Lunedì 28 Novembre 2011 21:34

DURBAN

Scritto da Franco Battaglia

di Franco Battaglia

 

Come al solito, quando i numeri sono numeri e vengono letti per il verso giusto ... qualcuno rimane scoperto. C'è da chiedersi se è in virtù di queste valutazioni che molti importanti Paesi si stanno "sfilando" dagli accordi (Red)

 

Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine: il semel in anno etc. non vale più, dacché godiamo ogni anno di ben due carnevali. Quello che, tipicamente, cade in febbraio, e le cui tradizioni si perdono nella notte dei tempi; e quello della settimana che cade, tipicamente, in tardo autunno, e resa anch’essa di carnevale da quasi 20 anni. Trattasi della settimana della Conferenza delle Parti (Cop), quando migliaia di sfaccendati e centinaia di giornalisti si accodano al seguito dei grandi del pianeta, i quali si danno appuntamento col fantasioso scopo di stabilire le modalità con cui ridurre le emissioni di CO2. Quella di quest’anno, la Cop17, si tiene a Durban in Sudafrica. Quella dell’anno scorso, a Cancun, forse v’è sfuggita, ma sicuramente non avrete dimenticato quella di Copenhagen del 2009, ove, davanti ad un mondo attònito e incredulo, i grandi del pianeta, imbacuccati in pellicce d’ermellino e sommersi da metri di neve, chiedevano/promettevano interventi per contrastare il riscaldamento globale. La neve fu così tanta da obbligare Obama ad abbandonare la Cop15 e tornarsene rapidamente a Washington, pena l’impossibilità di farlo per giorni, almeno via aereo. Ciò non di meno, i cronisti dell’epoca riportarono fedelmente gli strali di Barack contro il riscaldamento globale causato dalle attività umane. Che – sia ben chiaro – è una menzogna sesquipedale, che non diventa verità per il solo fatto che ce la ripetano, ormai fino alla nausea, da 20 anni. «Coi 390 ppm di oggi, la concentrazione atmosferica di CO2, il principale gas-serra, mai è stato così alto ieri come negli ultimi 300/10.000/100.000/900.000 anni», dicono (mentitori diversi diranno intervalli temporali diversi).

 

Tanto per cominciare – prima menzogna – la CO2 non è il principale gas-serra. Questo è l’acqua, che contribuisce all’effetto serra per quasi il 95%. Poi, almeno il 90% della CO2 presente in atmosfera è d’origine naturale. La CO2 d’origine antropica è uno iota rispetto ai gas-serra che sarebbero comunque presenti, con o senza attività umane. Gli stupidi credono che sia esattamente questo iota ciò che sconvolgerebbe il clima. Siccome, come disse quello, due sono le cose infinite – l’universo e la stupidità umana, e della prima non ne siamo sicuri – gli stupidi non vanno sottovalutati, giacché siamo la maggioranza. Però chiediamoci: è vero che questo iota ha reso la concentrazione atmosferica di CO2 alta come non mai?

 

No, questa è, piuttosto, la seconda menzogna. Costruita ad arte manipolando i dati di concentrazione di CO2 in bolle d’aria intrappolate nei campioni di ghiaccio da carotaggi eseguiti ai poli. Concentrazioni di CO2 misurate in diverse “fette” tagliate da queste “carote” conterrebbero informazioni indirette sulla concentrazione atmosferica di CO2 in diversi anni passati. Il condizionale è d’obbligo ma, anche fosse vero, è un fatto storico che queste misurazioni avevano rivelato una concentrazione atmosferica di CO2 nel 1891 che 1) era superiore a quella che si poteva misurare direttamente nel 1954, e 2) uguagliava quella misurata direttamente, 83 anni dopo, nel 1974. I “ricercatori” s’inventarono, senza giustificazione alcuna, che la CO2 nel ghiaccio doveva essere esattamente 83 anni più giovane dell’acqua che la intrappolava: tutti i dati dai carotaggi furono così shiftati di 83 anni! Inoltre, come accennato, vi sono seri dubbi sulla attendibilità di quanto si inferisce da queste misure, giacché quelle inferenze poggiano su molte assunzioni arbitrarie. Per esempio, che nessuna fase liquida è presente nel ghiaccio se le temperature medie annuali sono inferiori a –24 C: invece acqua liquida è comunemente presente nei ghiacci artici anche alla temperatura eutettica di –73 C.

