Lunedì 03 Maggio 2010 11:59

Rutelli o Re-Travicelli?

Scritto da Administrator

di Maurizio Navarra

Una nota poesia del Giusti ben si attaglia a certe roboanti prese di posizione.

Oplà! Un’abile e ben preparata giravolta e il nostro caro e simpatico Rutelli, uno dei personaggi più glamorous della nostra politica, entra con agile leziosità nel partito di Casini. Il progetto politico è addirittura roboante ma, ahimè, è l’ennesima volta che viene servito a mo’ di minestra riscaldata all’attenzione dell’elettorato: la riproposizione di un “grande centro” di sapore neodemocristiano.

Ritengo, personalmente, che la nostra classe politica dovrebbe avere un maggior senso del pudore (politicamente inteso, è ovvio, ma in momenti come questo è opportuno chiarire) ed un maggior senso della coerenza. Il problema che si pone non è dappoco. Ma davvero noi italiani meritiamo una siffatta classe politica dirigente? Mi arrovello nel cercare la soluzione, metto a dura prova il mio paio di neuroni, gli unici che accettano di occuparsi di politica, dolorosamente rimbalzando nel mio cervello, e poi il resto del mio apparato neuronale, mosso a pietà, interviene e mi propone una soluzione. Si badi bene, una soluzione già trovata nel 1841 da Giuseppe Giusti. Non mi rimane altro che riproporla al lettore rammentando, con la poesia, un arboriano invito: “meditate, gente, meditate!”.

Maurizio Navarra

Roma: mercoledì 28 ottobre 2009

 

Il Re Travicello

di Giuseppe Giusti

 

 

 

Al Re Travicello

piovuto ai ranocchi,

mi levo il cappello

e piego i ginocchi;

lo predico anch'io

cascato da Dio:

oh comodo, oh bello

un Re Travicello!

Calò nel suo regno

con molto fracasso;

le teste di legno

fan sempre del chiasso:

ma subito tacque,

e al sommo dell'acque

rimase un corbello

il Re Travicello.

Da tutto il pantano

veduto quel coso,

«È questo il Sovrano

così rumoroso?»

(s'udì gracidare).

«Per farsi fischiare

fa tanto bordello

un Re Travicello?

Un tronco piallato

avrà la corona?

O Giove ha sbagliato,

oppur ci minchiona:

sia dato lo sfratto

al Re mentecatto,

si mandi in appello

il Re Travicello».

Tacete, tacete;

lasciate il reame,

o bestie che siete,

a un Re di legname.

Non tira a pelare,

vi lascia cantare,

non apre macello

un Re Travicello.

Là là per la reggia

dal vento portato,

tentenna, galleggia,

e mai dello Stato

non pesca nel fondo:

che scienza di mondo!

che Re di cervello

è un Re Travicello!

Se a caso s'adopra

d'intingere il capo,

vedete? di sopra

lo porta daccapo

la sua leggerezza.

Chiamatelo Altezza,

ché torna a capello

a un Re Travicello.

Volete il serpente

che il sonno vi scuota?

Dormite contente

costì nella mota,

o bestie impotenti:

per chi non ha denti,

è fatto a pennello

un Re Travicello!

Un popolo pieno

di tante fortune,

può farne di meno

del senso comune.

Che popolo ammodo,

che Principe sodo,

che santo modello

un Re Travicello!

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