gente quella fiducia persa in nome di uno spirito di "casta" che avvolge e rende viscido non soltanto il mondo della politica.  Siamo a chiederci ed a chiedere se Berlusconi sarà in grado di gestire la situazione o se, al contrario, si lascerà condizionare dal coro di tante puritane e cialtronesche beghine che, si può esserne certi, predicano bene e razzolano male.

Maurizio Navarra

Ottobre 2011

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