Lunedì 24 Ottobre 2011 21:35

Dual use

Scritto da Giorgio Prinzi

di Giorgio Prinzi

 

Ecco un settore scientifico, industriale e commerciale nel quale occorre più che mai fare chiarezza. Ignorare un problema, spesso, rende complici! (Red)

Anche di recente, a seguito della “crisi” libica, sono tornati d’attualità coinvolgimenti passati dell’Italia in “intrighi” internazionali, tra i più gravi dei quali l’addestramento nel nostro Paese di Abdul Khan, padre della bomba atomica pachistana e successivamente “signore” del traffico clandestino di tecnologie nucleari militari.

Secondo quanto rivelato nei mesi scorsi dal New York Times, la definitiva uscita da questo genere di coinvolgimenti ebbe come luogo simbolo Taranto, dove nell’ottobre del 2003 venne dirottato il mercantile tedesco “Bbc China”. Trasportava, tra le altre cose, cinque casse piene, invece che delle dichiarate pompe idrauliche, di componenti per realizzare centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. Si scoprì che il traffico aveva centro in Sud Africa, dove al largo delle coste la nave fece naufragio nell’ottobre dell’anno successivo.

Sarà un caso, ma la Germania, ritenuta avere fornito all’Iran importanti apparecchiature laser utilizzabili in avanzatissime tecnologie militari nucleari, pianifica oggi di uscire, sia pure non da subito, dal nucleare. Germania e Francia, pilastri economici in Europa, sono oggi Paesi in piena crisi. Ambedue, per motivi diversi, ma magari solo perché “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”. E i motivi del “vuolsi” potrebbero essere gli stessi per entrambi. La ricerca su internet deve essere fatta in inglese, ma si trovano riscontri in rapporti di Enti attendibili.

Fantapolitica? Dietrologia? Pochi ricordano in tema la dirompente intervista del 18 agosto 1986 concessa al settimanale “Panorama” dal generale Ambrogio Viviani, Capo del Controspionaggio militare dal 1970 al 1974, in cui affermava che “Argo 16”, un aereo militare che per ordine del Governo italiano aveva restituito al mandante dei terroristi che intendevano abbattere con un missile lanciato da un terrazzo di Ostia un aereo di linea israeliano in fase di decollo da Fiumicino, sarebbe stato fatto brillare per rappresaglia dal Mossad sui cieli di Tessera, con a bordo lo stesso equipaggio che aveva fatto da vettore per i terroristi impuniti. Nel 1999 la Corte d'Assise di Venezia sentenziò che la caduta dell'aereo doveva essere imputata ad un incidente.

Strana coincidenza, fa naufragio, sia pure dopo un decennio, anche la nave da crociera “Achille Lauro” sequestrata da un gruppo terroristico palestinese che si macchiò dell’abominevole uccisione del turista statunitense invalido di origine ebraica Leon Klinghoffer. Vi fu il seguito di Sigonella e del “Dear Bettino”, che poi ebbe alcune traversie, ovviamente non correlate. Ed ancora, sembra essere stato fatto brillare da una bomba, come illustrato da una per me convincente perizia tecnica, il DC-9 “Itavia” precipitato al largo di Ustica. L’inchiesta giudiziaria parla ancora di abbattimento da parte di un missile, anche se il “testimone”, come in gergo viene chiamato il simulacro ricostruito con i pezzi recuperati, non presenta traccia di impatto e di scoppio di questo tipo. Secondo la citata documentata perizia l’ordigno sarebbe stato allocato nel vano porta salviette della toilette. In quel punto i tubi presentano le classiche caratteristiche di tranciamento con sublimazione, plastificazione e schiacciamento a forte pressione tipiche di uno scoppio. Tra le varie ipotesi formulate per la “caduta” si è parlato di traffici di materiali nucleari con la Libia, quindi di un’altra ipotetica rappresaglia in differita da un non sinora definito mandante.

Con questi precedenti ben si comprende la sensibilità verso il problema del Governo e degli operatori del settore a seguito della ratifica di un “Protocollo Aggiuntivo” al Trattato di non Proliferazione Nucleare, integrato da un specifica normativa dell’Unione Europea, che estende i controlli sugli usi finali di prodotti con impiego potenzialmente bivalente (sia pacifico che bellico) sinora in libero commercio e senza restrizioni per l’esportazione. L’Ente su cui impernia nel nostro Paese la nuova normativa è il Ministero dello Sviluppo Economico, sul cui sito, alla pagina web http://www.mincomes.it/dualuse/dualuse.htm, si possono trovare tutte le informazioni al riguardo e persino scaricare i moduli relativi alle pratiche da seguire.

Rientrano nella nuova normativa prodotti di ampia commercializzazione, per i quali. proprio per il diffuso impiego di uso comune se non addirittura con finalità sanitarie ed umanitarie, sinora non erano state introdotte limitazioni od imposta alcuna tracciabilità sugli usi finali effettivi. L’innalzamento del livello di allarme su una potenziale recrudescenza del terrorismo ha portato a redigere una nuova normativa, che prevede sanzioni anche di natura penale, di cui sembra in Italia le aziende produttrici e gli esportatori non abbiano preso affatto coscienza.

