di Fiorella Ialongo
A quanto pare, vedremo cosa riuscirà a fare il governo "dopo Berlusconi" per risolvere questo problema assillante. (Red)
Una delle cause della bassa crescita in Italia è la condizione dei
giovani. Poche opportunità, disoccupazione, precarietà, bassi redditi
ed insufficiente welfare sono le difficoltà da affrontare e che si
sono accentuate con la crisi scoppiata nel 2008. Le nuove generazioni
sono frustrate in quanto costrette a ricorrere in numero sempre
maggiore agli aiuti delle famiglie. Questa solidarietà inoltre,
rischia di indebolirsi poiché la povertà economica dei nuclei con
figli è aumentata. Il malessere dei giovani di fronte a questa
situazione è giustificato ed ha provocato ripetuti appelli a loro
favore da parte di personaggi autorevoli come quelli del Presidente
Giorgio Napolitano e del Presidente della BCE Mario Draghi. Questi
moniti hanno avuto larga eco sui media, la politica italiana ne ha
parlato molto, tuttavia li ha trattati sovente più come esercizio di
retorica che come base di un’agenda per individuare decisioni e
risorse. Per evitare l’immobilità sociale sono necessarie misure
strutturali: eliminare un insieme di vincoli e limiti alla concorrenza
ed all’attività economica; favorire l’attività delle imprese;
sostenere un tasso di accumulazione del capitale fisico ed umano più
alto. E’ necessario riequilibrare anche il rapporto tra opportunità
occupazionali e prospettive di reddito che attualmente è notevolmente
a favore degli adulti riducendo i settori protetti. Queste riforme,
per essere attuate, richiedono una politica “alta”, in grado di
governare con senso di responsabilità ed una visione ampia, che guardi
ai giovani veramente come al futuro del Paese. Nei prossimi mesi, a
seconda se prevarranno gli interessi settoriali o l’interesse
generale, il Governo mostrerà il valore che attribuisce alle nuove
generazioni.
Fiorella Ialongo
novembre 2011








