Giovedì 13 Ottobre 2011 14:46

«Non ci fu pax mafiosa anzi varammo leggi di guerra»

Scritto da Carlo Mercuri - Messaggero

Troppe, tante fantasie di persone che si autodefiniscono "esperte" di argomenti che non conoscono. Tagliamo corto: a chi interessa asserire che tra Stato e mafia ci sia stato un rapporto al di fuori del rapporto poliziotto - bandito?  (Red)

 

da "Il Messaggero", Roma 11 Ottobre 2011

 

intervista di Carlo Mercuri

ROMA - In piena stagione stragista (l'attentato di Capaci fu nel maggio 1992) il ministro dell'Interno era Enzo Scotti, oggi sottosegretario agli Esteri. Se trattative vi furono, lui dovrebbe essersene accorto. «Sulla questione sto finendo di scrivere un libro», risponde dal suo ufficio alla Farnesina.

Il titolo?

«"La trattativa?", con il punto interrogativo. Mi raccomando, non dimentichi il punto interrogativo».

Perché trattativa con il punto interrogativo? Ci fu o non ci fu l'intesa Stato-mafia?

«Le spiego. Tradizionalmente nella lotta alla mafia si distinguono due filoni: il primo ritiene la mafia una normale criminalità organizzata che va combattuta con strumenti normali e il secondo pensa che essa sia un antistato, che va invece combattuto a tutto campo. Io appartengo a questo secondo filone».

Lei la prende molto alla lontana. Le faccio perciò un'altra domanda citando una sua stessa affermazione. Lei disse, due anni fa: «C'è stato sempre in Italia un atteggiamento sottotraccia di chi diceva che era bene che la mafia non facesse stragi, perciò occorreva lasciarle fare i suoi piccoli affari». Può spiegare meglio?

«Le farò degli esempi. Quando istituimmo la Procura antimafia il presidente dell'associazione magistrati, Raffaele Bertoni, disse che era essa stessa una cupola mafiosa. Perfino Borsellino, qualche giorno prima di morire, fece un discorso in cui sostenne di aver firmato una lettera contro la Superprocura e le procure distrettuale».

Che significa?

«Mi lasci continuare. Qualche mese fa ho deposto davanti alla Commissione antimafia e ho affermato che i Corpi di Polizia erano contrari all'istituzione della Direzione investigativa antimafia. L'ex prefetto Serra ha confermato che era vero. Magari in buona fede, dicevano: abbiamo già i nostri Corpi specializzati, perché farne altri? Io invece dicevo: occorre mettere insieme tutte le conoscenze».

Dunque ha avuto ragione lei.

«Guardi, io ho sempre detto con forza: no alla Pax mafiosa, altro che trattative. Sotto la mia gestione del Ministero dell'Interno furono varate tutte le più importanti leggi antimafia, dai pentiti al riciclaggio, dal carcere duro allo scioglimento dei consigli comunali. Fu una legislazione di guerra, altro che trattative. Quando la Cassazione mise in libertà i capi della mafia con una sentenza sulla decorrenza dei termini, noi facemmo un decreto legge che Cossiga disse che era un mandato di cattura. Eravamo sul filo del rasoio della costituzionalità, ma io non potevo permettere che andassero fuori quelli condannati nel maxiprocesso Falcone».

Quindi, riepilogando: non ci fu alcuna trattativa Stato-mafia. Ma lei esclude responsabilità di tipo individuale?

«Responsabilità individuali ci possono essere state da parte di chi ha pensato, dopo le stragi efferate di quegli anni, che sarebbe stato meglio attenuare l'attenzione nei confronti della mafia. Ci può essere stato chi, in buona fede, ha voluto allentare lo scontro o cercare qualche contatto».

E' un atteggiamento pericoloso. O no?

«Pericolosissimo. E' l'atteggiamento di chi dice: il crimine è inestirpabile, noi conviviamo con il crimine perciò conviviamo anche con la mafia. Io invece dico: la mafia non è un'impresa criminale qualsiasi, è un'organizzazione che per esistere ha bisogno di sostituirsi allo Stato. Perciò ripeto: non può esservi pax mafiosa».

Carlo Mercuri - ottobre 2011

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