di Maurizio Navarra
Il sistema giudiziario si è sempre posto al di fuori della gente comune, in passato dandosi autorità con parrucche incipriate magari indossate su teste completamente calve. Oggi vi sono pronunciamenti che sembrano emessi con un cappello a sonagli su teste completamente vuote.
Assolutamente fantastico! Viviamo, i miei pochi lettori lo sanno benissimo, in un periodo storico che ogni giorno, ogni momento, riserva sorprese straordinariamente belle ed interessanti. Non c’è che l’imbarazzo della scelta per scegliere un argomento di conversazione, ma la mia attenzione non riesce ancora ad essere distolta dalla recente sentenza della Corte Europea di Strasburgo che è lì, vigile ed occhiuta, a salvaguardare tutti i giorni (festivi compresi, ritengo) i diritti dell’uomo.
E di cosa va ad occuparsi questa Corte? Attivata da una coppia di genitori italiani che sono enormemente preoccupati che i loro figli a scuola possano trovare attaccato alla parete un Crocifisso, la Corte si riunisce, medita, raffronta, elabora ed alla fine di tanto lavoro dichiara che l’Italia su questo argomento è in torto e che sarebbe diseducativa l’esposizione del Crocifisso nelle scuole, anche perché a scuola vanno pure non credenti e persone di altre religioni che non condividono il cristianesimo. Ma poi, ha commentato qualcuno, la nostra Repubblica è laica, non confessionale e, di conseguenza questo simbolo religioso ove esposto in un luogo pubblico, che come tale è tempio di laicità, è veramente fuori posto.
Giustissimo, dico io. Una decisione saggia, moderna, perfettamente in linea con quanto oggi viene propinato da tutti i mezzi di comunicazione. Ma come, non appare anche a voi fuori luogo esporre il simbolo di un tale che simboleggia la valorizzazione di concetti come lealtà, povertà, sacrificio, umiltà, onestà e coerenza? Quale messaggio vogliamo trasmettere ai nostri figli costringendoli a vedere tutti i giorni questo spettacolo? Non vi accorgete che potremmo disorientarli e portarli assolutamente fuori strada? I nostri figli devono vivere in questo mondo, in un mondo nel quale i valori che fanno riferimento a Gesù davvero non contano nulla. I nostri figli si devono addestrare ad altre cose, devono raggiungere altri obiettivi. Come faranno, se seguono l’esempio di questo ostinato signore palestinese nato e vissuto oramai due millenni fa, a partecipare con profitto al grande fratello? Non pensiamo neppure che possano un giorno approdare all’isola dei famosi, per carità.
E poi, questo fatto di voler essere cristiani a tutti i costi proprio non mi va giù. Siamo o non siamo in un mondo multietnico, multimediale, proiettato al futuro più che riflessivo sul passato? Identità cristiana? Ma come, c’è ancora qualche sconsiderato che parla di identità cristiana? Ma non era questo un concetto superato, relegato in soffitta dall’illuminismo e definitivamente cancellato dallo statalismo? Quando sento nominare la parola “cristiano” mi viene l’orticaria da allergia e bene si sono comportati i nostri legislatori europei che hanno fatto muro per impedire che questo concetto potesse infiltrarsi nei principi informativi della costituzione europea.
Ho sentito, a questo punto una risata irriguardosa, certo proveniente da una persona retrogada e retriva. Cosa dice? Propone di sostituire il Crocifisso con squadra e compasso. Davvero? Cosa dice? No, guardi, non è il mio pensiero ed io non mi sognerei mai di dire che si sente chiaro e nitido l’odore di loggia massonica. Ma come si permette lei? Le esibisco un cartellino giallo. La invito al silenzio e, magari, la faccio condannare dalla stessa Corte di Strasburgo a vedere trentatre puntate di Beautiful e magari altrettante puntate di Sex and City per trovare un più consono atteggiamento etico e morale. Non insista altrimenti … Cartellino rosso e conseguente condanna a vedere a giorni alterni Santoro e Fede con l’aggiunta di una intera trasmissione della De Filippi. Cosa dice ancora? Piuttosto si converte all’Islam? Ecco. Non ci siamo ancora, ma vedo che lei si è messo sulla buona strada. Ora, se si vuole proprio perfezionare in modo definitivo non le rimane che farsi una bella striscia di coca (quest’anno fa molto chic!) e finalmente decidere di uscire da quel suo sempre voler essere etero a tutti i costi …
No. Per me no. Io sono del secolo scorso, oramai. Sono cresciuto a “Ombre rosse” e “Don Camillo e Peppone”, mi arrovellavo per scegliere tra la Lollo e la Loren (nei miei sogni adolescenziali) e in certe cose non mi ci ritrovo. Per niente. Vi invidio, forse. Per me è troppo tardi. Ho davanti agli occhi il viso di Fernandel/Don Camillo, ho davanti agli occhi la sua solitaria processione incontro al fiume per proteggere il piccolo paese dalla furia della natura … ho davanti a me il rispetto di tutta la parte “rossa” del paese che si sentiva protetta, davanti al simbolo del Cristo, da quelle braccia drammaticamente aperte. Ecco. Io posso essere quello che porta il Crocifisso o quello che si toglie il cappello in senso di rispetto al suo passaggio. Certamente il Cristo lo voglio vedere, anche nei luoghi pubblici perché in sua presenza mi sento più garantito e difeso.
Maurizio Navarra
Roma: sabato 7 novembre 2009








