Mercoledì 09 Novembre 2011 11:11

Eurosentenza: la scienza è al servizio dell’embrione e non delle case farmaceutiche

Scritto da Fiorella Ialongo

Una sentenza molto chiara, da condividere in pieno. (Red)

 

Greenpeace ha avviato una battaglia legale con lo scienziato tedesco

Oliver Brustle che si è conclusa con la sentenza della Corte di

giustizia europea che sancisce il divieto di brevettabilità per

l’utilizzo di embrioni umani a fini industriali e commerciali. Con

questa decisione non si vieta di fare ricerca, come affermano alcune

associazioni, o la commercializzazione, bensì si proibisce solo il

“copyright” dei risultati. Viene negata una tutela giuridica che

garantisce l’esclusività economica e, di conseguenza, alti guadagni

per le case farmaceutiche.

La sentenza della Corte ha creato un’ampia convergenza sulla

promozione di campi di ricerca più etici tra laici, cattolici e

protestanti e costringe la ricerca ad interrogarsi sui mezzi e sugli

obiettivi da perseguire alla luce del fatto che questo pronunciamento

rappresenta un punto di svolta nel diritto europeo. L’interpretazione

è stata estensiva in quanto i giudici si sono richiamati alla dignità

ed all’integrità del corpo umano. Per rispettare questi principi la

nozione di embrione è stata intesa nel senso più ampio possibile.

Costituisce un aggravante del divieto la sua distruzione ed in

particolare la sua apposita formazione a questo obiettivo.

E’consentita la sperimentazione sull’embrione solo nel caso si

intervenga a suo beneficio. Il verdetto, inoltre, sancisce la tutela

della vita fin dall’inizio stabilendo, di conseguenza, la vita come un

unico processo, che inizia con il concepimento, di contro alle teorie

che distinguono le differenti fasi dell’embrione per giustificarne

l’uso. L’eurosentenza evita possibili rivendicazioni di proprietà

sulla fase iniziale di esseri umani e implicitamente invita ad

utilizzare altre tecniche come la riprogrammazione delle cellule

adulte del paziente che può originare cellule di qualunque tipo con le

caratteristiche dello stesso paziente. Oltre all’euro sarebbe

auspicabile che l’U.E. finanziasse anche una ricerca biomedica

ispirata al sociale ed al low cost.

Fiorella Ialongo

novembre 2011

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