 

La terza menzogna riguarda l’occultamento dei dati di misure dirette. Vi sono oltre 100 lavori che raccontano una storia completamente diversa sulla concentrazione atmosferica di CO2 nel periodo 1812-1961. Durante il quale oltre 9000 misure eseguite in 43 diversi siti hanno testimoniato come essa è variata tra 150 e 450 ppm, toccando tre momenti di massimo,  negli anni 1820, 1855 e 1940. Insomma: è semplicemente falso che i 390 ppm di oggi siano senza precedenti. In tutti i casi, i momenti di massimo hanno seguito (e non preceduto) aumenti di temperatura globale. Ed è ancora più falso che eventuali aumenti possano compromettere il clima e la vita.  Non foss’altro per il fatto che vi fu una rigogliosa vita, pur in tempi geologicamente lontani, quando la concentrazione di CO2 atmosferica era non 1,4 volte ma anche 500 volte maggiore della concentrazione che i falsari climatici ci vogliono far passare come “pre-industriale”.

 

In nome di questo colossale falso scientifico gli sfaccendati di cui sopra hanno trovato qualcosa di cui occuparsi. A Durban si riuniscono per la 17ma volta. Il che sta a significare una cosa: tutte le Cop precedenti sono state un fallimento. Da parte nostra è dalla Cop6 all’Aja, nel 2000 (cioè da quando chi scrive collabora col Giornale), che pronostichiamo il fallimento di tutte le Cop. Anche quella di Durban lo sarà, visto che nessuna azione potrà essere intrapresa per ridurre le emissione di alcunché. Più precisamente, nessuna azione potrà essere intrapresa per evitare che le emissioni aumentino. Come di fatto è stato. Pensate, il protocollo di Kyoto si prefiggeva di diminuire le emissioni dei Paesi industrializzati del 6% (cioè del 3% a livello globale) rispetto alle emissioni del 1990. Una riduzione che, pur insignificante ai fini della presunta volontà di governare il clima, i grandi del mondo – gli stessi che ci regalano questo carnevale extra – non hanno saputo conseguire. Per dire: rispetto a quelle del 1990, le emissioni sono oggi aumentate del 5% in Europa, del 15% in Nordamerica, del 30% in Africa, del 50% in Sudamerica e del 100% in Medioriente e Asia. Nel complesso, il mondo emette oggi il 30% in più che nel 1990.

 

A parte il fatto che a fronte di quanto detto è da 10 anni che le temperature medie globali stanno debolmente decrescendo (a dimostrazione ulteriore, se mai ce ne fosse il bisogno, dell’assenza di alcuna correlazione tra attività umane e clima), il punto cruciale che i grandi del mondo si rifiutano di capire è che nessuna azione potrà essere intrapresa per ridurre le emissioni di alcunché. Il perché è di una semplicità disarmante. Richiederebbe sforzi titanici una riduzione anche solo del 6%: posto che gli attuali 300 GW elettrici nucleari evitano, appunto, il 6% delle emissioni, una riduzione di un ulteriore 6% richiederebbe il raddoppio del parco nucleare mondiale, cioè si dovrebbero impegnare 1000 miliardi e costruire 300 nuovi reattori nucleari. Ma i reattori nucleari in costruzione sono, nel mondo, appena 60. I fessi col botto vorrebbero raggiungere i loro fantasiosi obbiettivi col fotovoltaico (Fv). Orbene, produrre 300 GW elettrici col Fv richiederebbe un impegno economico di 20mila miliardi, ma il budget su cui i grandi del mondo hanno finora litigato in tutte le Cop precedenti (senza raggiungere alcun accordo, come dimostra il fallimento di quei consessi) è stato finora dell’ordine di 100 miliardi.

 

Per chiudere in linguaggio tecnico: clima governato dall’uomo e green economy sono colossali puttanate. C’è qualcuno disposto a dirlo a Durban?

 

Franco Battaglia

da Il Giornale - novembre 2011

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