di Laura Valvo
In questo attuale scenario politico-sociale, la notizia di una trasgressione da parte di un rappresentante delle istituzioni risveglia una presunta questione morale.
Ma in tutto questo “strombazzare”, in questa cassa di risonanza mediatica, non si tiene conto del risvolto umano della vicenda , sia verso la famiglia, sia verso la persona in questione.
Questa tanta reclamata libertà di stampa è diventata libertà di linciaggio, dove tutti si arrogano il diritto di dare ogni notizia con la dovizia di particolari (e chi più ne ha più ne metta), che rasenta la morbosità nell’intento di colpire di più l’attenzione della pubblica opinione, rendendosi responsabile dell’attività di sciacallaggio da parte di chi intende procurare notizie anche ricattatorie.
L’accaduto in questione, posta in certi termini, diventa più grande dell’uomo stesso che l’ha provocato, perché, non volendo dare un giudizio, possiamo dire che il peccato dell’uomo sta nella sua “debolezza” di pensiero.
La debolezza di pensiero si attua in ogni manifestazione della vita, e non solo dal punto di vista sessuale, perché con le nostre passioni, le nostre brame, siano esse di potere o di cupidigia, l’uomo si rende schiavo di se stesso.
In questo dilagare dell’omosessualità e di ogni sorta di deviazione l’umanità sta vivendo la sua decadenza, la sua involuzione, senza rendersi conto che il fenomeno si può arginare solo con un pensiero forte, pieno di volontà, affinché si riappropri della sua vera anima.
Non mi associo all’opinione che Piero Marrazzo abbia addotto una presunta malattia per agevolare il suo vice nella successione all’incarico, ma realmente credo, volendomi immedesimare nella vicenda, che l’uomo Marrazzo, non stia realmente nelle giuste condizioni psico-fisiche, in termine medico.
Quando ognuno di noi vuole giustificarsi per un errore commesso ci diciamo: “Errare è umano”.
Perché non suscitiamo in noi, nel nostro animo, il sentimento di compassione verso l’altro?
Laura Valvo
Roma: mercoledì 28 ottobre 2009