Su questo aspetto ha richiamato l’attenzione la dottoressa Myriam Ramella del Ministero dello Sviluppo Economico che nella sua relazione ad un convegno sull’argomento svoltosi martedì 18 ottobre al Centro Ricerche Enea della Casaccia ha reso noto che la lettera specifica al riguardo inviata a tutte le aziende interessate non ha avuto risposta da parte di nessuna di essa, nonostante le dichiarate intenzioni del Ministero, responsabile per la concessione delle autorizzazioni all’esportazione, di svolgere una funzione di guida e di supporto e non sanzionatoria e tanto meno repressiva.

In realtà a fini terroristici per realizzare armi di distruzione di massa a basso o bassissimo costo non sono sensibili le tecnologie nucleari classiche, ma principalmente quelle che si basano sull’utilizzo a fini bellici ad ampio effetto sulla popolazione bersaglio derivanti dall’uso distorto di normali e diffusi prodotti chimici, alcuni di persino impiego di impiego corrente in campo sanitario, agricolo, alimentare. Ad esempio, al Qaeda sarebbe in grado di estrarre dai semi di ricino, una pianta diffusissima dai cui semi, con spremitura a freddo, si ricava l’olio di fascista memoria, ma, con un processo mediante opportuno solvente e laboratorio chimico adatto al trattamento di sostanze particolarmente pericolose, è possibile estrarre una proteina contenuta nella cuticola interna del rivestimento legnoso dei semi (fagioli di ricino, per la somiglianza al noto legume), contro cui non è conosciuto alcun rimedio e che ha effetto sia inalata, che ingerita o per semplice contatto. I sintomi si manifestano nell’arco di 24 ore; la morte sopravviene tra i 3 e i 15 giorni. La dose mortale è quella estraibile da una decina di semi.

Come appare chiaro da questo esempio è indispensabile rendere tracciabili tutti i prodotti che possano avere uso duale, bivalente sia di pace che di guerra, onde evitare che sofisticate apparecchiature destinate a combattere malattie pericolose vengano acquistate sotto questa copertura e utilizzate invece per produrre economicissime armi di distruzione di massa, le cosiddette “atomiche dei poveri”. Di ancora maggiore importanza è la tracciabilità e l’uso finale di composti chimici, nel caso in questione quel solvente, che magari risulta di comune impiego per processi industriali utili e produttivi, o di composti chimici, precursori (una sorta di mattoni) ad esempio per produrre fertilizzanti, ma anche “mattoni” utilizzabili per realizzare altrettanto economiche sostanze mortali e per questo impiegabili su larga scala da organizzazione terroristiche strutturate. In base a quanto riportato in un commento redatto per un’altra testata giornalistica (http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=12742&Itemid=50) sull’evoluzione organizzativa e di strategie di al Qaeda, questo pericolo è divenuto reale ed immanente e la redazione di un protocollo aggiuntivo e di normative europee specifiche contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa ne sono la conferma istituzionale.

In realtà, non è il settore nucleare a risultare da questo punto di vista il più sensibile, perché una bomba atomica non la si costruisce in cantina e soprattutto non la si realizza con oneri economici estremamente contenuti. Il settore nucleare è tuttavia, anche per le ragioni pregresse a cui facevamo cenno in apertura, il “nervo scoperto” del dibattito sulla sicurezza e forse proprio per questo è stato il primo a mobilitarsi e a fare il punto sull’argomento. L’iniziativa al riguardo è stata presa da Enea, con un convegno internazionale svoltosi presso il Centro Ricerche della Casaccia sul tema “Impegni nazionali per il rispetto del Protocollo Aggiuntivo all’Accordo di Verifica, il controllo dei materiali dual-use e materiali radioattivi”, che ha visto l’Ente impegnato al più alto livello con la partecipazione diretta ai lavori dell’ingegner Giovanni Lelli, Commissario Enea.

Le due sessioni in cui si sono svolti i lavori sono state organizzate e presiedute dal fisico dottor Francesco Troiani del Centro Enea di Saluggia, Presidente di Nucleco, e dall’ingegner Massimo Sepielli del Centro Enea della Casaccia, Responsabile del settore nucleare dell’Ente e delle attività ad esso connesse. Erano presenti rappresentanti di Iaea, l’agenzia internazionale delle Nazioni Unite che ha compiti di sorveglianza in materia, e di Euratom, che ha integrato le nuove normative nell’ottica europea. Questi relatori hanno illustrato il nuovo quadro normativo e dei controlli internazionali per la sua effettiva applicazione.

