di Stelio W. Venceslai
Pazienza. In buona sostanza un invito alla pazienza che, tanto per cambiare, debbono avere i cittadini. Oplà! Dal cappello a cilindro del mago Napolitano è uscito, invece del solito coniglio, un governo di tecnici. Resta da vedere quali e quanti condizionamenti dovrà accettare. (Red)
Il Governo Monti si presenta al Parlamento. E’ un governo nuovo, con facce nuove, il meglio, forse, dell’intellighenzia intellettuale ed universitaria italiana. Un governo di tecnici.
Fermamente voluto dal Presidente Napolitano, ha spazzato via Berlusconi e schiacciato le velleità della sinistra. Cambia un’epoca? Forse. Vediamo perché.
Innanzitutto, questo è un Governo del Presidente della Repubblica. Si invoca il precedente del governo Ciampi ma, in realtà, è tutt’altra cosa. Forse, un regime presidenziale non sarebbe male.
Costituzionalmente vi può essere qualche dubbio, ma nella situazione d’emergenza del Paese, era una necessità improrogabile, piaccia o non piaccia ai puristi del diritto.
In secondo luogo, l’impotenza del governo Berlusconi era, ormai, sotto gli occhi di tutti. Lasciamo stare le battute, le gaffes, le vicende giudiziarie, le esitazioni ed i proclami roboanti. Dietro si è nascosto il nulla e, quanto alla crisi che ci sta mettendo in ginocchio, la menzogna, nel negarla, e la debolezza nel contrastarla, sono emerse con brutale chiarezza. Quando la barca affonda, i topi scappano. E molti sono fuggiti ed altri ancora erano in procinto di farlo. In fondo, è stata una drittata abbandonare la patata bollente in altre mani. Almeno, c’è un po’ di tempo per rassettare un partito che fa acqua da tutte le parti.
In terzo luogo: l’opposizione. Se una politica c’è stata è stata quella di tirare palle di fango sul fantoccio Berlusconi ma, a parte questo esercizio, cretino e delirante, non sono mai emersi né una proposta né un disegno costruttivo. Divisi e rabbiosi, polemici e noiosi, il solo collante che univa l’opposizione era l’anti berlusconismo. Oltre questo, il nulla.
Ciò che emerge da tutta questa storia è che la nostra classe politica ha clamorosamente fallito. Ha fallito la maggioranza, quando per anni, potendo cambiare il Paese, si è baloccata sugli interessi del Premier, ha fallito l’opposizione, che non è stata in alcun modo in grado di dire qualcosa di serio, opponendosi a qualunque velleità di riforma. Ma, soprattutto, ciò che è evidente che è che nessuno si è reso realmente conto della gravità della situazione in cui ci siamo cacciati, nel contesto d’una gravissima crisi economica internazionale.
Adusi da un cinquantennio a farsi i loro interessi con i voti degli Italiani, i nostri politici non sono riusciti neppure a percepire la necessità di intervenire per salvare il salvabile, cominciando, tanto per dare l’esempio, con la cancellazione dei loro privilegi. Un governo tecnico fa comodo a tutti. Nessuno ne è politicamente responsabile e, soprattutto, nessuno dei nostri Soloni ignoranti si troverà a dover decidere su questioni di cui capisce poco o nulla. In tal modo, se ne sono lavati le mani.
La questione, adesso, è che tipo di programma presenterà il neo Presidente Monti. Se sarà a tarallucci e vino, abbiamo scherzato tutti ed il tracollo del Paese è imminente. Se, invece, come credo, sarà un programma di sacrifici e di tagli, come dovrebbe essere, c’è da chiedersi chi lo approverà in Parlamento.
Il ritorno dell’ICI sulla prima a casa e la patrimoniale sono avversati fieramente dal centro destra. Se nel programma Monti vi fossero queste misure, voterebbero contro?
Se fossero proposte delle modifiche sostanziali all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori ed al sistema pensionistico (e le pensioni d’anzianità (la linea del Piave del PDl), le sinistre voterebbero contro?
Se le destre o le sinistre votano contro, si sfascia tutto. Se votano a favore, perché non averlo fatto prima? Di qui si dimostra la inconsistenza della capacità politica della nostra classe dirigente.
Quanto durerà questo Governo? Difficile a dirsi, ma se una cosa è certa è che i Partiti hanno bisogno di riflettere e di rivedere la loro politica o saranno spazzati via da forze nuove e diverse che, in vario modo, spesso confuso, si stanno organizzando nel Paese.
C’è voglia di cambiamento e d’innovazione. Non è da questa gente con la medaglietta di parlamentare che può venire la soluzione. Deve venire da fuori, visto che sono incapaci di pensare al futuro dei loro elettori.
Il Paese è in fermento ed in difficoltà crescenti. Una ulteriore stretta economica strozzerebbe definitivamente gran parte delle nostre piccole e medie imprese, prosciugherebbe i già magri bilanci delle famiglie, ridurrebbe ulteriormente la scarsa liquidità esistente. Se tutto questo servisse a qualcosa, nonostante tutto, la stretta sarebbe la benvenuta. Ma sarà così?
L’Europa e il mondo ci chiedono di raddrizzare l’economia, di ridurre gli sprechi, di contenere il debito pubblico. Sono temi vecchi che si sono incancreniti da decenni. Ora, i nodi sono tutti al pettine, difficili da sciogliere e dolorosi.
Chi pagherà? Solo quelli di sempre? La misura è abbastanza colma perché ciò accada senza traumi. Le prossime elezioni saranno il banco di prova della volontà effettiva degli elettori di continuare ad essere turlupinati dai loro rappresentanti. Sarà un momento cruciale nella storia repubblicana, perché, come si è già detto, con questo governo si profila una svolta fatale per il tradizionale sistema politico italiano.
Auguriamoci che i partiti perdano la faccia e che il Governo Monti sopravviva ed operi. Occorrono misure drastiche, urgenti ed efficaci.
Protesteranno tutti, ma il Paese potrebbe seguirlo, quello vero, quello che non appare in televisione, che non pubblica articoli pensosi sul maggioritario, che non fa dibattiti rumorosi ed inutili, ma che lavora, ogni giorno, per quattro soldi, che paga le tasse, mugugnando, ma le paga, che fa la fila davanti alle ASL e che s’inventa il lavoro nero per potersi pagare una pizza. Tutte cose che i nostri politici ignorano o non fanno.
Il Paese reale è sano, almeno fino a quando non perderà la pazienza.
Stelio Venceslai
Roma, 17 novembre 2011.








