di Maurizio Navarra
Alla radice di questa manifestazione di oggi, sabato 15 ottobre, c'è il malessere che avvolge per lo meno un paio di generazioni dei nostri giovani, un coacervo di situazioni a loro nettamente sfavorevoli che finisce per ghettizzarli e sospingerli in un vero e proprio "limbo" all'interno del quale si vive veramente male, con pochissime prospettive di vita. Tutta questa gente si è autodefinita con il termine "indignato" che è una nobile e addomesticata versione di un termine dialettale diffuso in tutta la nostra penisola, certamente più crudo e che renderebbe meglio l'idea. Al lettore il piacere di individuarlo.
E' scattata una molla potente e nessuno la potrà contenere facilmente in ogni paese di questo nostro mondo. I "grandi" della finanza mondiale parlano di debito, di disavanzo, di debito pubblico, di rating e non convincono più nessuno. Il loro linguaggio tecnico, quasi criptico e volutamente fumoso per le persone normali, non lascia più nessuno stupito o incantato, non è più una barriera sufficiente a giustificare la mai sufficientemente spiegata necessità di sacrifici e di rinunzie.
Per parlare chiaro. Alcune organizzazioni, fissate in un empireo asettico ed irraggiungibile, decidono che un paese, una industria, una banca hanno perso e/o affievolito la loro affidabilità; a questo punto "il mercato" reagisce e mette in opera un complesso meccanismo di vendite ed acquisti di prodotti finanziari che impoverisce qualcuno e, per semplice legge di contrappasso, arricchisce altri. Quando si ascolta o si legge che il mercato ha "bruciato" miliardi, infatti, non vuol dire che sono stati presi quattrini e gettati nell'inceneritore, piuttosto vuol dire che qualcuno - magari bene informato - ha tempestivamente comperato o venduto guadagnando cifre esattamente corrispondenti a quelle dichiarate "bruciate". Qualche meraviglia apprendere che i padroni veri di queste complesse organizzazioni sono tra i più potenti investitori del mondo?
Questo giochetto (per chi scrive una versione appena più complessa del gioco delle tre carte) , è chiaro, viene fatto realmente sulla pelle delle persone le quali, pur apparentemente fuori da questa logica, finiscono con l'essere costrette a "pagare il conto" facendo arricchire chi ricco lo è già abbastanza, forse troppo. I giovani, poi, finiscono con il pagare il conto più salato. Siamo così arrivati realmente al lumicino e qualcuno ha deciso che a questo gioco non ci vuole giocare più. Benedetti giovani! E' sempre sulle loro spalle il peso delle grandi variazioni e la scelta di percorsi nuovi, mai attraversati da altri.
Come si fa a non voler bene ai giovani e a non rimanere incantati dalla loro straordinaria voglia di vivere?
Un nuovo pericolo, come se già non bastassero i problemi che ci sono, si addensa su questo spezzone di mondo cercando di sottrarre loro anche la possibilità di protestare, di essere irriverenti sino alla sguaiataggine, di essere spontanei ed imprudenti. Le loro manifestazioni non hanno "servizi d'ordine" efficaci e quindi sono facilmente infiltrabili da minoranze violente, organizzate, i cui appartenenti usano nascondere il volto: a denunciare apertamente che la loro provenienza non è assolutamente chiara e limpida. Non ci sarebbe da stupirsi se queste "minoranze" in modo più o meno consapevole si trovassero mobilitate proprio da chi ha interesse a non fare chiarezza.
Da questi deboli, debolissimi giovani, forse da compiangere più che da disprezzare, c'è da tenersi lontani. In tutti i sensi.
Maurizio Navarra
Ottobre 2011