Molto pragmatiche ed avvincenti (qualcuno dei presenti ha parlato di tecnica espositiva da romanzo giallo) le relazioni di Troiani e di Sepielli, dalle quali, proprio per il riferimento narrativo a casi reali tra cui uno finito con denunzia penale da parte della Procura che aveva sottoposto il caso alla perizia tecnica dell’Enea, sono risultati estremamente chiari i compiti affidati all’Ente e l’approccio con cui vengono esplicati. Nel caso riferito dal dottor Troiani si trattava di componenti “misteriosi”, poi risultati essere flange di immissione per turbine a gas “dual use”, la cui esportazione con procedure che avevano attirato l’attenzione dell’Agenzia delle Dogane, era stata all’origine del sequestro e dell’indagine giudiziaria conclusasi con l’incriminazione. L’ingegner Sepielli ha fatto riferimento specifico anche ai contesti pregressi in cui in un quadro normativo molto più elastico ed aperto alla circolazione delle conoscenze dell’attuale, quello che all’epoca rientrava nelle normali relazioni tra le comunità scientifiche di vari paesi, ha finito con il favorire la proliferazione nucleare. Anche in base a queste esperienze, come appunto dicevamo, sono state varate le nuove norme internazionali, che sono e devono essere intese finalizzate alla sicurezza ed al mantenimento della pace, o, almeno, al contenimento del rischio della proliferazione di armi di distruzione di massa, tra cui anche quelle nucleari ma non solo, il cui embargo totale di tecnologia ambivalente riguarda solo due Paesi, l’Iran e la Corea del Nord, per gli altri le nuove normative si limitano alla garanzia della non elusione dell’uso finale.

I criteri adottati per classificare i vari prodotti sono stati illustrati dall’ingegner Giorgio Giorgiantoni di Enea Casaccia, che guida il gruppo specifico che si occupa dell’argomento. La classificazione in libera esportazione e con esportazione vincolata ad autorizzazione dipendono spesso da poche caratteristiche che differenziano le tipologie in catalogo, quali la temperatura di esercizio, i consumi specifici, la caratteristica di resistere ad alcuni tipi di corrosione od altro. Queste informazioni vengono inserite nei codici che contrassegnano i prodotti ai fini fiscali per l’esportazione, per cui il non adempiere alla richiesta preventiva per i prodotti classificati ad uso bivalente può portare all’immediato blocco della partita e a sanzioni nei casi meno gravi, a procedimenti penali in quelli più gravi, sino al coinvolgimento in responsabilità di terrorismo internazionale qualora l’omessa tracciabilità sugli usi finali comporti un uso criminale del prodotto esportato.

Al convegno erano presenti con relazioni che hanno illustrati i compiti specifici sia l’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che i Vigili del Fuoco, i quali svolgono rispettivamente compiti di tutela ambientale e di protezione civile, soprattutto in riferimento alle cosiddette “fonti orfane”, materiale radioattivo di provenienza ignota disperso nell’ambiente. Di recente tali fonti orfane sono state rinvenute tra i rifiuti urbani di Napoli, utilizzati allo scopo improprio di smaltire materiale radioattivo. In una mostra organizzata nell’ambito del convegno erano in esposizione le strumentazioni utilizzate, compreso un laboratorio mobile avanzatissimo dei Vigili del Fuoco.

Una relazione sugli aspetti e le implicazioni militari è stata tenuta dal maggiore Massimiliano Russo del Cisam, Centro Interforze Studi Applicazioni Militari del Ministero della Difesa. Erano quindi presenti al convegno tutti gli Enti interessati, tecnici, giuridici, autorizzativi, di prevenzione, militari. Brillava l’assenza più volte stigmatizzata, delle aziende e degli esportatori, che possono andare incontro a seguito di comportamenti omissivi a gravi conseguenze secondo precise responsabilità, alcune introdotte proprie con le recenti norme.

Per questo sono stato pregato, in considerazione della mia duplice veste di tecnico, con la quale ho partecipato al convegno, e di operatore dell’informazione, con cui ho redatto questo articolo, di svolgere opera di sensibilizzazione, cercando di fare recepire la questione alle rappresentanze di categoria, in primis Confindustria, perché svolgano azione di sensibilizzazione nei confronti dei propri iscritti.

Al fine di fugare timori su un presunto rischio di burocratismo, nel corso della sua relazione la dottoressa Ramella ha più volte ribadito che il Ministero dello Sviluppo Economico intende svolgere una funzione di supporto e, nei limiti del consentito, di aiuto alle aziende ed all’esportazione, non un’azione di viscosità burocratica e tanto meno sanzionatoria e repressiva. Questo richiede che gli interessati prendano visione (si trova tutto, compresa la modulistica necessaria, alla pagina web http://www.mincomes.it/dualuse/dualuse.htm) delle nuove normative internazionali e si adeguino ad esse. La legge non ammette ignoranza o deroghe in un campo estremamente sensibile, quale quello delle tecnologie ambivalenti e dei rischi di un uso finale diverso delle medesime.

Giorgio Prinzi

ottobre 2011

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