Gentile Presidente,
di Giuseppe Blasi
Una lettera garbata, alla vigilia di conoscere cosa nasconde la manovra di Monti per tutti noi cittadini. (Red)
Avevo predisposto questo mio scritto non appena avuta notizia della Sua nomina a senatore a vita. Mi apparve di tutta evidenza una geniale mossa giocata dal Presidente della Repubblica sul grande scacchiere internazionale con la quale è stato inviato un rassicurante e chiaro messaggio. Ora che Lei ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Italiana l’incarico di formare il nuovo governo, incollo un virtuale francobollo per la spedizione.
Lei, è portatore di una indiscussa professionalità in grado di guidare una compagine eterogenea “inventata” e, spero, commisurata alla gravità della situazione. Sono parimenti certo che di questa compagine governativa faranno parte “tecnici” di altissimo livello in grado di tenere a bada quei pochi “politici” che sono rappresentanza di più ampio ventaglio che negli ultimi decenni non hanno dato buona prova di sé e dei quali il popolo italiano grandemente diffida.
Mi perdoni l’ardire, ma Le scrivo sperando nella Sua benevola attenzione, non per dare suggerimenti sulle cose da fare per salvare questo Paese dalle aggressioni interne ed esterne per le quali non ho né la Sua competenza né la conoscenza del quadro d’insieme all’interno del quale Lei dovrà muoversi. Abbiamo già fin troppi “competenti” e non è il caso di aggiungerne altri più modesti come il sottoscritto. Quindi nelle frasi che seguono non troverà alcun suggerimento che invada i campi dell’economia piuttosto che la politica del lavoro o della politica estera. Anche le politiche per il cosiddetto rilancio le lascio tutte sulle Sue spalle e su quelle dei Suoi ministri.
Consideri questo invece, Signor Presidente del Consiglio, un memo, un sollecito a non dimenticare di fare ciò che ritengo invece stia particolarmente a cuore al popolo italiano che suppongo, si appresti a vivere un ennesimo periodo di ristrettezze e sacrifici che, sembra un caso, si rincorrono con passo cadenzato e a intervalli regolari ad ogni generazione.
Ricordo ancora manovre e “una tantum” del periodo del conflitto arabo-israeliano (anno 1974) con le nostre città al buio per risparmiare petrolio (che ancora bruciamo nelle nostre centrali e speriamo che ci duri ancora); ricordo il momento della svalutazione del 1992 seguita a improvvide dichiarazioni da parte governativa sulla insolvibilità dell’Efim e sui suoi debiti verso banche estere che questa (e con essa lo Stato) non avrebbe potuto pagare. E siamo così, dopo circa venti anni (ah, questi ventenni italiani!) ai giorni nostri che dobbiamo ancora vivere.
Per tornare quindi al nostro “memo” Signor Presidente, Le vorrei ricordare l’aspirazione dei cittadini a vedere tagliati significativamente i costi della politica ancora prima di vedere tagliata la propria capacità di acquisto o più semplicemente la capacità di poter mantenere le proprie famiglie e i propri figli. E quindi, Signor Presidente, Le rammento di dimezzare il numero dei parlamentari; legge questa che si può immediatamente proporre e far approvare prima di nuove elezioni che, se si svolgessero ora, confermerebbero gli attuali esuberanti numeri dei rappresentanti del popolo, che invece ne vorrebbe di meno e che vorrebbe costassero anche meno. Loro e i loro apparati di macchine e guardaspalle oltre che di palazzi in affitto a canoni esosi. Senza dimenticare, beninteso stipendi e vitalizi che sono ben al di sopra di quelli della media, in questa Europa sempre pronta a bacchettarci.
Poi, Signor Presidente, Lei certamente è a conoscenza che l’altro provvedimento che gli italiani vorrebbero è l’abolizione delle province. Si tratta quindi di predisporre in tempi brevi il disegno di legge costituzionale. Pensi a quanti palazzi il popolo italiano non dovrebbe più mantenere in termini di personale, di pulizie, di riscaldamento e condizionamento. Per non parlare degli arredi, delle automobili, delle spese tipografiche per inutili pubblicazioni. L’Italia, si è sempre detto, è il paese che per prima ha inventato i Comuni. Diamo loro quindi l’importanza che meritano, lasciamo che dialoghino, cittadini e autorità comunali, direttamente con la regione. Ne guadagneranno i conti pubblici e la trasparenza e semplificazione amministrativa.
Possiamo inoltre raccomandarLe, Presidente, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti? Veda, non è qualunquismo, non attentato alla democrazia, quanto un provvedimento derivante da un altro necessario e indifferibile risparmio da perseguire in tempi di vacche magrissime, forse addirittura sull’orlo dell’anoressia. E poi questi, come tutti noi che lavoriamo, dovrebbero andare sul mercato del consenso dei cittadini che sarebbero artefici così della loro democrazia.
Ecco, il mio piccolo memo finisce qui. Anche perché, stringato così come è si ricorda meglio e più facilmente. Per il resto, per tutti gli altri sprechi e rivoli all’interno dei quali scorre il denaro pubblico per poi diventare un fiume in piena, Lei ne è certamente a conoscenza e sono convinto che si spenderà per porvi rimedio.
Veda Presidente, se Colui che l’ha preceduta avesse realizzato anche in parte quanto Le sto raccomandando, allora molto gli sarebbe stato “condonato” e non solo dai “traditi” cittadini che ripetutamente lo votarono, e oggi a Lei non sarebbe toccata questa immane fatica. Ma così è, la realtà è ben altra e opprimente.
Allora, se accanto a tutto il resto che Le toccherà di fare, vorrà e potrà aggiungere queste poche ma grandi cose, credo che il popolo italiano La seguirà con consapevole spirito di sacrificio e Lei potrà essere annoverato tra i novelli padri della novella Patria che si configurerà con migliori tratti a seguito di nuove elezioni, da tenere magari con diversa legge elettorale, alla scadenza del Suo alto mandato.
E poi, chissà, potrebbe anche essere che il destino Le riservi un percorso inverso rispetto al Suo di neo senatore a vita che potrebbe diventare così, per alti meriti, Presidente della Repubblica, capovolgendo un tradizionale percorso.
Con osservanza unitamente ad anticipati ringraziamenti,
GIUSEPPE BLASI
novembre 2011








