di Maurizio Navarra
Una nota poesia del Giusti ben si attaglia a certe roboanti prese di posizione.
Oplà! Un’abile e ben preparata giravolta e il nostro caro e simpatico Rutelli, uno dei personaggi più glamorous della nostra politica, entra con agile leziosità nel partito di Casini. Il progetto politico è addirittura roboante ma, ahimè, è l’ennesima volta che viene servito a mo’ di minestra riscaldata all’attenzione dell’elettorato: la riproposizione di un “grande centro” di sapore neodemocristiano.
Ritengo, personalmente, che la nostra classe politica dovrebbe avere un maggior senso del pudore (politicamente inteso, è ovvio, ma in momenti come questo è opportuno chiarire) ed un maggior senso della coerenza. Il problema che si pone non è dappoco. Ma davvero noi italiani meritiamo una siffatta classe politica dirigente? Mi arrovello nel cercare la soluzione, metto a dura prova il mio paio di neuroni, gli unici che accettano di occuparsi di politica, dolorosamente rimbalzando nel mio cervello, e poi il resto del mio apparato neuronale, mosso a pietà, interviene e mi propone una soluzione. Si badi bene, una soluzione già trovata nel 1841 da Giuseppe Giusti. Non mi rimane altro che riproporla al lettore rammentando, con la poesia, un arboriano invito: “meditate, gente, meditate!”.
Maurizio Navarra
Roma: mercoledì 28 ottobre 2009
Il Re Travicello
Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
e piego i ginocchi;
lo predico anch'io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!
Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:
ma subito tacque,
e al sommo dell'acque
rimase un corbello
il Re Travicello.
Da tutto il pantano
veduto quel coso,
«È questo il Sovrano
così rumoroso?»
(s'udì gracidare).
«Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?
Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:
sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello».
Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.
Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello.
Là là per la reggia
dal vento portato,
tentenna, galleggia,
e mai dello Stato
non pesca nel fondo:
che scienza di mondo!
che Re di cervello
è un Re Travicello!
Se a caso s'adopra
d'intingere il capo,
vedete? di sopra
lo porta daccapo
la sua leggerezza.
Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello
a un Re Travicello.
Volete il serpente
che il sonno vi scuota?
Dormite contente
costì nella mota,
o bestie impotenti:
per chi non ha denti,
è fatto a pennello
un Re Travicello!
Un popolo pieno
di tante fortune,
può farne di meno
del senso comune.
Che popolo ammodo,
che Principe sodo,
che santo modello
un Re Travicello!








