Una sentenza molto chiara, da condividere in pieno. (Red)
Greenpeace ha avviato una battaglia legale con lo scienziato tedesco
Oliver Brustle che si è conclusa con la sentenza della Corte di
giustizia europea che sancisce il divieto di brevettabilità per
l’utilizzo di embrioni umani a fini industriali e commerciali. Con
questa decisione non si vieta di fare ricerca, come affermano alcune
associazioni, o la commercializzazione, bensì si proibisce solo il
“copyright” dei risultati. Viene negata una tutela giuridica che
garantisce l’esclusività economica e, di conseguenza, alti guadagni
per le case farmaceutiche.
La sentenza della Corte ha creato un’ampia convergenza sulla
promozione di campi di ricerca più etici tra laici, cattolici e
protestanti e costringe la ricerca ad interrogarsi sui mezzi e sugli
obiettivi da perseguire alla luce del fatto che questo pronunciamento
rappresenta un punto di svolta nel diritto europeo. L’interpretazione
è stata estensiva in quanto i giudici si sono richiamati alla dignità
ed all’integrità del corpo umano. Per rispettare questi principi la
nozione di embrione è stata intesa nel senso più ampio possibile.
Costituisce un aggravante del divieto la sua distruzione ed in
particolare la sua apposita formazione a questo obiettivo.
E’consentita la sperimentazione sull’embrione solo nel caso si
intervenga a suo beneficio. Il verdetto, inoltre, sancisce la tutela
della vita fin dall’inizio stabilendo, di conseguenza, la vita come un
unico processo, che inizia con il concepimento, di contro alle teorie
che distinguono le differenti fasi dell’embrione per giustificarne
l’uso. L’eurosentenza evita possibili rivendicazioni di proprietà
sulla fase iniziale di esseri umani e implicitamente invita ad
utilizzare altre tecniche come la riprogrammazione delle cellule
adulte del paziente che può originare cellule di qualunque tipo con le
caratteristiche dello stesso paziente. Oltre all’euro sarebbe
auspicabile che l’U.E. finanziasse anche una ricerca biomedica
ispirata al sociale ed al low cost.
Fiorella Ialongo
novembre 2011








