Giovedì 10 Novembre 2011 10:11

Indignati si, violenti no

Scritto da Fiorella Ialongo

di Fiorella Ialongo

Noi non siamo, non potremo mai essere dalla parte della violenza, comunque ed ovunque manifestata. (Red)

 

Alle manifestazioni di piazza con le proposte e non con le molotov

La manifestazione del 15 ottobre da giornata di protesta è diventata

occasione di guerriglia urbana. Ad ammetterlo sono stati gli stessi

indignati che avrebbero voluto sfilare pacificamente contro la crisi

economica ed invece hanno visto consumare il corteo in breve tempo.

Quello che rimane è l’amarezza perché la violenza è sempre sbagliata.

L’aggressività, a Roma come in Val di Susa, sembra aver preso il

sopravvento sui pacifisti che non riescono ad esprimere un vero

leader. Certo, non si richiede una copia in carta carbone di Gandhi,

ma un personaggio che sappia associare la politica all’etica, un

idealista pratico, un pensatore. E’ difficile organizzare una

resistenza non violenta che combatta le ingiustizie con una

discussione ed una educazione civica che parta dalla base. Essa può

essere spinta in alcune frange verso il nichilismo. La visione del

mondo dei black bloc è più ampia della conoscenza delle tecniche di

eversione urbana, include anche la teoria, si ispira all’antropologia

radicale. La società, di conseguenza, è vista come un contenitore

vuoto che si può riempire solo con la rabbia che produce violenza. Un

individualismo esasperato che genera povertà umana. Questa

impostazione di pensiero ha delle ripercussioni anche in economia

assumendo i contorni di una protesta anticapitalista globale che vede

come antitetici la democrazia ed il mercato. Il secondo ha delle leggi

che per loro natura danneggiano il popolo. E’ una tesi che sottovaluta

sia le interdipendenze a livello internazionale, sia le difficoltà di

finanziare lo Stato, compreso quello sociale senza ricorrere ad aiuti

esterni. La crisi non si risolve con la demonizzazione dei mercati.

“Rifiutare il sistema” fa parte della dialettica della storia, ma non

si può dimenticare che l’uomo si sviluppa e si perfeziona nella

società. Solo se la rabbia sarà canalizzata in un progetto politico

coerente otterranno un cambiamento. In caso contrario le loro critiche

di sopraffazione mentale e fisica contro le strutture del potere

saranno valide anche e soprattutto contro di loro.

 

Fiorella Ialongo

novembre 2011

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